La contraddittoria Germania degli Anni Venti è protagonista di una mostra a Monaco di Baviera

Fino al 27 settembre 2026 la Nuova Oggettività tedesca è al centro di una grande retrospettiva alla Lenbachhaus. Se ne ripercorre l’avventura artistica tra la Repubblica di Weimar e l’ascesa del nazismo

A Long-Distance Call: Scenes from the Weimar Republic alla Lenbachhaus di Monaco di Baviera è una grande retrospettiva che racconta gli anni della Repubblica di Weimar attraverso le opere, fra i vari artisti, di Käte Hoch, Heinrich Hoerle, Karl Hubbuch, Gabriele Münter, Christian Schad, August Sander. L’arte, che oltre a innovare la società è anche capace di osservarla, ha raccontato quegli anni drammatici, ha scavato nelle angosce morali e nelle sofferenze fisiche del popolo tedesco. Molti artisti avevano combattuto nelle trincee, avevano vissuto di persona la quotidianità di fango e proiettili, e quelli che erano sopravvissuti dovevano combattere una nuova battaglia per riadattarsi alla vita civile; il disagio della società era anche il loro.

Inaugurazione della mostra dedicata alla Nuova Oggettività. A Long-Distance Call: Scenes from the Weimar Republic, Lenbachhaus Munich, 2026. Ph: Simone Gänsheimer
Inaugurazione della mostra dedicata alla Nuova Oggettività. A Long-Distance Call: Scenes from the Weimar Republic, Lenbachhaus Munich, 2026. Ph: Simone Gänsheimer

La Nuova Oggettività in mostra a Monaco di Baviera

Eppure, in questo clima così difficile, il mondo dell’arte poté godere di un’ampia libertà e ciò permise la nascita di numerosi movimenti artistici d’avanguardia, che a loro volta si inserirono in un clima di politiche progressiste di gestione museale, buona educazione scolastica in fatto di arte e fiorente dibattito critico. La nuova mostra della Lenbachhaus, realizzata in collaborazione con il Münchner Stadtmuseum, racconta e analizza un quindicennio d’arte nel quale il movimento della Nuova Oggettività, in quanto arte politica e “coscienza civile della Germania, esaminava criticamente la società della Repubblica di Weimar ed esprimeva talvolta solidarietà con l’ideologia socialista. Ma la Nuova Oggettività si caratterizza anche per l’oscillazione fra la vita quotidiana e il distacco dal mondo, la consapevolezza della tradizione e la modernità, inquietudine e fiducia nel progresso.

I contraddittori Anni Venti della Germania raccontati alla Lenbachhaus

Paradossalmente, gli Anni Venti furono un periodo vivace dal punto di vista artistico, poiché pittori e scultori avvertivano la necessità di un radicale cambiamento del punto di vista da cui raccontare la realtà, ma anche per trovare maniere espressive attraverso cui esprimere l’inesprimibile, appunto la sofferenza della guerra – la prima su scala mondiale, con pesanti contraccolpi psicologici anche sulla popolazione civile. Non fece eccezione la Repubblica di Weimar, nata nel 1919 sulle ceneri dell’Impero tedesco, con la vita quotidiana della Germania del primo dopoguerra stretta fra le tensioni sociali e circondata da scorci urbani dominati dal razionalismo dell’architettura Bauhaus. Era quello il fondale su cui si muove una società nuova, caratterizzata dall’emergere di una figura femminile particolarmente emancipata, almeno nelle grandi città. Ma fu un’emancipazione che si scontrò con le sofferenze di una società da ricostruire, dove la prevaricazione era pane quotidiano e non c’era posto per la solidarietà.

Il ritratto di un’epoca: dipingere la nuova società tedesca

Borghesi arricchiti, impiegati, donne in pelliccia o in tubino di seta, veterani disabili, mendicanti, prostitute, donne lavoratrici, disoccupati: sono le figure quotidiane di un “teatro sociale che sottolinea le contraddizioni dei ruggenti Anni Venti. Con disuguaglianze del genere, le strade delle città divengono un amaro teatro dagli onnipresenti colori scuri, dove gli individui si sfiorano senza riconoscersi, chi perso nelle proprie tragedie, chi spinto dalla fretta, chi chiuso nell’indifferenza. La mostra documenta la Repubblica di Weimar concentrandosi prevalentemente sul ritratto e sviluppandosi come la narrazione sociale di un’epoca. La ritrattistica, come un’ideale galleria teatrale, è specchio della società nata dal sentire della nuova epoca, e come questa sordida, fredda, con un fondo di malvagità. Ecco, quindi, scorrere una platea di personaggi sottilmente inquietanti, volti racchiusi nelle cornici come elementi in una tavola periodica, classificati con interesse quasi scientifico, in un momento storico in cui il metodo della classificazione è molto diffuso.

Le opere in mostra alla Lenbachhaus di Monaco

Particolarmente intensi e drammatici i ritratti femminili, metafora di un’Europa umiliata e incenerita, eppure ancora piena di voglia di vivere, anche sull’orlo del baratro, anche rischiando il ridicolo o l’abiezione. Scegliendo la ritrattistica, la mostra si sofferma sui dettagli umani di quel composito mosaico, propone una miriade di storie personali più o meno dolorose, capitoli di altrettanti drammi brechtiani, e dispiega, dipinto dopo dipinto, il dramma dell’intera Europa. L’opera cardine della mostra, cui si ispira il titolo, è quella in cui Käte Hoch ritrae l’amico Erich Müller-Kamp mentre parla al telefono alla sua scrivania. E oggi, a distanza di quasi un secolo, cosa potrebbe dire Erich Müller-Kamp, insieme agli altri sfortunati personaggi del dramma di Weimar? La fragilità nascosta delle democrazie si è tragicamente rivelata in Germania nel 1933, con la nomina di Hitler a cancelliere. Emblematica, per capire le tensioni che affliggevano la Repubblica di Weimar, la caricatura Heil Hitler, di George Grosz: eseguita già nel 1930, prefigura l’ascendente del Führer su una società smarrita e sofferente.

Niccolò Lucarelli

Monaco di Baviera // fino al 27 settembre 2026
A Long-Distance Call: Scenes from the Weimar Republic
LENBACHHAUS – Luisenstrasse, 33
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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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