La musica è una delle più antiche forme di magia, dice la musicista Jolanda Moletta in quest’intervista

Dall'esperienza dream pop alle esplorazioni soliste tra ritualità, tecnologia indossabile e simbolismo, la cantante e artista multimediale Jolanda Moletta esplora la voce come ponte tra visibile e invisibile, la natura e il subconscio. L’abbiamo intervistata

Jolanda Moletta è una compositrice, polistrumentista e artista multimediale. Alla guida per un decennio del suo progetto dream pop She Owl, con cui ha pubblicato diversi album ed EP insieme al compagno Demian Endian – lei autrice, voce, piano, loop e percussioni, lui chitarra e cori – formatosi a San Francisco e spostatosi tra Berlino e l’Italia, si è esibita in molti Paesi e festival europei per poi concentrarsi sul suo percorso solista sperimentale.

Ritratto di Jolanda Moletta. Ph: Giorgio Violino
Ritratto di Jolanda Moletta. Ph: Giorgio Violino

Jolanda Moletta: la voce, la tecnologia e il linguaggio del subconscio

Dotata di una estensione di tre ottave, la sua voce è il mezzo principale con cui crea composizioni senza parole, integrando l’elaborazione dal vivo controllata da dispositivi indossabili con immagini simboliche, alla ricerca di un linguaggio che comunichi con il subconscio. Accanto al potere della voce, unisce l’elemento visivo-simbolico creando film-documentari, collage-foto e performance visive, occupandosi di ogni dettaglio.

Rituali sonori, visioni e il simbolismo della natura nella musica e nell’arte di Jolanda Moletta

Moletta considera la voce umana un ponte tra visibile e invisibile, un atto sacro capace di evocare mondi altri con un impatto positivo sulle nostre vite. Le sue performance – da lei definite Sonic and Visual Spells ovveroincantesimi sonori e visivi” – sono rituali collettivi universali che attingono da archetipi comuni a tutte le culture. Cresciuta tra le Alpi italiane e il Mar Ligure, ha sviluppato un approccio filosofico che nasce dall’esperienza immersiva nella natura, con i suoi cicli, la luna, i miti, il folkore, il paesaggio e l’archeologia simbolica del femminile: sirene, ninfe d’acqua, spiriti che abitano soprattutto grotte.

La discografia recente e i festival

Nel 2021 pubblica Nine Spells, ispirato dalle sue antenate attraverso vecchie fotografie e racconti di famiglia e presentato al festival olandese Le Guess Who? Segue nel 2024 Sea-swallowed Wands co-firmato con la polistrumentista australiana Karen Vogt e entrato nelle classifiche ufficiali del Regno Unito. Nel 2025 Night Caves è accompagnato da una serie di collage fotografici e da un film ricco di simboli e immagini di grotte sotterranee, un viaggio negli inferi per una trasformazione alchemica interiore. Nel 2026 pubblica Oceanine, dove collabora con cantanti donne costruendo layers con le loro voci cui affianca la sua. Tra le esibizioni il Seeyousound Festival di Torino 2026, festival che le aveva già riservato una menzione speciale nel 2024, e il festival gotico portoghese Extramuralhas 2026. Qui in anteprima il suo ultimo video correlato all’album Oceanine.

Intervista a Jolanda Moletta

La tua definizione di arte.
L’arte per me è tecnica al servizio dell’intuito, è sensibilità che attinge dal mare invisibile dell’ignoto. Tradurre in immagini, in suoni, in parole le visioni che nascono ai confini della mia quotidianità è come raccogliere una pietra focaia sott’acqua, lasciarla asciugare al sole ed estrarne una scintilla.

La tua definizione di musica.
Considero la musica, e in particolare il canto, una delle più belle e antiche forme di magia, un linguaggio universale capace di creare, non soltanto di ricreare. L’essenza dell’universo stesso, onde e particelle, è paragonabile al suono e noi, comunicando, ascoltando, emettendo e riverberando suoni, partecipiamo alla sua composizione.

Ti definisci una “artista”?
Cerco di vivere artisticamente, poeticamente ogni giorno: occorre l’abilità dell’artigiano e la vocazione del mago (dei tarocchi), ma anche la sapienza dell’alchimista intento alla sua opera.

L’opera di arte visiva che più ami.
Le pitture rupestri nelle grotte di Lascaux. Appartengono a un’epoca che precede la distinzione, la separazione netta tra arte, religione, aldiquà e aldilà che oggi consideriamo e diamo per scontate. Sicuramente non esisteva un confine universalmente accettato (ossessivamente tracciato) tra sogno e realtà, piuttosto si trattava di una sovrapposizione di percezione e visione, alla ricerca di una coincidenza tra le due in uno spazio sacro: dal buio di quelle grotte, il ventre materno della Terra, sogno e realtà si incontravano dando origine al sacro, all’arte, alla spiritualità e alla ritualità. Ancora oggi, quelle pitture sulle pareti non paiono tanto una testimonianza, un ricordo visivo, quanto un richiamo, un incantesimo atto ad evocare le creature che venivano ritratte.

La canzone che più ami.
In questi mesi ho ascoltato e studiato soprattutto i canti di Hildegard von Bingen. In questo momento non posso fare a meno di O Rubor Sanguinis.

I tuoi recenti progetti.
Oceanine, uscito quest’anno: si tratta di un lavoro collettivo che ospita undici voci di donne, tutte cantanti e artiste incontrate lungo la mia carriera musicale e che ammiro umanamente e artisticamente. Ho chiesto a ciascuna una piccola registrazione, un frammento vocale, un seme da coltivare per dar vita a composizioni in cui diverse registrazioni sovrapposte della mia voce sostengono e valorizzano la loro. La condivisione e la creazione di questo album hanno richiesto molto tempo ma sono risultate un periodo intenso e bellissimo.

Un ricordo della tua vita.
La prima volta che ho visto l’Oceano Pacifico in California. Sono cresciuta accanto al nostro Mar Mediterraneo, ero abituata a determinati confini e orizzonti. Improvvisamente tutte le mie frontiere acquatiche e celesti, le mie idee di estensione e vastità sono state spazzate via dell’Oceano e da quel cielo più grande di tutti i miei ricordi messi insieme. Ho provato una sensazione di immensità che non avevo mai provato prima, e il bello è che la porto ancora adesso, ma dentro di me.

Samantha Stella

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Samantha Stella

Samantha Stella

Samantha Stella, nata a Genova, vive a Milano. Artista visiva, performer, set & costume designer, regista, musicista, cantante. Sviluppa principalmente progetti focalizzati sul corpo e pratiche di discipline live utilizzando differenti linguaggi, installazioni con elementi strutturali e corporei, fotografia, video,…

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