La mostra su Lella e Massimo Vignelli alla Triennale di Milano non va mancata. Ecco perché

Al rientro dalle vacanze, la Triennale di Milano offre ancora per pochi giorni, fino al 6 settembre, l’occasione di riscoprire due protagonisti assoluti del design del Novecento. Dalla mappa della metropolitana di New York agli studi del TG2, la mostra racconta il linguaggio chiaro, essenziale e informativo di Lella e Massimo Vignelli

Tra i nomi di designer e progettisti che hanno influenzato maggiormente il panorama della grafica comunicativa quotidiana nelle grandi metropoli internazionali, i Vignelli occupano senz’altro una posizione di primo piano. Due personalità diverse, le cui rispettive strade a un certo punto si incrociano e si fondono in una linea progettuale unica, destinata a portarli molto lontano. Con uno studio attivo soprattutto tra Milano e New York, Lella e Massimo Vignelli hanno saputo imprimere una svolta in diversi campi del design: dagli arredi alla comunicazione pubblicitaria e informativa, fino alla grafica del mondo dei trasporti e agli studi televisivi della Rai. La Triennale di Milano, con questa grande mostra curata da Francesca Picchi con Marco Sammicheli e Studio Mut, dedica loro un’importante retrospettiva, la prima di tale ampiezza dopo quella storica degli Anni Ottanta. È un ritorno agli occhi del pubblico che invita ad avvicinarsi a due figure decisive del mondo del design, capaci di lasciare un segno profondo nella società contemporanea, anche quando il loro nome, oggi, rischia di passare in secondo piano. Si tratta dunque di un’occasione preziosa per approfondire la loro linea progettuale e imparare a riconoscerla nelle realtà quotidiane che ancora abitiamo, leggiamo e attraversiamo.

Lella e Massimo Vignelli. A Language of Clarity, exhibition view, Triennale Milano, 2026. Ph: Delfino Sisto Legnani DSL Studio. Courtesy Triennale Milano
Lella e Massimo Vignelli. A Language of Clarity, exhibition view, Triennale Milano, 2026. Ph: Delfino Sisto Legnani DSL Studio. Courtesy Triennale Milano

Lella e Massimo Vignelli alla Triennale di Milano: i due designer

La formazione dei due designer è legata a un progressivo avvicinamento alla sfera della modernità internazionale. Lella Valle Vignelli, nata a Udine nel 1934, compie il suo percorso di studi tra Italia e Stati Uniti. Frequenta il Massachusetts Institute of Technology, dove entra in contatto con un ambiente progettuale fresco e innovativo, lavorando già nello studio Skidmore, Owings & Merrill. Tornata in Italia, si sposta allo IUAV di Venezia, dove consolida una filosofia progettuale capace di saldare rigore tecnico e apertura culturale. In parallelo, il milanese Massimo Vignelli si orienta in direzione del design, sperimentando nei campi della moda, della grafica di prodotto e degli allestimenti. È però la nascita del loro primo studio comune – l’Office of Design and Architecture, nel 1960 – a segnare davvero l’inizio del loro lungo sodalizio creativo. Lui più concentrato sulla grafica, lei sul design di prodotto: la traiettoria, però, è la medesima. Una modernità chiara, essenziale, pratica, capace di eliminare il superfluo per lasciare emergere la struttura profonda delle cose.

Lella e Massimo Vignelli: dalla grafica del Piccolo Teatro al successo internazionale

Tra i primi incarichi importanti che segnano la storia degli Anni Sessanta figura il progetto assegnato a Massimo Vignelli da Paolo Grassi per il Piccolo Teatro: una pietra miliare nella storia della comunicazione culturale e non solo. Grazie all’esposizione di materiali promozionali dell’epoca, la mostra restituisce con immediatezza l’impatto del lavoro del designer in termini di chiarezza espressiva.Tutto si basa sull’introduzione di un linguaggio grafico rigoroso, fondato su caratteri essenziali, impaginazioni pulite e una forte gerarchia visiva. Una scelta perfettamente coerente con l’idea di teatro pubblico e d’avanguardia rappresentata dal Piccolo di Giorgio Strehler e Paolo Grassi.Nel frattempo, il sodalizio stretto negli anni immediatamente precedenti porta, nel 1965, alla nascita di Unimark International, di cui Massimo diventa cofondatore e design director, trasferendosi stabilmente negli Stati Uniti per dirigere l’ufficio di New York. È l’inizio di una stagione di grande attività progettuale, che manifesti, cartoline, documenti e oggetti esposti lungo il percorso riescono solo in parte a restituire.Il mosaico di clienti e rapporti è ampio e spazia dal settore dei trasporti, con Ford e American Airlines, all’arredamento, fino alla comunicazione coordinata per grandi aziende e istituzioni.

La mappa della metropolitana di New York di Lella e Massimo Vignelli

La celebre mappa della metropolitana di New York prende corpo nel 1966, quando la New York City Transit Authority affida a Unimark International il progetto. Fondamentale è anche l’esperienza di Bob Noorda – tra i fondatori della stessa Unimark –, che porta oltreoceano la competenza maturata a Milano sul sistema della metropolitana, realizzato in dialogo con il progetto architettonico di Franco Albini e Franca Helg. Nasce così la cosiddetta Vignelli Map, resa pubblica nel 1972 e rimasta in uso fino al 1979. Una mappa destinata a diventare celebre proprio per la sua radicalità: più che riprodurre fedelmente la geografia della città, il progetto mira a rendere comprensibile il sistema, riducendolo a una struttura chiara, leggibile e funzionale. Il Manuale degli Standard Grafici dei trasporti newyorkesi arriva poco dopo. Progettato da Bob Noorda e Massimo Vignelli come partner di Unimark International, si basa su un principio rivoluzionario: fornire le informazioni esattamente dove servono per prendere una decisione. Né prima, né dopo. È un concetto di essenzialità che mira alla chiarezza del messaggio, contribuendo anche a ridurre i costi dei materiali e a rafforzare la percezione visiva del pubblico. Tre sono le categorie principali dei segnali: identificazione, con i nomi delle stazioni; direzione, con frecce e indicazioni per muoversi nel sistema; informazione, con orari, percorsi e servizi non direttamente connessi ai trasporti. I segni si riconoscono facilmente e il carattere sans serif garantisce leggibilità da diverse direzioni di sguardo.

Il design essenziale di Lella e Massimo Vignelli a Milano

La mostra prosegue nel suo allestimento modulare e trasparente, che lascia spazio al colore e alla forza dei materiali di comunicazione. Centrale nelle sezioni successive è il focus sull’immagine aziendale coordinata messa a punto per Knoll. Si tratta di uno degli esempi più rigorosi della loro ricerca comunicativa, in cui tutto – dalla carta intestata alle brochure – risulta coordinato attraverso l’uso dell’Helvetica e del sistema a griglia. Per tutti gli Anni Sessanta, le soluzioni progettate dai Vignelli proseguono lungo una linea semplice e pulita, fondata sulla ripetizione e sulla modularità delle componenti. Il packaging per i grandi magazzini, di cui sono esposti diversi esemplari, dimostra come anche i materiali più poveri e basilari possano soddisfare esigenze comunicative precise, acquisendo valore attraverso il design. Una semplice scatola colorata e riutilizzabile – come nel caso dei grandi magazzini Bloomingdale’s – o un servizio da tavola impilabile come fossero mattoncini da gioco diventano esempi di una filosofia progettuale che raggiunge i massimi risultati proprio quando riduce tutto all’essenziale, ripensandolo con la giusta dose di creatività.
Sempre rimanendo in tema di semplicità, due parole vanno spese sull’attacco di Massimo Vignelli alla proliferazione dei caratteri tipografici dovuta alla diffusione dei computer. Con l’accusa di alimentare l’inquinamento visivo, i font superflui finirono spesso nel mirino delle sue critiche. Nel mondo essenziale del designer c’era spazio solo per il necessario, che in termini tipografici si traduceva in una lista molto breve: Bodoni, Century, Garamond e Helvetica.

Lella e Massimo Vignelli alla Triennale: i mitici studi del TG2

A completamento del percorso espositivo, una sezione è dedicata alla ricostruzione del celebre set del TG2. Si tratta di un incarico assunto per la Rai di Milano, in Corso Sempione, che porta i Vignelli a cimentarsi in quello che è destinato a diventare uno dei maggiori casi di broadcast design italiani.
La filosofia alla base del progetto è fondata su un approccio plurale: tanti monitor, tante possibilità di sfruttamento dello spazio, che può arrivare a ospitare cinque diversi ambienti per altrettanti programmi o tipologie di notizia. Oltre alla postazione principale, ci sono infatti ulteriori zone dedicate a servizi, ospiti e appuntamenti tematici, ciascuna contraddistinta da sfondi differenti. A completamento del tutto, un pavimento in acciaio galvanizzato dà luminosità al set. Un’organizzazione scenografica destinata a entrare nella storia e nelle case degli italiani, mettendo ancora più in evidenza il contributo dei Vignelli alla società in cui ancora oggi viviamo.

Emma Sedini

Milano // fino al 6 settembre 2026
Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity
TRIENNALE MILANO – Viale Emilio Alemagna, 6
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Emma Sedini

Emma Sedini

Etrusca e milanese d'origine in parti uguali, vive e lavora tra Milano e Perugia. Dopo la Laurea Magistrale in Economica and Management for Arts, Culture, Media and Communication all'università Luigi Bocconi di Milano e un corso professionale in Digital Marketing…

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