C’è una grande mostra di design radicale alla Triennale di Milano. Protagonista Andrea Branzi 

Alla Triennale di Milano, fino al 4 ottobre 2026, la mostra su Andrea Branzi restituisce la complessità di uno dei pensatori più radicali del design italiano attraverso oltre 400 opere, installazioni, modelli, disegni e materiali d’archivio

Ci sono mostre che celebrano un autore e altre che provano a riattivarne il pensiero. Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present, in corso alla Triennale Milano nell’ambito del partenariato culturale con Fondation Cartier pour l’art contemporain, appartiene con decisione alla seconda categoria. Non si limita a ordinare una carriera, né a ricostruire una genealogia del design italiano attraverso un nome maggiore: mette invece il visitatore nelle condizioni di attraversare un sistema di idee ancora instabile, produttivo, contraddittorio nel senso più fertile del termine. Il risultato è una monografica ampia e necessaria, dedicata ad Andrea Branzi (Firenze, 1938 – Milano 2023) — architetto, designer, docente, curatore, teorico e artista — e costruita attraverso lo sguardo di Toyo Ito, premio Pritzker, amico di lunga data e interlocutore progettuale dell’autore. È una scelta tutt’altro che ornamentale: affidare a Ito la concezione dell’allestimento significa evitare il rischio della retrospettiva chiusa, del monumento pacificato, e privilegiare invece una lettura per risonanze. Branzi non viene spiegato una volta per tutte; viene posto in circolazione.

Andrea Branzi By Toyo Ito. Continuous Present, Installation view , Foto Andrea Rossetti © Triennale Milano
Andrea Branzi By Toyo Ito. Continuous Present, Installation view , Foto Andrea Rossetti © Triennale Milano

Andrea Branzi: un pensiero da attraversare, non da archiviare

Toyo Ito definisce il progetto espositivo come un “flusso ininterrotto”, e la formula non appare come una semplice dichiarazione curatoriale. Lo spazio, organizzato per flussi e vortici, lavora contro la linearità didascalica. La biografia è presente, ma non domina; la cronologia orienta, ma non ingabbia. Si avverte piuttosto l’intenzione di mostrare Branzi come un autore per cui ogni oggetto, ogni ambiente, ogni disegno e ogni ipotesi urbana è parte di una ricerca più ampia sul modo in cui abitiamo il mondo. Il titolo, Continuous Present, è particolarmente efficace perché intercetta una qualità essenziale del lavoro di Branzi: la sua resistenza a essere consegnato al passato. Anche quando il percorso torna alle sperimentazioni radicali di Firenze, ad Archizoom Associati, a Studio Alchimia e Memphis, non lo fa con nostalgia filologica. Al contrario, ne evidenzia la capacità di anticipare questioni oggi urgentissime: la fragilità dei sistemi abitativi, la crisi della città moderna, l’ibridazione tra naturale e artificiale, la convivenza tra specie, l’ecologia come forma culturale prima ancora che ambientale.

Oltre 400 opere e un arcipelago di temi

La mostra riunisce oltre 400 opere tra installazioni ambientali, modelli, disegni, oggetti di piccole e grandi dimensioni, video e documenti d’archivio. È un materiale vastissimo, ma l’allestimento evita l’effetto inventario. Le undici sezioni funzionano come isole di un arcipelago: autonome, riconoscibili, ma continuamente attraversate da connessioni laterali. È qui che la regia di Ito e la curatela di Nina Bassoli e Michela Alessandrini trovano un equilibrio convincente, mantenendo insieme rigore storico e apertura interpretativa. Tra i momenti più forti emerge l’installazione site-specific dedicata a No-Stop City, progetto elaborato tra il 1969 e il 1972 e ormai imprescindibile per comprendere la critica branziana alla metropoli moderna. Qui la città non è più un organismo ordinato secondo gerarchie stabili, ma una superficie continua, potenzialmente infinita, dove infrastruttura, consumo, anonimato e abitare si sovrappongono. La forza della mostra sta nel presentare questo progetto non come reliquia del radical design, ma come dispositivo ancora capace di interrogare le città contemporanee, la loro espansione indifferenziata e la loro apparente neutralità.

Andrea Branzi. Il percorso espositivo alla Triennale di Milano

Il percorso attraversa poi le prime esperienze radicali, la riproduzione di Superarchitettura, le metropoli teoriche, le ricerche sui materiali raccolte in Decorattivo, i paesaggi di Superfici attive e le case a pianta centrale, dove la celebre serie Animali domestici rivela con chiarezza la capacità di Branzi di spostare l’oggetto domestico fuori dalla pura funzione. In queste opere il mobile non è mai soltanto mobile, l’ambiente non è mai soltanto ambiente: entrambi diventano strumenti per discutere relazioni, comportamenti, rituali, forme di prossimità. Al centro della mostra, la riproposizione di Ellipse e Gazebo, i due ambienti presentati originariamente in Open Enclosures alla Fondation Cartier nel 2008, assume un valore quasi programmatico. Sono opere che mettono in discussione i confini tra paesaggio, architettura, arte e design, e che rendono tangibile una delle intuizioni più persistenti di Branzi: lo spazio non è una cornice neutra, ma un campo di coabitazione, un sistema poroso nel quale gli oggetti non occupano semplicemente un posto, ma stabiliscono rapporti.

La modernità fragile di Andrea Branzi

La recensione di una mostra come questa non può limitarsi a registrare la qualità dell’allestimento o la ricchezza dei materiali. Il punto è più sostanziale: Continuous Present dimostra quanto il pensiero di Branzi continui a offrire categorie utili per leggere il presente. La sua idea di progetto non coincide con la produzione di forme definitive, ma con la costruzione di ipotesi, scenari, microcosmi e dispositivi critici. In questo senso, la mostra restituisce un autore profondamente concreto proprio perché mai riducibile al pragmatismo. Branzi appare come una figura capace di unire rigore teorico e libertà immaginativa, disciplina e indisciplina. La sua ricerca sulla fragilità non va intesa come estetica della debolezza, ma come consapevolezza della complessità dei sistemi contemporanei. L’ibridazione, la coesistenza, l’ecologia e la contaminazione tra saperi non sono temi aggiunti retrospettivamente per renderlo attuale: sono strutture profonde del suo lavoro. È questo che rende la mostra particolarmente solida e, al tempo stesso, sorprendentemente viva.

Una mostra da vedere per celebrare la Milano del design

La dimensione pubblica del progetto è rafforzata dal programma di incontri previsto tra aprile e ottobre 2026 e dal catalogo pubblicato da Electa in collaborazione con Triennale Milano e Fondation Cartier. Il volume, disponibile in italiano e in inglese, amplia la mostra attraverso saggi tematici, immagini inedite, disegni, fotografie e oltre cinquanta contributi internazionali. Non è un semplice accompagnamento editoriale, ma un’estensione coerente del percorso: conferma l’idea di Branzi come autore generativo, capace di continuare a produrre discorso anche attraverso lo sguardo di altri progettisti, artisti e studiosi. Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present è dunque una mostra ambiziosa, colta e accessibile nel senso migliore: non semplifica Branzi, ma offre al pubblico gli strumenti per avvicinarlo. La sua riuscita sta nel trattare il design non come una sequenza di oggetti memorabili, ma come una forma di pensiero sul mondo, sulle sue trasformazioni e sulle sue possibilità abitative. In un momento in cui architettura, ecologia, produzione e vita quotidiana chiedono nuove alleanze, la Triennale Milano propone una retrospettiva che non guarda indietro: insiste, con intelligenza, sul presente.

Ilaria Artemisia Introzzi

Milano // fino al 4 ottobre
Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present
TRIENNALE MILANO – Via Emilio Alemagna, 6
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