C’è un festival nelle valli piemontesi che porta l’avanguardia a mille metri d’altitudine
Una storia che parte dal 1990 ma parla il linguaggio di una generazione under 30. Tra la classica della sezione “Sarv” e la sperimentazione di “Lüria”, il report dall'Alta Valle Cervo e il racconto dei suoi curatori
A mille metri d’altitudine, dove l’Alta Valle Cervo comincia a farsi stretta e boscosa, la musica non è un semplice intrattenimento stagionale: è una forma di cultura. Qui, la storica rassegna musicale Piedicavallo Festival ha appena concluso la sua ultima edizione, andata in scena in due momenti diversi del mese (1-14 agosto e 21-23 agosto 2026), confermando una formula originale che intreccia musica classica, jazz, elettronica e arti performative in un contesto montano incontaminato: come quello che si incontra a mezz’ora di auto da Biella a Piedicavallo. Dove non mancano felici deviazioni turistiche, come il misterioso borgo di Rosazza o il Ponte di Fontanamora a Montesinaro: passerella sospesa lunga 110 metri, la più lunga del Piemonte, è stata appena inaugurata a giugno, dopo le alluvioni che hanno distrutto i precedenti ponti.
La storia di Piedicavallo Festival nella biellese Valle Cervo
Il festival ha una storia lunga – è nato nel 1990 come appuntamento di musica classica e da camera – ed è letteralmente “più vecchio” di chi oggi lo dirige. Nel 2021, infatti, la rassegna viene “ereditata” improvvisamente da Marta Morino ed Edoardo Fumagalli, oggi rispettivamente project manager e project designer, oltre che parte del team curatoriale. Entrambi biellesi, appena ventenni, nel 2022 i due decidono di affiancare alla tradizione classica una sezione dedicata alla musica sperimentale, gettando le basi per le due anime attuali del progetto: Sarv e Lüria, termini valligiani per indicare rispettivamente il torrente Cervo che attraversa la Valle omonima e la dea-demone che emerge dalle sue acque in piena.
Piedicavallo Festival: un team curatoriale under 30
Da quell’impulso iniziale, nel 2023 nasce Sotterranea APS, associazione che oggi conta oltre venti persone under 30 impegnate in ideazione, curatela e produzione, affiancate da professionisti del settore e dai rispettivi direttori artistici, Alessandro Commellato (per Sarv) e Alessandro Gambo (per Lüria), fondatore e presidente del progetto associativo di musica underground TUM. “L’esperienza ha accompagnato la nostra crescita e il tempo ha chiarito gli obiettivi,” spiegano ad Artribune Edoardo Fumagalli e Kristiana Mile per il Team Curatela del Festival (composto anche da Isaias Bertoglio e la già citata Marta Morino). “Oggi il punto centrale è indagare e attuare le possibilità di approfondimento culturale in un’area interna come l’Alta Valle Cervo, studiandone i frutti sul lungo termine. Vogliamo decentrare l’attenzione dai centri urbani alle periferie montane, senza riprodurre i medesimi sistemi di produzione cittadini, ma trovandone di nuovi a partire dalle necessità e dalle competenze locali”.
Piedicavallo Festival: tra sostenibilità, accessibilità, multidisciplinarietà
Negli ultimi tre anni, il lavoro di Sotterranea APS si estende, infatti, ben oltre i confini del festival estivo, promuovendo progetti culturali distribuiti lungo tutto l’anno con un focus preciso sulla sostenibilità ecologica, economica ed energetica. Ma la ricerca del festival è anche fortemente politica nel metodo. “Per noi rimane costante la volontà di portare una selezione musicale di alto livello mantenendo fermi i temi dell’accessibilità”, continuano i due curatori. “Siamo consapevoli di come elementi legati a genere, classe e razza contino nel determinare chi ha accesso a questi spazi, non solo come pubblico, ma soprattutto come artisti e addetti ai lavori. L’obiettivo comune è convertire l’idea di pubblico: non da passivo ad attivo, ma da fruitore ad ospite”. Questa visione si traduce in una costante contaminazione multidisciplinare: sebbene la matrice rimanga sonora, il programma si intreccia con brevi performance di danza, rassegne audiovisive, passeggiate divulgative sul territorio, talk e laboratori – da quest’anno aperti al pubblico anche all’interno della sezione Sarv.
Il reportage: immersione nell’ultimo giorno di “Lüria”
Se la musica classica di Sarv garantisce la continuità con la memoria storica del festival, Lüria è il terreno in cui il paesaggio alpino incontra la sperimentazione. Seguendo dal vivo l’ultima giornata della rassegna, la sensazione è stata quella di un cortocircuito perfetto tra pietra, bosco e suono contemporaneo. L’ultimo giorno di Lüria ha trasformato il borgo in una cassa di risonanza sonora. L’elettronica di ricerca, le performance live al Tempio Valdese (delicata e onirica quella di Mira aka Francesca Colombo che ha intrecciato loop station, violino, sintetizzatore e voce) e anche i djset sulle sponde del torrente (potente ed emozionale quello della dj, producer e conduttrice radiofonica Elena Colombi) hanno dialogato con l’acustica naturale delle pareti in pietra dell’Alta Valle. Abolendo la distanza rituale tra chi suona e chi ascolta, hanno reso possibile una dimensione comunitaria del suono. Un epilogo che conferma come Piedicavallo non sia un palco temporaneo installato in montagna per turisti di passaggio, ma un laboratorio permanente di rigenerazione culturale, guidato da una nuova generazione che ha scelto di abitare e pensare il margine.
Claudia Giraud
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