A Spoleto ci sono delle residenze artistiche dentro gli ex studi di mitici artisti del Novecento

I Mahler and LeWitt Studios ospitano artisti, curatori e scrittori, mettendoli in dialogo con altri artisti e con il patrimonio culturale umbro e facendoli operare negli atelier che furono di Anna Mahler e di Sol LeWitt. Tutta la storia

Anna Mahler (1904 – 1988), figlia di Gustav e Alma, arrivò per la prima volta a Spoleto nel 1968: aveva deciso di comprare casa in Italia su suggerimento della figlia Marina, e dopotutto aveva iniziato la sua carriera di artista sotto la guida di Giorgio de Chirico a Roma (come pittrice, prima di passare alla scultura). Nella stessa Spoleto, e negli stessi anni, si stabilì l’artista concettuale e minimalista Sol LeWitt (1928 – 2007) su invito della sua gallerista italiana, Marilena Bonomo, che durante l’estate viveva in un eremo a Monteluco: qui Sol visse con Carol per tutti gli Anni Ottanta – entrambe le figlie Sofia ed Eva sono nate in città -, lavorando in uno studio nel centro storico. È dagli atelier che i due artisti hanno lasciato in città che nasce nel 2015 l’associazione no profit Mahler and LeWitt Studios.

Anna Mahler a Casa Mahler, Spoleto
Anna Mahler a Casa Mahler, Spoleto

Come funzionano i Mahler & Lewitt Studios

Con sede in Via Brignone, nel centro storico di Spoleto, i Mahler & Lewitt Studios raccolgono l’eredità dell’Anna Mahler Association – le cui residenze per artisti sono iniziate nel 2010 – e offrono ad artisti, curatori e scrittori, ma anche cantanti, chef e storici dell’arte l’opportunità di partecipare a un programma di residenze e laboratori per sviluppare nuovi metodi di lavoro in dialogo con altri artisti e con il patrimonio culturale umbro (in collaborazione con la Fondazione Carla Fendi). Presieduta da Marina Mahler e diretta da Eva LeWitt, l’associazione è affidata alla curatela di Guy Robertson (che è anche co-fondatore della no profit), affiancato da Tommaso Faraci con la consulenza di David Gothard.

“Il programma è cresciuto fino a raggiungere un punto in cui ospitiamo cinque sessioni all’anno: inverno, primavera, festival, estate e autunno“, spiega Robertson ad Artribune. “In queste sessioni (della durata media di quattro settimane) lavoriamo con oltre cinquanta persone (compresi i workshop). Per quanto riguarda le residenze in studio, circa un terzo dei partecipanti proviene da bandi/collaborazioni, un altro terzo si unisce a noi su invito e l’ultimo terzo è composto da artisti residenti che tornano per continuare a sviluppare il loro lavoro, il dialogo e le relazioni con comunità, istituzioni o altri contesti locali o internazionali. Quest’ultimo terzo – i residenti che ritornano – è particolarmente importante per la natura della nostra programmazione“. Questo perché “il programma riunisce creativi di diverse discipline, provenienti da tutto il mondo e da diverse generazioni, dagli studenti delle scuole superiori ai professionisti più affermati, con l’obiettivo di creare un ambiente di apprendimento e creazione permeabile e relativamente non gerarchico. Ci interessa ciò che può emergere da questi incontri: conoscenze, competenze, idee e metodi di lavoro condivisi tra discipline, generazioni e livelli di esperienza”. In questo senso, continua Robertson, “gli Studios funzionano tanto come spazio di apprendimento quanto come spazio di produzione artistica, dove nuove idee vengono generate collettivamente attraverso il dialogo e la sperimentazione. Consideriamo gli Studios parte integrante del più ampio ecosistema culturale di Spoleto: la residenza non è un programma a sé stante in cui le persone arrivano, producono un lavoro e se ne vanno. Piuttosto, offre anche opportunità per creare connessioni tra diverse comunità, istituzioni e individui. Il fatto che i nostri Studios e gli alloggi – ognuno spazio unico e storico a suo modo – siano distribuiti lungo le vie del centro storico fa sì che il programma e i suoi partecipanti siano integrati in modo particolare nel tessuto urbano.

La Torre Bonomo di Spoleto

Alcuni dei progetti dell’associazione si svolgono in una torre medievale situata a pochi passi dallo spazio principale. Qui, dal 1976, la gallerista Marilena Bonomo – che appena cinque anni prima aveva aperto la sua sede a Bari – inaugurò una serie di prestigiose mostre personali: iniziò proprio da LeWitt, che realizzò un gruppo fondamentale di disegni murali sulle pareti della cucina. Seguirono Tullio De Gennaro, Nicola De Maria, Jannis Kounellis, Osvaldo Licini, Richard Nonas, Giulio Paolini e Richard Tuttle. Oggi, grazie a Valentina Bonomo, la Torre è a disposizione dei Mahler & Lewitt Studios per progetti specifici con gli artisti, curatori e scrittori ospiti delle residenze.

Mahler & LeWitt Studios, Spoleto. Photo- Katherine Finkelstein
Mahler & LeWitt Studios, Spoleto. Photo Katherine Finkelstein

Tutta l’arte di Spoleto

Le residenze si sviluppano gomito a gomito con il ricco contesto artistico di Spoleto: prima di tutto con il Festival Dei Due Mondi, la cui edizione 2026 si è tenuta dal 26 giugno al 12 luglio tra opera, danza, prosa e musica, e poi con l’arte antica (imperdibile il Duomo con gli affreschi di Filippo Lippi e Pinturicchio) e le installazioni contemporanee, come la Spoletosfera, la cupola geodetica di Buckminster Fuller, e il Teodelapio, il più grande stabile di Alexander Calder.

Vicina ad Arezzo e Assisi – nonché a due dei più importanti centri della ceramica italiana, Deruta e Gubbio – la città ha attirato per secoli decine di artisti e intellettuali da tutto il mondo: partendo dal Gran Tour di Goethe e Turner per arrivare al Novecento di Beuys, Johns, De Kooning, Chadwick, Moore, Noguchi, Smith e Twombly, Spoleto è da secoli un centro-decentratoìì per la grande arte internazionale.

Giulia Giaume

Mahler & LeWitt Studios
Via Brignone 18, Spoleto
https://mahler-lewitt.org/

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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