I film protagonisti delle Giornate degli Autori 2026, la sezione indipendente della Mostra di Venezia
Dall'unico italiano in concorso “Balcanica” agli omaggi a Carla Lonzi, Fernanda Wittgens e Natalia Ginzburg. La presentazione della sezione indipendente della Mostra di Venezia si apre nel ricordo del suo fondatore e rilancia una selezione internazionale che intreccia nuovi talenti e grandi autori
La 23esima edizione delle Giornate degli Autori si presenta come una delle più significative degli ultimi anni. Non solo per la qualità e la varietà della selezione, ma soprattutto per il valore simbolico che accompagna questa nuova stagione: la prima senza Giorgio Gosetti, anima e fondatore della sezione indipendente della Mostra del Cinema di Venezia, scomparso nei mesi scorsi. Un’assenza che attraversa l’intero programma e che la direttrice artistica Gaia Furrer trasforma in un impegno preciso: custodire e proseguire l’eredità di chi ha fatto delle Giornate uno spazio libero dedicato alla ricerca, ai nuovi linguaggi e agli autori emergenti.

Giornate degli Autori 2026: il programma a Venezia
Lo spirito delle Giornate resta infatti quello di sempre: guardare oltre i confini geografici e produttivi. La selezione del 2026 attraversa Australia, Svizzera, Serbia, Messico, Argentina e, per la prima volta nella storia del concorso, accoglie anche un film proveniente dalla Nigeria. L’unica presenza italiana in Concorso è Balcanica di Nicola Sorcinelli, intenso esordio che racconta la fuga di un padre e di un figlio musicisti afghani lungo la rotta balcanica dopo il divieto della musica imposto dai talebani. Nel cast figurano Babak Karimi e Matilda De Angelis, anche produttrice associata del progetto.
Accanto agli esordienti trovano spazio autori già affermati, a conferma della capacità delle Giornate di mettere in dialogo generazioni differenti. Ad aprire il concorso sarà My Notes on Mars della regista ungherese Lili Horvát, al suo primo film in lingua inglese con Mackenzie Davis e Rupert Friend. Torna anche Robert Guédiguian con Une femme aujourd’hui, mentre Roberta Torre inaugura il percorso delle Notti Veneziane con Scarpe rotte, omaggio a Natalia Ginzburg interpretato da Barbara Ronchi. La varietà dei linguaggi è uno dei punti di forza dell’edizione 2026: fantascienza sentimentale, cinema storico, documentari di ricerca, melodrammi familiari, western anti-eroici e opere sospese tra finzione e autobiografia compongono un mosaico che riflette la vitalità del cinema contemporaneo.

Da Carla Lonzi e Fernanda Wittgens: tra i film in concorso c’è tanta arte
Tra i titoli più attesi spiccano Carla Lonzi, dentro e fuori dal mondo di Francesca Archibugi, dedicato alla grande teorica del femminismo italiano; Anatomia di un ritratto, indagine su Fernanda Wittgens prima donna ad aver diretto la Pinacoteca di Brera nel 1940; El fantasma, raffinata riflessione argentina sul rapporto tra memoria e rappresentazione, e Les Indes, che trasforma il trasporto di un dipinto di Velázquez in una sorprendente parabola politica. A chiudere la manifestazione sarà invece Peau d’homme di Léa Domenach, adattamento della celebre graphic novel di Hubert e Zanzim: una commedia musicale queer e femminista ambientata nel Rinascimento italiano con Karin Viard e Catherine Deneuve, destinata a concludere il festival con uno sguardo ironico e profondamente contemporaneo sui temi dell’identità e della libertà.
La giuria al femminile delle Giornate degli Autori 2026
Sarà una giuria tutta al femminile, composta da Carla Simón, Sara Fgaier e Hania Mroué, ad assegnare il GdA Director’s Award da 20mila euro. Ma, come da tradizione, saranno anche gli spettatori della Sala Perla a decretare il Premio del Pubblico, confermando la natura partecipativa di una manifestazione che continua a considerare il dialogo tra autori e pubblico il proprio tratto distintivo.
Con la Casa degli Autori e la Sala Laguna ancora una volta al centro degli incontri e dei dibattiti, le Giornate del 2026 confermano così la loro identità: non soltanto una rassegna cinematografica, ma una comunità viva che continua a credere nel potere del cinema di raccontare il presente e immaginare il futuro.
Margherita Bordino
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