Tra luce e corpo. L’inedita ricerca fotografica di Ila Bêka è in mostra a Trieste
Noto per la sua pratica di regista insieme a Louise Lemoine, Ila Bêka porta fino all’11 ottobre al Magazzino delle Idee di Trieste centinaia delle sue fotografie d’archivio, in una mostra costruita sui temi del corpo e della luce
Oltre 300mila fotografie in 40 anni. Per Ila Bêka (Latisana, 1967) quella dei grandi numeri non sembra essere tanto una legge, quanto una necessità. 300 di questi scatti sono ora esposti al Magazzino delle Idee di Trieste, in una mostra che si presenta come bifronte sia per la sua struttura a doppia entrata (che lascia libero il visitatore di scegliere il proprio percorso), sia per il titolo a doppio taglio: Fotoni allude, da un lato, all’interesse di Bêka per la fisica e per la diffusione della luce (come emerge chiaramente dalle opere), e dall’altro, più ironicamente, alla dimensione delle fotografie, che viene infatti alterata rispetto al piccolo formato del cellulare con cui sono state scattate quelle più recenti. La scelta di uno strumento alla portata di tutti, come il cellulare, si fa in Bêka preciso atteggiamento metodologico: non tanto per mostrare le capacità tecniche dei nostri telefoni (non si vuole certo riecheggiare la campagna pubblicitaria Shot on iPhone), quanto per valorizzarne la funzione di taccuino istantaneo, di archivio sempre disponibile delle nostre vite.

Ila Bêka e la fotografia
La mostra è l’occasione per scoprire un lato inedito della pratica di Ila Bêka, al secolo Filippo Clericurzio. Bêka è infatti maggiormente noto per la sua attività filmica sviluppata insieme a Louise Lemoine e interamente acquisita nel 2016 dal MoMa di New York. Nonostante parte di questa produzione sia visibile a Trieste – e anche a Bari dal 28 luglio al 30 agosto, in una rassegna curata da Antonella Marino, Marilena Di Tursi e Antonella Mari a Spazio Murat –, Fotoni si concentra maggiormente sulla sua produzione fotografica, un lato estremamente personale e inedito della sua ricerca. “Questa mostra per me è molto particolare”, ci spiega a Bêka a proposito. “Non mi sono mai sentito un fotografo, per me è sempre stata una pratica costante, giornaliera e guidata semplicemente dalla spontaneità e dalla curiosità”.

Luce e corpo nella mostra di Ila Bêka al Magazzino delle Idee
Come spiega la curatrice Barbara Casavecchia, la bifrontalità della mostra emerge anche dai due pilastri tematici su cui si regge: la luce e il corpo. Mai del tutto separati, anzi spesso sovrapposti e inscindibili, si rincorrono in tutti gli scatti della selezione con una precisazione: il corpo non è necessariamente solo quello umano, nonostante esso sia prevalente negli scatti in bianco e nero, che corrispondono ai primi esperimenti fotografici di Bêka sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro. Il corpo è anche quello animale, come rivelano diverse fotografie il cui accostamento evoca inevitabilmente una riflessione sulla morte: l’occhio socchiuso di una mucca, un lupo impagliato, la testa mozzata di un pesce, un polpo ormai inerme. In altri casi, è proprio la luce a rivelare un corpo anche laddove non ce lo aspettiamo: in una serie di scatti, Bêka ha infatti catturato i riflessi su alcuni ritratti delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, di modo che i loro volti si perdano nel bagliore. Al posto delle fattezze dei soggetti, la luce consente di apprezzare la materia della pittura e della tela, le sue cicatrici, le sue rughe.

Ila Bêka a Trieste, tra eco e ombra
La mostra si costruisce anche su una serie di rimandi interni, talvolta espliciti, talvolta meno. E così i volti sovra-illuminati dei ritratti trovano eco in un viso assente perché recuperato da un rullino bruciato in un incendio, ma anche in quelli catturati per le calli di Venezia, dove Bêka risiede, casualmente inondati da raggi di sole infiltratisi tra un palazzo e l’altro. In Fotoni, la luce si presenta, oltre che come soggetto e oggetto delle fotografie, come dispositivo del pensiero allestitivo: fra le sezioni più riuscite della mostra vi è infatti quella dedicata a dei “notturni” il cui nero è talmente profondo e i grigi talmente graduati da rendere la penombra necessaria al loro pieno apprezzamento. “Abbiamo fatto tantissime prove in questi mesi per stampare al meglio queste immagini, volevamo raggiungere un effetto quasi carboncino. E siamo davvero contenti del risultato”, racconta Bêka. Soprattutto in questa serie si apprezza l’assenza di un vetro di fronte alle fotografie. Una scelta che se da un lato mette a rischio la durabilità delle opere, dall’altro permette un confronto impagabilmente più diretto con esse. “Io credo che il vetro sia una mancanza di rispetto al visitatore che voglia apprezzare da vicino la qualità di una fotografia”, continua l’artista. E se si rovina? “Non importa, quello che conta è il rapporto reale e desacralizzato con la fotografia”.
Alberto Villa
Trieste // fino all’11 ottobre 2026
Ila Bêka. Fotoni
MAGAZZINO DELLE IDEE – Corso Camillo Benso Conte di Cavour, 2
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