A Milano la mostra dell’artista Umberto Bignardi. Per capire come costruire un’immagine

Fino al 19 settembre 2026 alla Galleria Vistamare tele, collage e carte mettono in luce il processo artistico di Bignardi. Emergono così i suoi legami con l’arte del secondo Novecento, ma anche la sua posizione specifica e defilata

Il fosfene è quel fenomeno visivo per cui, quando chiudiamo gli occhi ed è tutto buio, ci sembra di riuscire, comunque, a vedere colori e bagliori. Entrare nella mostra Umberto Bignardi. Lo spettacolo delle immagini alla galleria Vistamare di Milano in una bella giornata d’estate, con le pareti bianche dello spazio illuminate dal Sole che filtra dal lucernario, è un fosfene al contrario, un fosfene di luce invece che di buio.

Umberto Bignardi. Lo spettacolo delle immagini, Vistamare Milano. Ph: Alto Piano Studio
Umberto Bignardi. Lo spettacolo delle immagini, Vistamare Milano. Ph: Alto Piano Studio

Le opere Anni Cinquanta di Umberto Bignardi in mostra a Milano

Appese ai muri, le tre grosse tele che Umberto Bignardi (Bologna, 1935 – Milano, 2022) dipinse tra il 1958 e il 1959 sembrano un’allucinazione prodotta dal nostro cervello per riempire il vuoto, qualcosa che può succedere solo nella nostra intimità, in silenzio, mischiando pezzi di realtà e opere già viste. Sono dei monocromi mancati, con un colore – cioè tre colori, uno per quadro – assolutamente dominante, ma mai del tutto capace di annullare le emergenze della tela sottostante, le piccole intromissioni o rimanenze di altre tonalità, le pennellate per nulla uniformi. In queste opere c’è la conoscenza di quello che era accaduto in pittura negli Anni Cinquanta tra Stati Uniti ed Europa – i “pezzi di realtà” da usare per costruire l’allucinazione –, ma il tutto è ricomposto con una certa deferenza dolce e consapevole.

“Lo spettacolo delle immagini” di Bignardi in mostra da Vistamare

L’impressione che queste tre tele danno è, di fatto, quella che informò l’intera esistenza e ricerca di Bignardi. L’artista, infatti, dopo il trasferimento dalla natia Bologna a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti, entrò in contatto con i grandi artisti dell’epoca e con i giovani “colleghi” – da Alberto Burri a Gastone Novelli, da Giosetta Fioroni a Tano Festa. Eppure, rimase sempre in qualche modo appartato. Come scrive il curatore Lorenzo Madaro, “Bignardi appartiene pienamente alla Roma degli Anni Sessanta, ma dentro quel paesaggio occupa un posizione autonoma, laterale rispetto alle definizioni più immediate della Pop romana, perché il suo lavoro sposta presto l’attenzione dall’icona alla struttura, dalla figura riconoscibile alla sua costruzione linguistica”. Già nei monocromi mancati degli Anni Cinquanta si dà, infatti, quest’idea di costruzione, di accumulo, di fare e disfare a partire da elementi preesistenti.

La costruzione della mostra alla galleria Vistamare

In qualche modo, anche l’allestimento – sobrissimo, pulitissimo – della mostra restituisce il desiderio di stratificazione ed edificazione dell’artista. Nelle tre sale della galleria le opere di decenni diversi coesistono senza partizioni cronologiche, accavallandosi: con i tre lavori Anni Cinquanta ci sono delle carte Anni Novanta; altre di queste stanno con tele Anni Sessanta; quadri del 2014 e del 2016 si fronteggiano con un collage del 1994 esplicitando il ritorno di certe immagini e certe forme a distanza di decenni. Il tramonto dell’Occidente (2014) e Olivia e Angelica Pacifica (1994), infatti, si fronteggiano con un grosso simbolo di percentuale – % – presente in entrambi i lavori, indice di una grammatica coerente nonché rimasuglio di un desiderio di costruzione mentre l’Occidente crolla.

Il mondo visto da Umberto Bignardi

Dalla sua posizione defilata, Bignardi osserva il mondo mentre tutto scorre, cogliendo inaspettati legami tra le cose. Questi legami e queste cose si depositano, così, sulla superficie della tela che diventa una sorta di pagina di diario – talvolta, con il collage, dei veri e propri fogli scritti a macchina o a mano si attaccano alla superficie. Dal dettaglio iper-pop di un cartone Disney alle immagini di Marte negli anni della corsa allo spazio; dalle foto di famiglia a quelle delle pubblicità delle macchine durante il boom economico. Come scrisse Alfredo Giuliani – teorico della neoavanguardia letteraria, che facilmente dialogava con artisti come Bignardi –, “Le cose appaiono recuperabili solo se scollate dal mondo”: Bignardi scolla dettagli, immagini, simboli e parole dal mondo per portarle nella propria dimensione individuale, ricomponendole in modi nuovi che non seguono nessuna logica dettata dall’esterno. E, così facendo, le salva e dà loro senso.

Vittoria Caprotti

Milano // fino al 19 settembre 2026
Umberto Bignardi. Lo spettacolo delle immagini
VISTAMARE – Via Spontini, 8
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Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti

Vittoria Caprotti (Voghera, 1998) è laureata in Storia dell'Arte Medievale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dopo aver frequentato il triennio di Valorizzazione dei Beni Culturali presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Fa parte della redazione di…

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