In Italia cresce l’impatto economico della cultura: nel settore lavorano più di 1 milione e mezzo di persone (e molti giovani)
Il report annuale “Io sono Cultura”, realizzato da Fondazione Symbola e UnionCamere, restituisce la fotografia dell’impatto delle imprese culturali e creative sull’economia italiana. Nel 2025, oltre 115 milioni di euro di valore aggiunto; e si arriva a 310 miliardi considerando le ricadute positive su altri settori
L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi. È questo il titolo scelto da Fondazione Symbola per presentare il consueto report annuale sulla capacità delle imprese culturali e creative italiane di generare valore, rafforzare i territori e affrontare le trasformazioni economiche e sociali contemporanee.
Io sono Cultura. Il report sulle imprese culturali e creative di Fondazione Symbola
Io sono Cultura è l’indagine che da anni, la Fondazione realizza congiuntamente con Unioncamere, con la collaborazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, Fondazione Fitzcarraldo, Fornasetti e con il patrocinio del ministero della Cultura. L’edizione 2026, relativa ai dati raccolti nel 2025, evidenzia un sistema cultura in crescita: nel 2025, il comparto ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell’economia nazionale, con un aumento del 3,3% rispetto al 2024. Considerata, però, la capacità del sistema produttivo culturale e creativo di attivare altre risorse, si raggiungono i 310 miliardi di euro complessivi, pari al 15,4% del Pil italiano.

L’occupazione nel settore della cultura in Italia: tanti under 35, ma c’è insoddisfazione
Positivo anche l’impatto occupazionale della filiera, che dà lavoro a quasi 1,54 milioni di persone (+1,7% rispetto al 2024), pari al 5,7% dell’occupazione complessiva: il 24,9% sono under 35, il 52,6% laureati, e si conferma un equilibrio nella distribuzione di genere. Ma il report conferma anche come la metà degli occupati della cultura, in Italia, siano lavoratori indipendenti. E che il tasso di insoddisfazione dei lavoratori, al 7,5%, è più alto della media nazionale, soprattutto per quel che riguarda il segmento delle arti performative.
Le imprese culturali in Italia: quante sono e chi le conduce
Nel 2025, il numero delle imprese culturali supera le 292mila realtà. Di queste, il 17,9% sono imprese a conduzione femminile, il 7,9% sono riconducibili alla giovane imprenditoria. Ma particolarmente rilevante, nel “core” cultura è anche la dimensione del Terzo Settore, con 27.240 istituzioni non-profit attive in cultura e creatività. E in alcuni settori, come quello delle arti performative, l’incidenza del Terzo Settore è ancora più rilevante. Su base regionale, è il Lazio a rilevare la più alta incidenza del valore aggiunto e dell’occupazione culturale e creativa, seguito da Lombardia e Piemonte.
I segmenti del settore culturale in Italia: bene videogiochi, editoria e design
Se si scompone in segmenti il settore, Software e videogiochi si confermano il principale generatore di valore e occupazione, seguiti da Editoria e stampa e da Architettura e design che, nel 2025, crescono entrambe. “La forza della nostra economia e del made in Italy” spiega Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola “deve molto, in tutti i campi, alla cultura e alla bellezza. Più che in altri Paesi. Cultura e creatività oltre ad arricchire la nostra identità e alimentare la domanda di Italia nel mondo, possono aiutarci ad affrontare insieme, senza paura, le difficili sfide che abbiamo davanti. A partire dalla crisi climatica. L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi può offrire un contributo importante ad una transizione verde e digitale. Come più volte sottolineato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ‘la cultura non rappresenta un lusso superfluo, ma un autentico asset competitivo’”.
Peraltro, come sottolinea Andrea Prete, presidente di Unioncamere, “il valore della cultura si estende ben oltre i confini delle industrie culturali e creative, alimentando innovazione, qualità e capacità di competere in molti comparti dell’economia”. Come nel turismo, dove la componente culturale genera oltre il 40% delle presenze e più della metà della spesa complessiva; o nell’artigianato e nella manifattura di qualità, fondati su creatività e design.
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