Qualche indizio sul cinema italiano che verrà. Dai grandi autori ai nuovi immaginari
Da “Ciné - Giornate di Cinema” a Riccione emerge una fotografia del cinema italiano che verrà: tra grandi ritorni, esordi e racconti del presente, la sfida resta quella di riconquistare il pubblico
Sono ormai troppe le settimane in cui un film italiano manca dalla top ten del box office. Un dato che alimenta una certa inquietudine nel settore, chiamato ancora una volta a interrogarsi sulla capacità del cinema nazionale di portare (o riportare) il pubblico in sala. Eppure la quindicesima edizione di Ciné – Giornate di Cinema di Riccione (che si è svolta dal 30 giugno al 3 luglio 2026) restituisce un’immagine diversa: quella di una produzione vivace, ricca di autori, debutti e progetti ambiziosi. Le line-up presentate dagli esercenti e dai distributori delineano con chiarezza il cinema italiano dei prossimi mesi, un panorama che continua a muoversi tra ricerca autoriale, racconto popolare e nuovi immaginari, nella convinzione che proprio la pluralità delle proposte possa rappresentare la sua forza.
La quindicesima edizione di Ciné – Giornate di Cinema di Riccione
A guidare la stagione saranno innanzitutto i grandi autori. Nanni Moretti torna con Succederà questa notte, mentre Gianni Amelio firma Nessun dolore e Mario Martone Scherzetto. Ferzan Ozpetek, con Nella gioia e nel dolore, prosegue la sua indagine sentimentale sulle relazioni e sulle comunità affettive, mentre Daniele Vicari con Bianco racconta la spedizione di Walter Bonatti . A questi si aggiungono L’estranea di Paolo Strippoli (tra i film più attesi e che con molta probabilità vedremo alla Mostra del Cinema) e The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, due registi che, pur con percorsi differenti, condividono una tensione verso un cinema capace di interrogare le fragilità dell’individuo e i dispositivi della contemporaneità. Non manca il dialogo con la memoria culturale del Paese. Je so pazzo di Nicola Prosatore riporta sullo schermo la figura di Pino Daniele, mentre La ragazza con la Leica di Alina Marazzi restituisce il ritratto della fotografa Gerda Taro. La città dei vivi, tratto dal libro di Nicola Lagioia e diretto da Edoardo Gabbriellini, affronta invece uno dei casi di cronaca più emblematici degli ultimi anni, confermando il crescente interesse del cinema italiano per la contaminazione tra letteratura, realtà e immagine.
Ecco com’è andata laquindicesima edizione di Ciné – Giornate di Cinema di Riccione
Accanto ai nomi consolidati emerge una generazione che sperimenta linguaggi e registri. L’esordio cinematografico di Valerio Lundini con Cambodia è uno dei progetti più curiosi della stagione, mentre Niccolò Falsetti torna con Caro mondo crudele dopo il successo di Margini. Kasia Smutniak prosegue il proprio percorso dietro la macchina da presa con Mustang, Paola Randi presenta Se domani non torno su Giulia Cecchettin e Gianni Zanasi firma È andata così, ulteriore tassello di una filmografia da sempre attenta alle dissonanze del quotidiano.
Il cinema italiano che verrà
Il versante più popolare non rinuncia però alla qualità autoriale. Alessandro Genovesi dirige La notte delle fragole, Luca Miniero riporta in sala Bentornati al Sud, Giovanni Veronesi firma Dio ride, mentre Paolo Zucca adatta per il cinema Perfetta, il monologo scritto da Mattia Torre. A chiudere il panorama è un film d’animazione, targato The Walt Disney Italia, Gatto, diretto da Enrico Casarosa, che dopo il successo internazionale di Luca torna a raccontare l’Italia attraverso uno sguardo capace di parlare a pubblici diversi. Il quadro emerso da Riccione suggerisce un cinema che continua a interrogarsi sul presente senza rinunciare alla pluralità dei linguaggi. Tra biografie, adattamenti letterari, commedie e racconti intimisti, la prossima stagione sembra voler riaffermare il valore dell’autorialità come spazio di interpretazione del reale. Più che inseguire le tendenze, il cinema italiano sembra cercare nuove forme per raccontare ciò che siamo diventati. Resta da capire se questa ricchezza di linguaggi e di sguardi riuscirà a tradursi anche in un rinnovato rapporto con il pubblico. È la vera sfida della prossima stagione.
Margherita Bordino
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