La storia della Fondazione George & Aristea Mamidakis a Creta tra residenze d’artista e il premio internazionale
La Fondazione ha sviluppato negli anni un modello peculiare, per cui la committenza interviene direttamente nella produzione delle opere e le sculture e le installazioni che entrano a far parte della collezione non sono pensate per lo spazio del museo, ma bensì per il paesaggio cretese
Da quasi quarant’anni, sulla costa orientale di Creta, l’arte contemporanea dialoga con il paesaggio mediterraneo. È una storia che ha inizio nei simposi artistici organizzati da Gina Mamidaki alla fine degli Anni Ottanta e che, nel tempo, si è trasformata in una delle esperienze più durature di sostegno alla produzione artistica in Grecia. E quella visione oggi prende forma nella Fondazione George & Aristea Mamidakis, istituzione attiva tra Agios Nikolaos (un comune dell’isola di Creta) e Atene che promuove programmi dedicati all’arte contemporanea, tra ricerca e formazione.
La storia della Fondazione Mamidakis a Creta
La Fondazione ha sviluppato negli anni un modello peculiare, per cui la committenza interviene direttamente nella produzione delle opere e le sculture e le installazioni che entrano a far parte della collezione non sono pensate per lo spazio del museo, ma bensì per il paesaggio cretese. A questa vocazione si affianca il Research Residency Programme, nato nel 2022 come piattaforma di confronto interdisciplinare tra artisti, ricercatori e studiosi provenienti da ambiti diversi, a conferma di una visione della cultura come pratica di scambio e costruzione collettiva del sapere.
Il Premio d’Arte della Fondazione Mamidakis a Creta
E in questo contesto si inserisce il Premio d’Arte della Fondazione Mamidakis, istituito nel 2019 per sostenere la realizzazione di nuove opere site-specific destinate alla collezione permanente della Fondazione. Negli anni il riconoscimento ha assunto una dimensione sempre più internazionale, attirando candidature da tutto il mondo e consolidando il proprio ruolo come osservatorio privilegiato sulle pratiche artistiche contemporanee che lavorano nello spazio pubblico e nel paesaggio. Quest’anno, infatti, in occasione dell’edizione 2026, il riconoscimento viene assegnato a un progetto interamente sviluppato da artisti stranieri. Una scelta che riflette la crescente apertura internazionale della manifestazione e che arriva al termine di una selezione particolarmente partecipata, con oltre 450 proposte provenienti da 65 Paesi.
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L’opera vincitrice del Premio d’Arte 2026 della Fondazione Mamidakis a Creta
Così ad aggiudicarsi il premio all’unanimità è stato Chronotopia, progetto del duo canadese composto da Caitlind Brown e Wayne Garrett. Originari di Calgary, i due artisti collaborano da circa quindici anni sviluppando una ricerca che dialoga tra installazione, scultura luminosa e intervento ambientale. Pur provenendo da percorsi differenti (Brown si è formata nelle arti visive, mentre Garrett tra ingegneria e musica) hanno costruito una pratica comune fondata sull’incontro tra percezione, esperienza e spazio.
“Chronotopia” di Caitlind Brown e Wayne Garrett per la Fondazione Mamidakis a Creta
L’opera, concepita per il Minos Palace Resort di Agios Nikolaos, si presenta come una grande struttura metallica composta da migliaia di lenti ottiche disposte su due ampie superfici arcuate che ricordano vele sospinte dal vento. Attraversando l’installazione, il visitatore è invitato a osservare il paesaggio circostante attraverso una molteplicità di punti di vista, sperimentando una continua alterazione della percezione. Il titolo unisce i termini greci chronos e topos – tempo e luogo – suggerendo una riflessione sulla relazione tra queste due dimensioni fondamentali dell’esperienza umana. L’orizzonte del Mediterraneo, normalmente percepito come una linea continua e stabile, viene scomposto dalle lenti che ne frammentano l’immagine, la comprimono o la espandono. Il risultato è una sorta di dispositivo percettivo che mette in discussione l’idea di una realtà univoca e condivisa.
Quanto, dunque, della realtà che osserviamo dipende realmente dal nostro sguardo? In Chronotopia le lenti funzionano come metafore dei filtri attraverso cui interpretiamo il mondo, tra memorie, aspettative, esperienze personali e posizione nello spazio. L’installazione affronta così uno dei temi più urgenti del presente: la possibilità di costruire un’esperienza collettiva senza cancellare le differenze individuali. Le molteplici immagini generate dall’opera non si ricompongono mai in una visione unica, ma convivono all’interno dello stesso spazio, suggerendo una forma di coesistenza fondata sulla pluralità piuttosto che sull’uniformità.
Caterina Angelucci
Fondazione G&A Mamidakis
Agios Nikolaos, Creta
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