Al Ravenna Festival è stato presentato in prima nazionale lo spettacolo “Goldroom” del gruppo nanou
Danza contemporanea, musica, cinema e arti visive convivono nella nuova installazione immersiva del duo ravennate composto da Marco Valerio Amico e Rhuena Bacci e destinata a viaggiare in altre location a partire dal Teatro India di Roma il prossimo 7 luglio
Il gruppo nanou – Marco Valerio Amico e Rhuena Bacci – ha presentato in prima nazionale al Ravenna Festival il suo nuovo lavoro Goldroom, secondo capitolo del progetto Overlook Hotel, dopo il primo redrum. Installazione coreografica andata in scena negli spazi del Mercato Coperto, dal 1° al 7 giugno ma prevista in questi mesi estivi anche in altre date e location.
Com’è stata strutturata l’installazione coreografica “Goldroom” al Ravenna Festival
Un meraviglioso ratatouille di tempi. Goldroom, semina al secondo piano del Mercato Coperto di Ravenna coriandoli di vettori dalle provenienze e identità eterogenee.
Prima cornice: il tempo del Mercato in cui quest’anno il Ravenna Festival ha deciso di ospitare la prima di Goldroom; arco temporale dal tramonto alla notte che filtra dai finestroni cambiando il colore della scena. Poi il tempo dello spettatore che si declina nelle sue azioni permeabili allo spettacolo: bere, conversare, osservare. Il tempo del gesto dei danzatori, frammenti di citazione, engrammi di memorie, involucri di forme che si saturano di evanescenze, si riempiono di rimandi a Lynch, l’altro Kubrick, quello di Eyes Wide Shut, o di un estrapolato Gene Kelly. Infine, il tempo interiore, quello che sta nel silenzio di un concerto di John Cage, che aspetta il farsi e certifica il disfarsi dell’immagine nel brusio di ciò che accade nonostante.

La posizione dello spettatore in “Goldroom” negli spazi del Mercato Coperto di Ravenna
Lo spettatore sceglie se seguire l’andirivieni del video alle spalle di Marco Valerio Amico, autore insieme a Rhuena Bracci anche della coreografia, che blocca, congela e scongela gli attimi in differita e in contemporanea. Oppure se mettere ordine alla narrazione della scena che si disloca in uno spazio – direbbero quelli di Studio Azzurro – sensibile. Sensibile perché attivato dalle musiche originali di Bruno Dorella, che contamina periferia e centro, aprendo il fuori al dentro e unendo in un orologio ritmico i tempi diversificati dei singoli straordinari performer: Carolina Amoretti, Marina Bertoni, Rhuena Bracci, Andrea Dionisi, Agnese Gabrielli, Marco Maretti.
Il valore dell’installazione coreografica di “Goldroom”
Tempi a orologeria dalle ghiere inceppate, frammenti di un discorso che – come un testo di Isgrò – cancella i connettivi, le coerenze sintattiche. Piovono frammenti che diventano oro, piovono da un fuori campo che – come nella sala di Shining – arrivano senza mostrarsi nella sostanza. Memorie esterne che si stratificano come frattali, dove ogni frontiera grammaticale del gesto ne contiene un’altra senza soluzione di continuità. Qualcosa accade prima che diventi narrazione, prima che avvenga, trapassato remoto e impossibile presente; accade altrove e per darsi fragilmente alla vita si mescola alla vita per liquefarsi tra chi sorseggia un aperitivo e chi sprofondato sui divani del Mercato guarda il cellulare. Una “specie di spazi”, una rivisitazione postmoderna di Kantor: scena e fuori scena non separano la vita dalla morte ma la contaminano in un melting pot. In un franare di tentativi tanto dell’improvvisazione quanto della sua struttura.
D’altronde ci aveva detto Jannis Kounellis, qual è la differenza tra un pavimento fotografato e un pavimento? Questi tappeti d’oro che non trasformano come re Mida il gesto in oro ma sono la soglia tra astratto e figurativo, tra il volume plastico che i teli prolungano nello spazio la pura e astratta dimensione ritmica della ripetizione di un movimento.
Simone Azzoni
Le prossime date di Goldroom:
Fuori Programma – Teatro India Roma il 7 e l’8 luglio.
Hangartfest, Villa Imperiale, Pesaro 12 e 13 settembre
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