10 nuovi libri di arte usciti da poco. Ma anche di tecnologia e memoria
Sono come sempre vasti i temi attraversati dai nostri consigli di lettura: a questo giro ve ne proponiamo ben 10, tutti di recente pubblicazione, per esplorare il presente, le sue contraddizioni e le sue meraviglie
Dai musei all’intelligenza artificiale, dalla cultura rave alla black music, dal corpo come territorio di trasformazione fino ai paesaggi affettivi dell’architettura, i libri raccolti in questo articolo offrono una ricognizione ampia e stratificata di alcune delle questioni più vive del presente culturale. Sono novità editoriali molto diverse per tono, ambito e formato, ma accomunate dalla capacità di mettere in relazione linguaggi, discipline e sensibilità che oggi difficilmente possono essere pensati in modo separato. Accanto a saggi teorici e volumi di taglio storico, emergono libri che lavorano sulla testimonianza, sulla memoria, sull’esperienza sensoriale e sulla materia stessa dell’immagine: dalla Milano di Paolo Monti alla Palestina di Giovanni Gaggia, dal pixel osservato come unità minima del visibile fino all’avvento dell’arte senza artista. Ne esce una costellazione di titoli che invita a leggere il presente non come superficie uniforme, ma come intreccio di corpi, suoni, spazi, tecnologie e immaginari in continua ridefinizione.

Hackerare il linguaggio – Martina Maccianti
Con Hackerare il linguaggio Martina Maccianti prende una questione apparentemente astratta – il rapporto tra lingua, potere e tecnologia – e la restituisce in una forma sorprendentemente concreta. Il punto di partenza è netto: il linguaggio non serve soltanto a descrivere il mondo, ma contribuisce a costruirlo, stabilendo ciò che può essere nominato, condiviso, persino pensato. In un presente in cui le parole vengono sempre più spesso catturate da piattaforme, automatismi e funzioni algoritmiche, il rischio è che la lingua smetta di essere uno spazio vivo e diventi un codice da subire. Il libro si muove proprio dentro questa tensione. Maccianti propone di “hackerare” il linguaggio, cioè di entrare nei suoi dispositivi, comprenderne i meccanismi, sabotarne gli usi più normativi. È una metafora efficace, perché sposta subito il discorso dalla teoria pura alla pratica critica. La linguistica contemporanea, invece di restare confinata all’accademia, viene ripensata come una cassetta degli attrezzi condivisa, utile a smontare quelle che l’autrice definisce, con felice precisione, le “gabbie del dicibile”.L’aspetto più interessante del volume sta nella sua capacità di tenere insieme accessibilità e radicalità. Da una parte Maccianti prova a rendere leggibili concetti complessi, dall’altra non rinuncia a una tesi forte: il linguaggio è un campo di conflitto, e oggi questo conflitto passa anche attraverso il modo in cui gli esseri umani delegano alle macchine la produzione, la classificazione e la circolazione delle parole. In questo scenario, il “bug”, il glitch, l’errore non sono semplici incidenti di sistema, ma possibili spazi di libertà, aperture da cui far entrare altre soggettività, altre narrazioni, altri futuri.
Martina Maccianti – Hackerare il linguaggio
Krisis Publishing, 2026
pp. 124, € 15
ISBN 9791282345057

Restituire – Maria Pia Guermandi
Con Restituire, Maria Pia Guermandi affronta uno dei nodi più urgenti e più a lungo rimossi del dibattito museologico contemporaneo: la restituzione dei patrimoni sottratti durante l’espansione coloniale. Il merito del libro sta nel non trattare la questione come semplice controversia diplomatica o morale, ma come un dispositivo storico e politico che rivela il modo in cui l’Occidente ha costruito la propria idea di patrimonio, universalismo e legittimità. Il volume ricostruisce con chiarezza il lungo percorso che ha portato il tema delle restituzioni dalle sedi internazionali alle pratiche museali, mostrando come convenzioni, principi giuridici e narrative istituzionali abbiano spesso funzionato più come strumenti di conservazione degli equilibri di potere che come vie di riparazione. Guermandi segue casi noti e meno noti – dai marmi del Partenone ai bronzi del Benin, fino ai manufatti provenienti dal Palazzo d’Estate di Pechino – per far emergere la complessità politica, etica e legale di una materia che i musei occidentali hanno a lungo preferito trattare come eccezione, anziché come questione strutturale. L’aspetto più interessante del libro è forse proprio questo: Restituire non si limita a chiedere una correzione del passato, ma invita a ripensare radicalmente il presente dei musei. Tra antropologia, diritto, storia e politica, Guermandi mostra come le richieste provenienti dai Paesi africani e dalle comunità indigene abbiano incrinato l’idea stessa di neutralità museale, costringendo le istituzioni culturali a confrontarsi con la propria genealogia coloniale. Ne esce un saggio lucido e molto necessario, che non offre scorciatoie ma impone una domanda non più rinviabile: che cosa significa davvero giustizia culturale, oggi?
Maria Pia Guermandi – Restituire. L’elefante nella stanza dei musei occidentali
Nomos Edizioni, 2026
pp. 200, € 24,90
ISBN: 9791259582829

Fare museo – Martina De Luca, Elena Pelosi (a cura di)
Con Fare museo, il museo viene osservato non tanto come luogo espositivo, ma come ecosistema professionale in trasformazione. Il volume, nato dall’esperienza di Toolkit for museum della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, ha un pregio preciso: spostare l’attenzione dalle sole istituzioni alle persone che le abitano, le progettano, le comunicano e le rendono vive ogni giorno. Il libro raccoglie contributi diversi ma tenuti insieme da un’idea forte: nel museo del XXI secolo la dimensione educativa, relazionale e interdisciplinare non è più accessoria, bensì strutturale. Da qui la riflessione sui nuovi orizzonti del museo, sul tema della sostenibilità, sul rapporto tra memoria e dispositivi, ma anche sulle figure professionali che oggi ne ridefiniscono il funzionamento: curatori, educatori, registrar, comunicatori. Il museo emerge così come un luogo in cui competenze differenti devono continuamente dialogare, aggiornarsi, ripensarsi. L’aspetto più interessante del volume sta proprio nella sua natura pratica oltre che teorica. Fare museo non si limita a enunciare principi, ma restituisce un’esperienza formativa concreta, mettendo a fuoco nodi critici, esigenze nuove e possibilità di crescita professionale in una fase in cui i musei sono chiamati a ridefinire la propria funzione pubblica. Ne risulta un libro utile, chiaro, ben calibrato, che parla agli addetti ai lavori ma anche a chi voglia capire come stia cambiando, oggi, l’idea stessa di lavoro museale.
Martina De Luca, Elena Pelosi (a cura di) – Fare museo. Nuovi scenari, professioni e formazione continua
Luca Sossella Editore, 2026
pp. 168, € 14
ISBN 9791259981097

Milano 1957/1973 – Paolo Monti
Con Milano 1957/1973 Humboldt Books affida a Paolo Monti il racconto di una città nel momento forse più decisivo della sua trasformazione novecentesca. Il libro intercetta gli anni in cui Milano, uscita dalle ferite della guerra, si ridisegna attraverso l’architettura, le infrastrutture, i nuovi flussi di persone e l’immaginario della modernizzazione. Ma il suo interesse non sta soltanto nel valore documentario: sta soprattutto nello sguardo di Monti, capace di registrare la grande mutazione urbana senza mai separarla dalla qualità minuta dei dettagli, delle superfici, delle presenze. I due poli simbolici di quella stagione – la Torre Velasca e il Pirellone – fanno da sfondo a una città che si verticalizza, si organizza, si accelera. Intorno a loro si moltiplicano cantieri, stazioni, snodi della nuova metropolitana, edifici che ancora oggi definiscono l’identità visiva di Milano. Monti osserva tutto questo con una lucidità che non coincide mai con la freddezza: nelle sue immagini la modernità non è solo forma, ma atmosfera, ritmo, tensione tra pieni e vuoti, tra permanenza e sostituzione.
Il pregio del volume sta proprio nel restituire Milano come organismo in movimento. Non una celebrazione lineare dell’epoca d’oro dell’architettura milanese, ma una ricognizione visiva in cui la città appare mentre si fa, mentre si stratifica, mentre riempie le proprie ferite con nuove geometrie e nuovi assetti. E Monti, forse più di altri, riesce a tenere insieme la dimensione monumentale di questa trasformazione con la precisione quasi affettiva per le tracce minime del costruire.
Paolo Monti – Milano 1957/1973
Humboldt Books, 2026
pp. 96, € 20
ISBN 9791280336422

Arte senza artista – Luigi Bonfante
Con Arte senza artista, Luigi Bonfante entra in uno dei territori più affollati e controversi del presente, quello dell’intelligenza artificiale applicata alla produzione di immagini, testi e musica, evitando però sia l’entusiasmo facile sia il rifiuto apocalittico. Il suo punto di partenza è una domanda tanto semplice quanto decisiva: le macchine possono davvero fare arte, o stanno soltanto ridefinendo in modo radicale il contesto in cui continuiamo a pensare l’arte come esperienza irriducibilmente umana? Il libro ha il merito di affrontare la questione tenendo insieme storia, tecnica e filosofia. Bonfante ricostruisce il passaggio dalla “vecchia” intelligenza artificiale alle reti neurali e ai modelli generativi contemporanei, mostrando come strumenti come Dall-E, Midjourney o Stable Diffusion non siano soltanto nuovi mezzi di produzione, ma anche dispositivi che mettono sotto pressione idee consolidate di autorialità, creatività, immaginazione e stile. Il tema non viene mai trattato in astratto: l’autore entra nei meccanismi della machina artifex, nelle sue logiche di apprendimento, nelle sue analogie e nelle sue fratture rispetto all’invenzione umana. L’aspetto più interessante del volume è forse proprio il suo equilibrio. Bonfante non cede alla tentazione di dichiarare superata la figura dell’artista, ma non si rifugia neppure in una difesa nostalgica della centralità umana. Piuttosto, osserva le zone di contatto, di divergenza e di possibile collaborazione tra umano e non umano, soffermandosi anche su chi ha già fatto dell’IA un nuovo terreno estetico, come Pierre Huyghe. In questo senso il libro non parla solo di sostituzione o minaccia, ma di trasformazione del campo artistico e di apertura verso una sensibilità che potremmo davvero definire postumana.
Luigi Bonfante – Arte senza artista. Esperimenti estetici con l’intelligenza artificiale generativa
Johan & Levi, 2026
pp. 192, € 23
ISBN: 9788860104021

Never Alone – Cheyenne Clementi e Valentina Morandi
Con Never alone, Cheyenne Clementi e Valentina Morandi riportano alla luce una stagione della cultura rave europea senza trasformarla in reliquia nostalgica né in pura iconografia underground. Il libro, costruito attraverso fotografie analogiche in bianco e nero e nato da un’esperienza diretta, riesce a restituire la rave culture tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila come fenomeno insieme visivo, sociale e politico, prima ancora che musicale. Il pregio del volume sta proprio nella sua posizione interna. Le immagini non osservano quel mondo dall’esterno, con lo sguardo del reportage sociologico o del documento di costume: lo attraversano. Corpi, convivenze temporanee, paesaggi, stanchezze, notti, spostamenti, forme di condivisione e marginalità emergono come parti di un ecosistema che aveva nella musica un centro, ma non il solo significato. In gioco c’era anche un’idea di comunità, di circolazione, di libertà dai codici dominanti, di costruzione di spazi e tempi altri rispetto alla normalizzazione della vita urbana e mediatica. Le 196 pagine in bianco e nero danno al libro una coerenza forte, quasi programmatica. La scelta analogica non ha solo un valore filologico, ma rafforza il senso di una testimonianza radicata in un’epoca precedente alla piena piattaformizzazione dell’esperienza. Never alone mostra infatti un mondo che si organizzava ancora attraverso presenza fisica, passaparola, attraversamento dei territori, condivisione diretta. E proprio per questo oggi il libro acquista un valore ulteriore: non solo documenta una controcultura, ma rende visibile una forma di socialità e di immaginario che appare ormai lontana, pur continuando a influenzare molte sensibilità contemporanee.
Cheyenne Clementi, Valentina Morandi – Never alone. Raving in Europe 1997-2004
Drago, 2026
pp. 196, € 59
ISBN: 9788898565740

Black beauty – Nicola Gaeta
Con Black beauty, Nicola Gaeta affronta la musica nera non come semplice successione di generi o di icone, ma come una grande costellazione culturale in cui storia sonora, esperienza politica, spiritualità e memoria collettiva continuano a intrecciarsi. Il libro prende sul serio l’idea che la black music sia molto più di un archivio musicale: è un modo di raccontare la diaspora afroamericana e, insieme, uno dei luoghi in cui il Novecento e il presente hanno imparato a pensarsi attraverso il suono.
Il volume attraversa oltre un secolo di musica seguendo una linea che va dai work songs alle forme più recenti dell’elettronica afro-diasporica, ma evita l’impostazione enciclopedica o scolastica. Piuttosto, costruisce una mappa narrativa in cui ogni snodo storico diventa occasione per mettere in dialogo biografie, contesti, poetiche e traiettorie discografiche. Jazz, gospel, blues, soul, funk, reggae, rap, house, avant-garde e musiche spirituali non vengono trattati come compartimenti separati, ma come linguaggi che si richiamano e si trasformano a vicenda. Uno degli aspetti più riusciti del libro sta proprio nei ritratti. Gaeta alterna figure canoniche e personalità più laterali, evitando di ridurre la storia della musica nera a una galleria di nomi intoccabili. Da Coltrane a Kendrick Lamar, da Mingus a Stevie Wonder, da Nina Simone a Lauryn Hill, il racconto cerca sempre di tenere insieme il suono e il mondo che quel suono ha attraversato. Il risultato è un libro che parla di estetiche, ma anche di lotte, visioni, ferite, desideri di trascendenza e forme di resistenza. Si avverte, dietro la scrittura, una lunga consuetudine con questo universo: quella del dj, del critico, del frequentatore di club e festival, di chi ha ascoltato questa musica non solo come repertorio da studiare ma come esperienza vissuta. È forse questo a dare a Black beauty il suo tono più convincente: una competenza ampia che non si traduce in distanza, ma in partecipazione. Il libro riesce così a essere insieme guida, racconto e dichiarazione d’amore critica verso una tradizione musicale che continua a rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici.
Nicola Gaeta – Black beauty. Storie di musica nera
Low Edizioni, 2026
pag. 800, € 25
ISBN 9791281531246

Quel bacio tra i capelli – Cinzia Pedone
Più che una semplice ricostruzione biografica, Quel bacio tra i capelli sceglie un punto d’osservazione preciso e finora poco frequentato: il breve soggiorno di Pino Pascali a Turi tra il 1943 e il 1944, durante lo sfollamento della famiglia da Bari sotto i bombardamenti. È proprio in questo scarto temporale, apparentemente marginale, che Cinzia Pedone individua una soglia decisiva per comprendere la formazione emotiva e immaginativa dell’artista. Il libro non pretende di riscrivere per intero la vicenda di Pascali, già ampiamente storicizzata, ma illumina un nucleo infantile, domestico e territoriale che aiuta a leggere con maggiore profondità la sua opera.L’aspetto più interessante del volume sta nel modo in cui intreccia memoria familiare, fonti locali e costruzione critica. Pedone lavora infatti su materiali poco noti o inediti, tra cui il periodico Turi Chiesa Madre Nova et Veterae le tesi di Gaetano e Antonietta Di Maggio, sollecitate a suo tempo dall’arciprete don Vito Ingellis, figura centrale in questa storia di relazioni e custodia della memoria. Attorno a questi documenti si compone un racconto che restituisce non solo il bambino Pascali, ma anche il contesto umano che lo accoglie: la famiglia, il paese, la campagna, gli animali, i muri a secco, gli attrezzi agricoli, il paesaggio pugliese che diventerà più tardi deposito sotterraneo di immagini, materiali e tensioni poetiche. Il libro insiste molto, e con ragione, sul rapporto tra infanzia e linguaggio artistico. Le parole dello stesso Pascali, disseminate nel volume, fanno da controcanto a questa ipotesi: il gioco come attività conoscitiva, il recupero delle origini, il “mondo eroico infantile” come matrice di sperimentazione. Così l’infanzia non viene ridotta a aneddoto sentimentale, ma appare come un vero serbatoio di forme e posture: l’irrequietezza, il rapporto con gli oggetti, la familiarità con il mare e con gli animali, l’attrazione per il finto che sembra vero, tutti elementi che il libro suggerisce di leggere come prefigurazioni del futuro artista.
Cinzia Pedone – Quel bacio tra i capelli. Pino Pascali a Turi in fuga dalle bombe su Bari del 1943
AGA Editrice, 2026
pag. 88, € 20
ISBN 9788895089799

Com’è il cielo in Palestina? – Giovanni Gaggia
Con Com’è il cielo in Palestina? Giovanni Gaggia costruisce un libro che si colloca in una zona liminare tra saggio d’artista, testimonianza civile e dispositivo relazionale. Il suo punto di partenza è netto: di fronte a un presente segnato da violenza, rimozione e silenziamento, l’arte non può limitarsi a rappresentare, ma deve interrogare la propria possibilità di prendere posizione. È da qui che nasce un progetto che sceglie il ricamo, la parola e il gesto condiviso come forme di resistenza, sottraendosi programmaticamente alla sovrapproduzione di immagini che spesso accompagna le tragedie contemporanee. Il libro si sviluppa lungo tre direttrici – pratica, poetica, politica – e proprio in questa triplice articolazione trova la sua forza. Gaggia non presenta il lavoro artistico come espressione individuale autosufficiente, ma come campo di responsabilità, di ascolto e di relazione. La pratica tessile, in questo contesto, diventa qualcosa di più di una tecnica: è una modalità di presenza, lenta e consapevole, che ricuce frammenti di memoria e costruisce uno spazio condiviso di attenzione. Uno degli aspetti più interessanti del volume sta nel rifiuto di “raccontare sugli altri” per tentare invece di raccontare “con gli altri”. Questa differenza, tutt’altro che formale, sposta radicalmente il baricentro del progetto. Le testimonianze, i sogni, le descrizioni del cielo palestinese raccolte dal 2023 in avanti, insieme alle storie di chi ha ricamato o fotografato, danno forma a una narrazione corale che cerca di evitare tanto la distanza documentaria quanto la retorica della partecipazione. Il risultato è un libro che interroga il senso stesso della prossimità: come si sta accanto, come si ascolta, come si trasforma una pratica artistica in responsabilità collettiva.
Giovanni Gaggia – Com’è il cielo in Palestina?
Mar dei Sargassi, 2026
200 pagine, € 18
ISBN 9791280720375

The Pixel – Francesca Seravalle
Con The Pixel Francesca Seravalle prende l’unità minima dell’immagine digitale e la trasforma in un oggetto di riflessione sorprendentemente ampio. Il pixel, che oggi sembra talmente ovvio da risultare quasi invisibile, viene riportato al centro come elemento decisivo della nostra esperienza contemporanea: non solo supporto tecnico di fotografie, video, schermi e videogiochi, ma vero mattone simbolico di un mondo in cui testo, immagine e persino pensiero vengono tradotti in informazione discreta. Il pregio del libro sta proprio in questo spostamento di fuoco. Invece di trattare il pixel come dettaglio specialistico, Seravalle lo segue attraverso ambiti diversi – arte, fotografia, tecnologia, video game – mostrando come la sua storia coincida in parte con quella della nostra sensibilità visiva. Il pixel non è solo ciò che compone l’immagine: è anche ciò che la interrompe, la rende leggibile come costruzione, la espone alla manipolazione e alla trasformazione. Da qui deriva la sua duplice natura, tecnica ed estetica, ma anche etica, perché ogni intervento sul pixel chiama in causa il modo in cui le immagini vengono prodotte, alterate, consumate e credute. Uno degli aspetti più interessanti del volume è il suo stare tra storia del visivo e teoria della contemporaneità. Il pixel viene osservato come segno minimo ma non neutro, punto di partenza di una rivoluzione che ha cambiato il nostro linguaggio quotidiano, la nostra percezione delle immagini e perfino il nostro rapporto con la realtà. E proprio perché oggi tutto passa attraverso la sua logica, il libro acquista un valore ulteriore: invita a interrogare ciò che normalmente diamo per scontato, restituendo complessità a una componente apparentemente elementare del mondo digitale.
Francesca Seravalle – The Pixel
Corraini, 2026
360 pagine, € 32
ISBN 9791254931615
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