Il Museo Galileo di Firenze ha finalmente “riunito” il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci (Anchiano, 1452 – Amboise, 1519), rimediando a una “partizione ideologica” vecchia di quattrocento anni. Oltre 500 pagine sono state infatti rimosse dal codice tra Cinquecento e Seicento, alterando l’identità di quello che a tutti gli effetti è il più grande taccuino dello scienziato, inventore e artista italiano giunto fino a noi. Ora, grazie alla biblioteca digitale e centro studi Leonardotheka, che dal 2023 rende accessibili digitalmente parti del Codice Atlantico, il codice torna completo, anche se in forma digitale.
Il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci
Conservato presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, il Codex Atlanticus è la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo. Compilato tra il 1470 e la morte di Leonardo nel 1519, comprende alcune delle invenzioni più note dell’artista-ingegnere, come la macchina volante, e deve il proprio nome al formato dei fogli su cui vennero incollati i disegni, normalmente utilizzato per gli atlanti geografici.

L’intervento di Pompeo Leoni
Alla morte di Leonardo, i suoi manoscritti passarono prima al suo ultimo allievo, Francesco Melzi, e poi allo scultore italiano Pompeo Leoni, che alla fine del XVI Secolo li smontò e li divise in due album secondo il suo gusto personale, separando le sperimentazioni artistiche di Leonardo da quelle tecniche e scientifiche. Una divisione in diretto contrasto con il principio rinascimentale che voleva che arte e scienza non fossero distinte. Dopo molte peripezie, il genero di Leoni, Polidoro Calchi, vendette la parte tecnica – quella che oggi chiamiamo Codice Atlantico – al conte Galeazzo Arconati, che la donò alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, fondata da Federico Borromeo nel 1609. La parte artistica arrivò invece in Inghilterra, entrando poi a far parte del Royal Collection Trust del Regno Unito (cioè la Collezione Reale, forse come dono a Carlo II) dove si trova tuttora.
La ricomposizione del manoscritto di Galileo
Il Museo fiorentino ha quindi ricomposto digitalmente il manoscritto da 1.119 pagine riunendovi le circa 550 pagine che aveva rimosso Leoni. L’operazione è stata l’occasione per inaugurare la Leonardotheka 2.0, la nuova versione di uno strumento digitale che consente di avere accesso a documenti e materiale accademico sul Codex Atlanticus. La Leonardotheka, formalmente avviata nel 2017, ha ricostruito le nuove pagine studiando dimensioni, materiali e filigrane, e riportando alla luce, tra gli altri, il disegno di un cavallo che si pensa risalga a quando l’artista definì il progetto per il monumento equestre a Francesco Sforza a Regisole (Pavia).
Divulgare Leonardo senza tradirlo
“Viviamo in un mondo in cui la figura di Leonardo viene sempre più banalizzata o ridotta a giochi interattivi superficiali o mostre immersive che spesso rispondono a logiche esclusivamente commerciali”, ha detto il direttore esecutivo del Museo Galileo, Roberto Ferrari. Che ha sottolineato anche come questo sia un ottimo esempio di come le istituzioni culturali possano mantenere la proprietà intellettuale delle proprie iniziative digitali, senza andare a delegarle a soggetti terzi.
Giulia Giaume
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati