Fabio Mauri nasceva 100 anni fa e non ha mai smesso di essere attuale. Le celebrazioni del centenario
Nell’occasione delle celebrazioni per il centenario dalla sua nascita e della presentazione del catalogo ragionato, guardiamo con occhi puntati al presente e al futuro al lavoro di Fabio Mauri. L’artista che, più di tutti, ci ha insegnato che l’ideologia può essere smascherata
Firenze, settembre 1980. Lo specchio d’acqua su cui si riflette la Palazzina Reale di Santa Maria Novella si tinge di rosso sangue. Il contrasto con il candore del gruppo scultoreo realizzato da Italo Griselli, composto dalle antropomorfizzazioni del fiume Arno e della sua Vallata, è forte. L’asta su cui normalmente sventola il tricolore, regge una lunga tela da pittore bianca, che scende fino alla vasca sottostante, imbevendosi del suo nuovo colore. Lo scostamento appare minimo, ma incredibilmente efficace nel muovere un J’accuse al regime fascista che aveva inaugurato la Palazzina nel 1935, e la cui eredità persiste nell’architettura e nella scultura non solo di questo luogo, ma di un esteso patrimonio edile in tutto il Paese. L’autore dell’installazione, realizzata nell’ambito della rassegna Umanesimo/Disumanesimo nell’arte europea 1890/1980 a cura di Lara-Vinca Masini, era Fabio Mauri, artista tra i più eterogenei dell’Italia postbellica che quest’anno avrebbe compiuto 100 anni. Nella convinzione della necessità di una diffusione capillare del lavoro di Fabio Mauri, e di fare i conti con una eredità fascista evidentemente non ancora del tutto esaurita, abbiamo deciso di omaggiarlo dedicandogli la copertina del numero 90 di Artribune Magazine, in distribuzione a partire dall’inaugurazione della Biennale di Venezia e fino a fine giugno. Un contenuto che non sarebbe stato possibile senza il supporto del Comitato Scientifico e dello Studio Fabio Mauri, così come delle istituzioni, delle gallerie e delle figure professionali che supportano la continuità dello studio e dell’attivazione della sua opera.

Chi era Fabio Mauri
Nato a Roma il 1° aprile 1926 e cresciuto a Milano e a Bologna, seguendo la carriera del padre Umberto nell’editoria, Fabio Mauri conobbe da vicino il fascismo. Il ricordo della pomposa visita di Hitler a Firenze nel 1938, che incluse anche la Palazzina Reale, è seminale per la sua produzione artistica futura: qui Mauri partecipò come membro (insieme al suo amico Pier Paolo Pasolini) di una squadra della Gioventù Italiana del Littorio, vincendo la competizione intellettuale giovanile; un’esperienza i cui riverberi si leggono in tutto il lavoro di Mauri, nel suo continuo scardinare l’ideologia, e soprattutto nella celebre performance del 1971, intitolata Che cosa è il fascismo. In queste poche righe abbiamo menzionato già due differenti medium dell’artista: l’installazione e la performance. Ma Fabio Mauri fu anche pittore, scultore, scrittore, drammaturgo, docente, intellettuale multiforme, ma la sua eterogeneità fu anche motivo di incomprensione. Grande riverbero ottennero i suoi Schermi, fra i primi e più fertili esempi di tele estroflesse del secondo Novecento, così come la performance Ebrea, realizzata per la prima volta alla Galleria Barozzi di Venezia nel 1971, o le proiezioni – tra cui quella celebre del Vangelo secondo Matteo direttamente sul corpo del suo regista, ancora una volta Pasolini, nel maggio 1975, pochi mesi prima della sua morte. Quello di Fabio Mauri, in sintesi, è un lavoro che, nell’indagare e ribaltare gli strumenti dell’ideologia, non solo fascista, è ancora in grado di chiamare al banco dei testimoni il nostro sempre più compromesso rapporto con la verità e con l’etica; e lo fa mediante una inscindibile multidisciplinarietà, che sovrappone arte e filosofia, fisica e teologia.
Il catalogo ragionato di Fabio Mauri
Non sarebbe possibile indagare in questa sede l’intera produzione di Mauri: per questo esiste il catalogo ragionato, a cura di Carolyn Christov-Bakargiev, disponibile online e presto anche in forma cartacea, già presentato a Venezia durante i giorni di apertura della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, manifestazione a cui Mauri ha partecipato sei volte in vita, e due volte in seguito alla sua morte, nel 2009.

Le celebrazioni per il centenario dalla nascita di Fabio Mauri, tra mostre passate…
Il catalogo ragionato è certamente uno strumento importante per la continuità di una lettura storico-critica del lavoro di Fabio Mauri ed è ciò che – di questo centenario – rimarrà sicuramente più a lungo. Le celebrazioni in omaggio dell’artista, tuttavia, si compongono anche di eventi temporanei, mostre, reenactment delle sue maggiori performance e riallestimenti delle sue installazioni, in Italia e all’estero. Un palinsesto che, quando scriviamo, è già giunto quasi a metà strada. È stata la mostra Fabio Mauri. De Oppressione alla Triennale di Milano a inaugurare le celebrazioni. La mostra, ospitata dall’istituzione milanese tra dicembre 2025 e febbraio 2026 e realizzata dall’Associazione Genesi, ha avuto il merito di portare all’attenzione lavori meno conosciuti dell’artista. E, come ci spiega la curatrice Ilaria Bernardi, “ha messo in luce come per Mauri l’oppressione non sia solo contenuto ma vero e proprio dispositivo iscritto nei meccanismi stessi della visione e della conoscenza, e come affrontarla permetta di trasformare l’opera d’arte in luogo di rivelazione e responsabilità”.
Se l’oppressione è una faccia della medaglia, l’altra è certamente l’ideologia. Proprio l’ideologia è il tema della mostra che Palazzo del Medico a Carrara ha ospitato negli scorsi mesi, con la curatela di Angelo Capasso, che così racconta l’esposizione: “A Carrara, dove in passato Mauri ha tenuto alcune lezioni, abbiamo presentato un folto numero di opere sull’argomento, tra cui alcune opere mai esposte in precedenza appartenenti al ciclo Formazione di un pensiero anarchico, originariamente prodotte nel 1973, rilette dall’artista nel 1995. L’Ideologia e l’anarchia quindi si trovano in un dialogo intrigato nella città di Carrara che conta un gran numero di eventi legati all’anarchia (culminati con la nascita della Federazione Anarchica Italiana)”. Una mostra, dunque, inevitabilmente molto radicata anche nel contesto storico e sociale della città che la ospita.

… mostre in corso…
Meno esplicitamente “politica” è invece la mostra curata da Ivan Barlafante alla Galleria Michela Rizzo di Venezia (rappresentante italiana dell’artista, mentre la controparte internazionale è Hauser & Wirth). Il tema, in questo caso, è quello del tempo: una inedita prospettiva sul lavoro dell’artista, che ne amplia lo studio e le possibilità di ricezione. Parlando della mostra del 2009 che inaugurò negli stessi spazi a tre settimane dalla morte dell’artista e di quella che si aprirà nella prima settimana della Biennale Arte di Venezia 2026, la gallerista ci racconta: “Allora fu una circostanza molto toccante e commovente, la mostra, bellissima, ebbe un grande successo. Sarà così anche questa volta, e nutro grandi aspettative. Negli anni, abbiamo collaborato continuativamente con la famiglia e con lo studio Mauri, e un pensiero voglio dedicarlo ad Achille, fratello di Fabio e suo sostenitore indefesso, amico indimenticato e indimenticabile”.
… e mostre future
Dopo l’estate, le celebrazioni per i 100 anni dalla nascita di Fabio Mauri proseguono al MAXXI – L’Aquila, città (quest’anno Capitale italiana della Cultura) alla cui Accademia di Belle Arti l’artista fu docente di Estetica della Sperimentazione tra il 1979 e il 1999. Come spiega Francesco Stocchi, direttore del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, “le opere concepite in quegli anni costituiscono il cuore del percorso espositivo, evidenziando il legame tra la sua ricerca, la città e i suoi abitanti. Il progetto [a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini, ndr] restituisce l’attualità di una riflessione critica su immagini, ideologia e memoria”.
Anche la mostra che, nel febbraio 2027, aprirà le porte al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, evidenzia un rapporto tra l’artista e la città. Una caratteristica che – da Carrara all’Aquila, da Bologna a Firenze (come dimostra la copertina di questo numero) – delinea una geografia allargata della vita e del lavoro di Fabio Mauri, oltre alla sua Roma. A tal proposito, il direttore del MAMbo Lorenzo Balbi racconta: “Mauri è stato una figura fondamentale per la storia dell’arte italiana e per la città di Bologna, dove ha intrecciato più volte la vicenda della GAM/MAMbo con opere storiche come Intellettuale ed Europa Bombardata. Questa retrospettiva rappresenta un momento significativo di approfondimento e di rinnovata collaborazione attorno alla sua eredità”. Curata da Carolyn Christov-Bakargiev, la mostra bolognese, una volta conclusa, avrà poi una seconda vita nella sua restituzione all’estero, al MUDAM di Lussemburgo. Le parole della direttrice Bettina Steinbrügge, sono centrali per definire la rilevanza della figura di Mauri non solo per l’arte italiana, ma anche per un panorama europeo e globale, poiché l’oppressione, la propaganda e l’ideologia non conoscono confini geografici né temporali: secondo Steinbrügge, la pratica di Mauri “rende visibile ciò che spesso non lo è: come i sistemi politici modellano la percezione, il linguaggio e il comportamento. Il suo approccio è meno esplicito rispetto all’attivismo tradizionale, poiché riproduce, sposta ed espone le immagini del fascismo al fine di decostruire i suoi meccanismi. In tempi di saturazione mediatica, fake news e polarizzazione politica, questo crea uno spazio critico che, più che moralizzare, incoraggia la riflessione”.
Alberto Villa
Contenuto pubblicato su Artribune Magazine 90
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