Il festival Rencontres d’Arles 2026 tra Sud Globale, archivi e il centenario di William Klein
Fino al 4 ottobre la capitale francese della fotografia rilegge il mondo con oltre 50 mostre nel circuito ufficiale e diverse centinaia nell’Off. Ecco cosa non perdere
C’è un fil rouge che oggi unisce ambiti molto diversi, dall’arte al design, dalla moda alla fotografia: la crescente centralità del Sud Globale e delle sue narrazioni autonome. Dopo il ruolo centrale degli artisti congolesi alla recente Design Week di Parigi e la prima grande personale dedicata dal Grand Palais all’artista afroamericana Mickalene Thomas, anche i Rencontres de la Photographie d’Arles 2026 mettono l’Africa al centro della scena, affiancandola ad altri racconti legati a migrazione, esilio e riscrittura dell’identità. L’interesse verso il Made-in-Africa è in crescita anche nel mondo dell’arte, soprattutto tra i giovani – gli under 25 rappresentano il 50% della popolazione totale del continente – e in una classe media in espansione, che già conta più del 35% della popolazione. Un cambiamento che riguarda non solo la produzione creativa, ma anche il modo in cui il continente viene rappresentato: non più attraverso uno sguardo esterno, ma attraverso immagini costruite dai suoi stessi protagonisti.
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Cosa c’è da vedere ai Rencontres d’Arles 2026
Des mondes à relire (mondi da rileggere), il tema di questa 57esima edizione dei Rencontres de la Photographie d’Arles con oltre 50 mostre ufficiali e diverse centinaia nel circuito Off, aperte fino al 4 ottobre. La struttura del festival resta articolata nei sei capitoli che ormai ne definiscono la cifra narrativa. Indépendances è il cuore politico dell’edizione 2026: Arles apre il proprio percorso attraverso le storie d’emancipazione africane, dall’Algeria al Congo, passando per Ghana e Costa d’Avorio. Tra i progetti più significativi ci sono Ghana! Rêver l’indépendance (1956-1976), che ricostruisce il clima culturale del Ghana post-indipendenza; Paul Kodjo: Photoromance, dedicato a una figura fondamentale della cultura visiva ivoriana; Sammy Baloji: Paysage prisme, sulle tensioni tra tradizione, modernità e memoria coloniale; e Katia Kameli con Le Roman algérien, uno sguardo sulla costruzione delle narrazioni storiche attraverso immagini e archivi.

A questa riflessione sulle identità appartiene anche Le Chaos qui me donne vie. Atlas d’un pays imaginé, presentato alla Fondation Manuel Rivera-Ortiz. Il progetto nasce dall’incontro tra Oleñka Carrasco, fotografa e scrittrice ispano-venezuelana, e La Chica (Sophie Fustec), cantante, autrice e compositrice franco-venezuelana, vincitrici della settima edizione del Prix Swiss Life à 4 mains. L’opera affronta il tema dell’esilio come esperienza universale attraverso una cartografia sensibile di memorie e appartenenze. Le due artiste costruiscono l’atlante immaginario di un Paese possibile, un territorio senza confini geografici abitato da incontri che superano identità e nazionalità. Il loro lavoro nasce da una ricerca comune sull’esilio come movimento di rottura e trasformazione: un’esperienza dolorosa e destabilizzante che obbliga a reinventarsi. La resilienza diventa così un processo di ricostruzione fondato sulla memoria, sulla cura dei legami e sulla solidarietà.
Il tema del viaggio ai Rencontres d’Arles 2026
Nella sezione Traversées il viaggio è una condizione esistenziale: Bruno Boudjelal presenta Goudron: Tanger-Le Cap, una lunga traversata fotografica lungo l’Africa, mentre Anne-Lise Broyer torna sul Mediterraneo come spazio geografico e simbolico. La sezione Vies Sensibles amplia invece lo sguardo al mondo del vivente attraverso i lavori di Meghann Riepenhof, Lara Tabet, Rebekka Deubner e l’esperimento di batteriografia Le corps vitré, dove fotografia, materia biologica e ricerca scientifica entrano in dialogo.

La retrospettiva di William Klein ai Rencontres d’Arles 2026 e l’importanza degli archivi
Relectures è la sezione dedicata alle grandi riletture storiche. Nel centenario della nascita, William Klein è celebrato con una retrospettiva al Museon Arlaten. Una scelta significativa per un autore che ha trasformato il linguaggio fotografico attraverso il rapporto tra strada, moda, cinema e società. Accanto a Klein, il festival rende omaggio a Harry Gruyaert e a Ming Smith, figure fondamentali della fotografia americana contemporanea, entrambe protagoniste anche di incontri pubblici.
In Archives Incertaines torna la memoria instabile degli archivi, con Clément Cogitore che riflette, con Memory Palace, sulla fragilità delle immagini e sul loro ruolo nella costruzione del ricordo. La sezione Émergences guarda invece al futuro attraverso il Prix Découverte Fondation Louis Roederer, che presenta sette artisti tra cui Jordan Beal, Souleymane Bachir Diaw, Amira Lamti e Mallory Lowe Mpoka.
I fuori programma più interessanti dei Rencontres d’Arles 2026
Tra gli appuntamenti da segnalare ci sono Park Chan-wook fotografo: il regista coreano presenta per la prima volta in Europa il suo lavoro fotografico, rivelando una ricerca visiva parallela a quella cinematografica; Naissance(s) de la Photographie / Chassol: per il bicentenario della fotografia, un’esperienza immersiva che ripercorre le origini del medium attraverso immagini e universo sonoro creato da Chassol; La collezione Fnac x Nathacha Appanah con 100 fotografie della collezione Fnac reinterpretate attraverso Nos rêves lointains, pubblicato da Gallimard, un testo inedito di Nathacha Appanah, la scrittrice premio Femina. Infine, nella mostra 5 bis, le fotografie di Charlotte Gainsbourg realizzate dopo la morte del padre Serge e prima della trasformazione della casa familiare in museo.
Mariacristina Righi
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