L’omaggio a Kafka nella prima grande mostra del super artista William Kentridge a Praga 

Fino al 7 settembre la Kunsthalle Praha ospita “The Battle Between YES and NO”, importante retrospettiva in Repubblica Ceca, in cui l’artista sudafricano, oltre a proporre un ampio corpus di opere, rende omaggio all’autore ceco con un’opera espressamente creata per l’occasione

A dare il titolo alla mostra una serie di stampe di grandi dimensioni che William Kentridge (Johannesburg, 1955) realizzò nel 1998, l’anno in cui il governo sudafricano annunciò un primo programma di riforme sociali, accendendo le prime speranze per un cambiamento all’insegna dell’uguaglianza fra bianchi e neri. Pur affondando le sue radici nell’esperienza sudafricana, l’opera di Kentridge affronta temi ed emozioni universali come la colpa, la nostalgia, la disperazione e la fragilità della speranza, risuonando fortemente nel mondo odierno, segnato dalla polarizzazione politica e dal pericolo delle convinzioni intransigenti. 

William Kentridge, The Battle Between Yes and No, 202, installation view at Kunsthalle Praha. Photo Vojtech Veskrna
William Kentridge, The Battle Between Yes and No, 202, installation view at Kunsthalle Praha. Photo Vojtech Veskrna

Il legame di Kentridge con la Repubblica Ceca ripreso nella mostra alla Kunsthalle Praha

Il suo legame con la Repubblica Ceca (e la Cecoslovacchia) nacque fra il 1968 e il 1969, quando anche in Sudafrica giunse l’eco delle gesta e del pensiero di figure quali Jan Palach e Alexander Dubček che fecero pensare alla possibilità di un cambiamento nell’Europa dell’Est e, di riflesso, nel mondo intero. Su questa scia, le opere in mostre risentono anche dell’influsso di Kafka e Kundera, con la loro visione del mondo.

In occasione della mostra, la Kunsthalle Praha pubblicherà le trascrizioni complete delle lezioni tenute da Kentridge all’Università di Oxford nel 2024. Unendo riflessioni personali a intuizioni analitiche, le sei lezioni esplorano la nascita di un’idea, il ruolo dell’errore e il potere della revisione, ripercorrendo il percorso che da un frammento si trasforma in un’opera compiuta.

L’allestimento è di ampio respiro (anche in virtù delle grandi sale della Kunsthalle) e incentrato sui torni del bianco e del nero, in una sorta di cromatico richiamo all’idea del passato e della nostalgia. Scenografico ma mai pacchiano, il percorso della mostra si snoda come un percorso della memoria)

Il concetto di scelta e l’ars maieutica di Socrate nella mostra di Kentridge a Praga

Incertezza, improvvisazione, ignoto: sono i tre concetti principali alla base della ricerca di Kentridge. La mostra parla di Europa, di reminiscenze colonialiste, di Africa e della piaga del razzismo, e, in controluce, di utopie, di rivoluzioni, di oppressione e di lotte per la libertà, il tutto presentato come la possibilità che scaturisce dal sì e dal no. In primo piano, quindi, il concetto della scelta, che l’artista sudafricano presenta, in ottica aristotelica, come un “desiderio deliberato”, un atto razionale che distingue l’essere umano, e implica la conoscenza e la possibilità di scegliere il bene attraverso la virtù. Kentridge non approfondisce il giudizio sul bene e il male, ma attraverso le sue opere spinge i visitatori a formulare domande, riproponendo il meccanismo della socratica ars maieutica, in una ricerca della verità (non trasmissibile in quanto conoscenza innata) che deve sempre essere individuale, sulla scorta della propria esperienza guidata però dal senso critico. Le opere di Kentridge, quindi, hanno un valore morale basato sul rispetto dell’interlocutore.

Fra brani di Dvořák e Schübel, inseriti nei filmati che compongono diverse delle opere installative in mostra, la mostra scorre sotto lo sguardo e l’udito del pubblico, come un diorama guarda al passato, che fa vedere il mondo dal punto di vista del come sarebbe potuto essere se fossero state fatte scelte diverse. La mostra crea quindi l’occasione per riflettere sull’incertezza che ancora oggi domina il mondo, su quel piccolo o grande spazio che sta fra un sì e un no; senza dimentica che il sì è il no visto dall’altra parte e viceversa.

L’omaggio di Kentridge a Kafka con un’opera ad hoc alla Kunsthalle di Praga

Un momento culminante della presentazione a Praga è A Letter to Felice (2026), creata appositamente per la mostra praghese, la prima opera che Kentridge ha dedicato esplicitamente a Franz Kafka. Attingendo a frammenti di circa venti testi dello scrittore, tra cui romanzi, diari e lettere, compresa una indirizzata alla fidanzata di Kafka, Felice Bauer, l’opera assembla e riorganizza i passaggi in un dramma in sei atti, culminante in un film muto in cui lo stesso Kentridge appare indossando una maschera di Kafka. L’installazione riunisce immagini d’archivio, suoni, oggetti, performance e proiezioni all’interno di un ambiente compatto e stratificato, e richiama sia il teatro vittoriano dell’illusione sia la drammaturgia visiva di Quadri di un’esposizione di Kandinsky. Per inciso, Felice Bauer era una dattilografa tedesca di origini ebraiche, con la quale Kafka ebbe una appassionata relazione e che aveva pianificato di sposare, ma la scoperta di essere affetto dalla tubercolosi spinse lo scrittore a rompere la relazione nel 1917, per non coinvolgere la donna nella sua sofferenza. L’opera di Kentridge si presenta come una sorta di caleidoscopio che evoca la nostalgia per quello che avrebbe potuto essere e invece non è stato, un po’ sulla medesima atmosfera del brano Summer on a solitary beach di Franco Battiato. Storie parallele, quelle di Franz e Felice, che per quel gioco d’intrecci che a volte la cultura riesce a creare, rimandano al Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami. Di nuovo, suggerimenti “Occulti” che Kentridge mette a disposizione del pubblico, per indurlo ad allargare il punto di vista.

Niccolò Lucarelli

Praga // Fino al 7 settembre 2026
The Battle Between YES and NO. William Kentridge
KUNSTHALLE PRAHA (Gallery 1 & 2)
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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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