“Io non sono Un Pittore Anacronista”. La ricerca fraintesa dell’artista Carlo Maria Mariani
In occasione della mostra che Capodimonte dedica all’artista fino al 14 luglio 2026, Clayton Calvert, Direttore della Fondazione Carlo Maria Mariani, precisa il significato del percorso di un artista ancora male interpretato. Il riferimento critico è verso la mostra al Mart di Rovereto
In seguito alla frequente superficialità con cui viene talvolta etichettato il lavoro di Carlo Maria Mariani (Roma, 1931 – New York, 2021) – spesso associato con approssimazione saccente a movimenti anacronistici, persino nel contesto di mostre istituzionali museali collettive anche recenti –, la nostra Fondazione avverte il preciso e coerente dovere di intervenire. Sebbene l’artista sia stato inevitabilmente coinvolto e assimilato alle dinamiche e agli schieramenti che hanno caratterizzato il clima culturale italiano degli Anni ’70 e ’80 (fino al 1993, anno del suo trasferimento a New York), quel contesto appartiene decisamente ormai a un passato molto remoto, da rivisitare basandosi su reali e approfonditi orientamenti critici.

L’impegno della Fondazione Carlo Maria Mariani
Oggi, con coerenza e profondo e rigoroso impegno culturale, la Fondazione ha il compito di tutelare e rispettare la memoria e la volontà del Maestro, promuovendo la reale complessità del suo pensiero e i fondamenti teorici della sua opera. Un obiettivo che stiamo perseguendo con determinazione e costanza, anche attraverso una prestigiosa attività espositiva in ambito museale.
Le mostre dedicate a Carlo Maria Mariani
Attualmente, infatti, è in corso fino al 14 luglio, una sua rigorosa ed elegante mostra personale a Napoli, presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte, dal titolo I Segni dei Tempi, curata da Andrea Viliani e Antonio Martino (il catalogo della mostra sarà presentato nel Museo in data 23 giugno). Questa esposizione fa seguito a quella del 2024 a Firenze, organizzata con la Galleria degli Uffizi a Palazzo Pitti, dal titolo Arte oltre il tempo (curata da Vittorio Sgarbi e da me), e farà da apripista alla cruciale mostra retrospettiva di Milano a Palazzo Citterio dell’8 ottobre 2026 in collaborazione con la Pinacoteca di Brera, dal titolo Ad Aeternitatem pingo, che sarà curata da Eike Schmidt e sempre da me.
Mariani, il suo lavoro e gli altri
Al fine di superare definitivamente ogni equivoco concettuale e restituire l’esatta dimensione della sua ricerca, ritengo che la via più efficace, veritiera e potente, sia dare voce direttamente alle dichiarazioni del Maestro, artista isolato che rappresenta un “unicum” e che amava dire “O beata solitudo, o sola beatitudo”. Ciò ad assoluta tutela della sua volontà intellettuale e di quel rigoroso bagaglio concettuale e cerebrale che, da sempre, ha guidato e accompagnato la sua mano e quindi la sua sublime maestria pittorica, e nel rispetto anche della mitezza e della eleganza del suo carattere e della sua figura umana: “Io non sono un Artista, io non sono il Pittore, io sono l’Opus” (1977).
“I critici hanno cominciato a inserire i miei quadri in libri e in esposizioni che illustravano la tendenza anacronistica, contro la mia volontà e senza che io ne potessi trarre altro che confusione sulla lettura del mio lavoro. È allora, più in generale, che ho incominciato a essere assimilato con gli artisti del ‘ritorno alla pittura’ di stampo post-moderno. Lo storico dell’Architettura Charles Jenckes ha addirittura messo sulla copertina del suo libro POSTMODERN un mio dipinto, senza esservi autorizzato… io sono per vocazione un isolato, ma il mio lavoro nasce indubbiamente solo da urgenze di carattere concettuale.”
(1988).

Carlo Maria Mariani racconta sé stesso
“Io non sono Un Pittore Anacronista. Io non sono Un Pittore Colto. Questa precisazione vuole essere una smentita a quanto si scrive o esce dalla bocca di coloro che si ostinano, nel corso degli anni, a voler incapsulare l’intero mio percorso artistico in un assoluto statico ‘passato remoto,’ ossia classificandolo come un procedimento operativo in preda alla sovversiva nostalgia della classicità, e nel tempo stesso refrattario ai richiami dell’arte contemporanea (!); nella propagazione di queste teorie a me pare di riscontrare oltremodo una fondamentale carenza d’informazione storiografica o una probabile sconcertante amnesia. Infatti, si è ignorato o dimenticato o ancor peggio eluso i momenti fondamentali della mia attività segnati dall’atto artistico con un procedimento analitico-concettuale. Un percorso appunto, unico e irripetibile, contraddistinto dalla fuga nell’immaginario, in una sognante solitudine, nell’assoluto distacco da tutte quelle tendenze dai caratteri di reazione restaurativa che sono nate e si sono sviluppate – faccio presente – negli Anni Ottanta, ossia alcuni anni dopo la mia mostra personale ormai celebre del maggio 1975 inauguratasi nello Studio Cannaviello di Roma. Ora, a chi avesse ancora occhio e orecchio vorrei segnalare prima di tutto la necessità di non generalizzare e di saper distinguere affinché non s’imponga la moda spicciativa di buttarmi nel mazzo, dentro la fossa comune di epiteti non veritieri. In secondo luogo, è l’ora di cominciare a tirare le somme, perché un fatto è certo: la libertà di un artista va tutelata in ogni senso. Quindi torno a proclamare il mio fermo rifiuto di lasciarmi etichettare e di etichettarmi. A questo punto mi si risparmi per favore la menzione del mio nome nella serie svariata di appellativi inaccettabili estratti a sorte come le palline della tombola.
Grazie,
30 Gennaio 2013
Carlo Maria Mariani”.
Clayton Calvert
Napoli // fino al 14 luglio 2026
I Segni dei Tempi. Carlo Maria Mariani a Capodimonte
MUSEO E REAL BOSCO DI CAPODIMONTE – Via Lucio Amelio, 2
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati