Architetture, progetti e visioni. La storia del Santa Maria della Scala va in mostra a Siena

Inaugura il 29 maggio, la mostra “Santa Maria della Scala. Architetture, progetti e visioni” a cura di Luca Molinari restituisce al pubblico il nuovo Masteerplan strategico dell’Antico Ospedale di Siena

A quarant’anni dalla cessazione della funzione ospedaliera e dalla successiva operazione di trasformazione museale (non ancora completata), sviluppata a partire dal progetto vincitore di Guido Canali attraverso un percorso concorsuale che ha fatto scuola, la Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala di Siena ha intrapreso un particolare iter per la valorizzazione dell’intero complesso, situato di fronte al Duomo.
Presieduta da Cristiano Leone, con la direzione di Chiara Valdambrini, la Fondazione lavora infatti da mesi con Luca Molinari Studio: alla società milanese, che ha una solida esperienza nella progettazione culturale e museale, è stato affidato il compito di condurre un’analisi del progetto originario di Guido Canali e di coordinare il successivo processo di rigenerazione, che come abbiamo raccontato in passato vedrà la collaborazione di tre studi internazionali di architettura.

Oltre a seguire questo processo di rigenerazione, l’architetto Luca Molinari è anche curatore di Santa Maria della Scala. Architetture, progetti e visioni, la mostra visibile negli spazi dell’Antico Ospedale senese a partire dal 30 maggio (e fino al 27 settembre 2026).

Un masterplan corale per il nuovo Santa Maria della Scala di Siena

Per un complesso come il Santa Maria della Scala si è scelto di non affidare tutto a un unico studio di architettura, ma di attuare una regia condivisa che coinvolge realtà differenti come LAN Architecture, Odile Decq con PAngalos Feldmann Architectes e Hannes Peer Architecture, chiamate a intervenire su parti diverse del futuro assetto.
L’idea è quella di costruire una piattaforma aperta, un “esoscheletro concettuale e infrastrutturale”, come lo ha definito Luca Molinari, abbastanza solido da tenere insieme linguaggi differenti e abbastanza flessibile da accogliere ulteriori sviluppi nel tempo. Volevamo saperne di più e abbiamo deciso di fare qualche domanda al supervisore e curatore della mostra, Luca Molinari.

Santa Maria della Scala di Siena
Santa Maria della Scala di Siena

Intervista all’architetto Luca Molinari

Cosa intende quando dice che il nuovo masterplan del Santa Maria della Scala è un “esoscheletro concettuale e infrastrutturale”?
Intendiamo il fatto che abbiamo ideato, insieme alla presidenza del Santa Maria della Scala e al suo CdA, uno strumento flessibile capace di adattarsi nel tempo alle esigenze del museo. Fino a poco tempo fa si pensava ai musei attraverso piani molto più rigidi e vincolanti, che però spesso non rispondevano alle esigenze della comunità. Il Santa Maria della Scala non è un semplice museo: è un archivio, una fondazione, un luogo dove si produce educazione. Ma è anche un luogo della città, uno spazio in cui convivono molti eventi collegati tra loro, legati sia a una dimensione museale sia a una più comunitaria.
L’esoscheletro consiste quindi nel considerare il polo come un enorme e complessissimo organismo urbano, in cui tenere insieme la struttura dell’edificio e funzioni che possono variare nel tempo. Abbiamo predisposto con il Santa Maria della Scala un masterplan concettuale legato alle funzioni, alle esigenze ma anche agli obiettivi del museo e della città, in maniera tale da poter inserire in questa “città in forma di palazzo”, come si potrebbe definire, una serie di elementi capaci di mutare nel tempo. L’esoscheletro è dunque quella struttura base attorno a cui lavorare e su cui appoggiarsi per sviluppare nel tempo strategie che cambino a seconda delle esigenze dell’istituzione.

Santa Maria della Scala di Siena
Santa Maria della Scala di Siena

Nel caso del Santa Maria della Scala avete scelto un modello corale: è una risposta alla complessità del luogo o anche una presa di posizione culturale sul ruolo contemporaneo dell’architettura?
La rigenerazione è chiaramente un approccio culturale, una metodologia decisamente contemporanea, perché si rifà al fatto che ogni architettura è un organismo e, come tale, muta nel tempo. Il processo di rigenerazione considera da una parte l’organismo architettonico nella sua ricchezza, completezza, stratificazione, densità e complessità, e dall’altra lo rigenera pensandolo in termini contemporanei.
Se ci penso, ogni grande architettura si è rigenerata nel tempo, adeguandosi alle nuove epoche. Esiste quindi una strategia diffusa di rigenerazione legata, da una parte, a un’attenta rilettura e interpretazione dei dati stratigrafici e della storia dell’edificio e delle sue mutazioni nel tempo e, dall’altra, al bisogno di adattare questo edificio alle esigenze di una comunità contemporanea: stare insieme, educare, conservare, proteggere ma, anche, dare l’opportunità alle diverse comunità della città di utilizzare questi spazi nel massimo rispetto dell’edificio esistente.

La rigenerazione, per noi, è un approccio totalmente contemporaneo, molto connaturato al tempo che abitiamo oggi, in cui è più importante rigenerare che aggiungere, più importante lavorare sull’esistente che costruire nuove cose. Lavorare sull’esistente significa considerarlo una straordinaria risorsa per il futuro.

Santa Maria della Scala di Siena
Santa Maria della Scala di Siena

Molti progetti italiani di recupero del patrimonio storico si sono arenati nel tempo tra cambi di visione, fondi intermittenti e governance fragili. Qual è l’elemento che oggi potrebbe davvero rendere sostenibile questa trasformazione?
Fin dagli Anni Sessanta iniziò la discussione sul fatto che il Santa Maria della Scala dovesse trasformarsi da ospedale a spazio per la cultura, una vera e propria acropoli culturale. Ci fu un momento in cui si pensò addirittura di trasferire la Galleria Nazionale all’interno dell’edificio, cosa che poi non avvenne. Negli Anni Ottanta e Novanta venne poi bandito un grande concorso internazionale, vinto da Guido Canali, che sviluppò un masterplan vasto e complesso per tutto l’edificio.
Finché ci sono state risorse economiche importanti per intervenire su un edificio così complesso e difficile da mantenere, il polo è cresciuto: è stata infatti recuperata, ristrutturata e rigenerata più di metà della struttura. Oggi rimangono altri 18mila mq, una sorta di “bella addormentata” in attesa di essere ripensata e rigenerata.

Santa Maria della Scala di Siena
Santa Maria della Scala di Siena

Ci dica di più.
Oggi c’è una forte volontà da parte della Presidenza e del CdA, insieme all’amministrazione pubblica — non dimentichiamoci che la Fondazione è legata al Comune di Siena e quindi al Sindaco — di rendere fruibili alla città, ai cittadini e ai turisti gli spazi ancora inutilizzati. C’è quindi una forte tensione politica nel portare a termine questo percorso.
Per questa ragione abbiamo elaborato un masterplan e avviato un concorso in cui abbiamo invitato tre progettisti a intervenire su tre blocchi distinti dell’edificio, per offrire in quei 18mila mq i servizi e le funzioni che ancora mancano.

La mostra e il lavoro sviluppato dai tre progettisti rappresentano il primo passo per mettere l’amministrazione nelle condizioni di individuare fondi italiani e internazionali e realizzare qualcosa che fino a poco tempo fa non sembrava possibile. La raccolta delle tre proposte di progetto costituisce dunque il primo passo concreto che consente all’amministrazione di lavorare in questa direzione. Da questo punto di vista esiste una forte volontà politica di portare il Santa Maria della Scala a compimento, e questo è un elemento fondamentale”.

Santa Maria della Scala di Siena
Santa Maria della Scala di Siena

Rileggere il Santa Maria della Scala di Siena attraverso una mostra

“Per quanto riguarda la mostra sul Santa Maria della Scala che cureremo e che aprirà a fine maggio, essa prova a rileggere gli ultimi 45 anni di storia dell’edificio: dalla chiusura dell’ospedale fino a oggi. Non è quindi la storia del Santa Maria della Scala in senso generale, ma quella del manufatto e dell’organismo architettonico dalla chiusura dell’ospedale a oggi. È un periodo che ha visto i laboratori ILAUD guidati da Giancarlo De Carlo, il grande concorso internazionale con la vittoria di Guido Canali, i quindici-vent’anni di lavoro di Canali alla costruzione della prima parte dell’intervento, l’apertura del museo, la nascita della Fondazione, le grandi mostre, fino ad arrivare alla situazione attuale con il nuovo masterplan interno al museo e le tre proposte contemporanee di altrettanti grandi progettisti per tre spazi distinti all’interno dello stesso polo”, continua l’architetto e curatoreLuca Molinari. Nel pieno rispetto del progetto di Guido Canali realizzato precedentemente, i prossimi interventi entreranno in quella parte dell’edificio che non è mai stata ancora toccata. È importante perché, da una parte, abbiamo il patrimonio lasciato da Canali e, dall’altra, tre nuovi progetti che potrebbero rendere vitale la seconda parte dell’edificio. In questo senso la mostra racconta l’evoluzione di questi 45 anni in piena coerenza e ritrae il Santa Maria della Scala come un grande laboratorio di architettura e di museografia attraverso i decenni, per aprirsi idealmente — ma anche molto concretamente — a una nuova fase di costruzione degli spazi necessari perché il Santa Maria della Scala possa vivere nella sua completezza”.

Valentina Muzi

Santa Maria della Scala. Architetture, progetti e visioni
Complesso Museale Santa Maria della Scala – Piazza Duomo, Siena
Dal 30 maggio al 27 settembre 2026

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Valentina Muzi

Valentina Muzi

Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla…

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