Santa Maria della Scala. Architetture progetti e visioni

Informazioni Evento

Luogo
SANTA MARIA DELLA SCALA
Piazza Duomo 1, Siena, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

tutti i giorni dalle 10 alle 19; ultimo ingresso e chiusura biglietteria ore 18.15

Vernissage
29/05/2026
Curatori
Luca Molinari
Generi
documentaria, architettura

Una mostra per vedere e capire tutti i passaggi dei progetti della grande rivoluzione progettuale e culturale del Santa Maria della Scala.

Comunicato stampa

Trent’anni dopo la fine della sua vita da ospedale, e a distanza di molto tempo da una riqualificazione rimasta solo in parte compiuta, il Santa Maria della Scala torna al centro di una nuova scommessa. Il grande complesso affacciato sul Duomo di Siena prova ancora una volta a reinventarsi, ma stavolta con un metodo diverso dal passato: niente firma unica, niente gesto solitario, bensì un lavoro corale.
La Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, guidata dal presidente Cristiano Leone e dalla direttrice Chiara Valdambrini, ha avviato da mesi un percorso insieme a Luca Molinari Studio. Alla struttura milanese, da tempo attiva nel campo della progettazione culturale e museale, è stato affidato un compito delicato: rileggere il progetto elaborato anni fa da Guido Canali e accompagnare la nascita del nuovo processo di rigenerazione.
Il punto di svolta, però, è soprattutto un altro. Per un complesso di queste dimensioni, e con un peso così forte nel tessuto urbano, si è scelto di non assegnare tutto a un solo studio di architettura. Al contrario, il nuovo masterplan nasce dall’idea che per trasformare davvero il Santa Maria della Scala in una “casa della città” servano sguardi diversi, competenze differenti, sensibilità capaci di dialogare tra loro. È una scelta che, almeno in Italia e per un bene di questa scala, ha pochi precedenti.
Dentro una regia comune, saranno quindi LAN Architecture, Studio Odile Decq e Hannes Peer Architecture a intervenire su diverse parti del futuro complesso. I dettagli dei singoli incarichi saranno resi pubblici il prossimo 29 maggio quando sarà svelato in anteprima il masterplan definitivo con l’inaugurazione della mostra per vedere e capire tutti i passaggi dei progetti della grande rivoluzione progettuale e culturale. Del resto sia il sindaco di Siena, Nicoletta Fabio sia il presidente Leone con tutto il cda della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala e la direttrice Valdambrini sono stati netti: riportare l’intero organismo architettonico a una nuova vita e riaprirlo alla città nella sua pienezza, non solo per frammenti.
Accanto agli spazi già accessibili grazie alla realizzazione parziale del cosiddetto Piano Canali — che sono stati a loro volta ripensati — si aggiungeranno infatti altri 18mila metri quadrati rimasti finora ai margini, sospesi, consumati dall’attesa e dal tempo. Il lavoro procederà per tappe, attraverso riattivazioni progressive, senza interrompere la fruizione pubblica e seguendo linee guida che saranno definite lungo il percorso.
Luca Molinari ha descritto questa impostazione con un’immagine efficace: una sorta di “esoscheletro concettuale e infrastrutturale”. In pratica, un telaio forte abbastanza da tenere insieme visioni diverse e, magari, abbastanza aperto da accogliere in futuro anche altri progettisti. È un’idea che guarda lontano e che immagina il Santa Maria della Scala non solo come museo, ma come un piccolo mondo urbano: spazi per la didattica, lo studio, la ricerca, il restauro, un’area ristoro, un auditorium di cui Siena oggi sente la mancanza, e anche luoghi per la residenza artistica.
Per gli architetti coinvolti, naturalmente, non si tratta di una sfida qualsiasi. Tutti e tre, in forme diverse, hanno già avuto a che fare negli ultimi anni con interventi romani misurati su patrimoni complessi e stratificati. Studio Odile Decq porta con sé l’esperienza del MACRO; LAN Architecture è al lavoro sul Grande MAXXI; Hannes Peer Architecture è impegnato alle Terme di Caracalla. Esperienze differenti, ma accomunate dal confronto con luoghi carichi di storia e trasformazioni.
Ed è stato proprio Hannes Peer, con una battuta, a ricordare quel misto di entusiasmo e timore che inevitabilmente accompagna incarichi di questo tipo. Misurarsi con un complesso vastissimo, cresciuto nei secoli per aggiunte successive e destinato ora a nuove metamorfosi, significa entrare in un terreno affascinante ma tutt’altro che semplice. Del resto, non tutti se la sono sentita: alcuni studi invitati ai sopralluoghi, racconta chi ha seguito l’operazione, avrebbero preferito ritirarsi quasi subito, intuendo la portata della sfida.
Oggi, però, il Santa Maria della Scala ha imboccato una strada nuova, forse persino pionieristica. Una strada che non può gravare soltanto sul Comune di Siena, unico socio della Fondazione. La vera partita si giocherà anche sulla capacità di allargare il fronte: coinvolgere altri soggetti istituzionali, dal Ministero della Cultura (che ha già messo un piede dentro in attesa dell’ufficializzazione che dovrebbe arrivare entro il 2026) alla Regione Toscana, e magari attrarre anche grandi partner privati.
Perché il futuro del Santa Maria della Scala non riguarda soltanto Siena. Riguarda il destino di uno dei più grandi complessi storici italiani, e la possibilità di trasformarlo in un progetto culturale, urbano e civile con un respiro nazionale. Il percorso è appena iniziato, ma il primo passo, quello decisivo, sembra finalmente essere stato compiuto.