Vicino Cagliari c’è una mostra in cui i quadri si replicano senza essere ripetitivi

La pittura di Ermanno Leinardi nella The Social Gallery di Quartu Sant’Elena testimonia l’idea di “arte transazionale” per cui l’opera è sempre in divenire e gli elementi ricorrono, ma non sono mai uguali a se stessi

Da quando faccio questo lavoro, ogni anno, cerco di regalarmi un’opera di Ermanno Leinardi (Pontedera, 1933 – Calasetta, 2006). Non sempre ci riesco, le variabili sono tante.  Viene quindi da sé che le occasioni per vedere le sue opere siano per me un momento di grande interesse e La persistenza dell’ellisse curata da Roberta Vanali alla The Social Gallery di Quartu Sant’Elena non fa eccezione. E considerando la presenza di un ritratto che Maria Lai fece a Leinardi nel 1978, mi sento direttamente chiamata in causa.

Maria Lai, ritratto di Ermanno Leinardi, 1978
Maria Lai, ritratto di Ermanno Leinardi, 1978

Ermanno Leinardi visto da Maria Lai

Il rapporto tra i due sembra puntiforme, ma Lai non faceva ritratti di sconosciuti. La china esposta dimostra la sua abilità nel disciplinare la materia liquida in un tratto sintetico, espressivo e chiuso, per cogliere l’essenza dell’altro, sancirne il riconoscimento. Posso solo supporre le circostanze della loro frequentazione (nel 1978 erano impegnati sullo stesso tratto di costa adriatica) e immaginare un dialogo tra artisti così diversi. Maria Lai maturava allora l’ossessione per le relazioni tra cose, luoghi, persone, mondi e pratiche, e cominciava a segnalarne visivamente le trame.

L’arte transazionale in mostra alla The Social Gallery

Leinardi produceva opere che erano l’essenza stessa del Manifesto transazionale firmato insieme a Tonino Casula, Ugo Ugo e Italo Utzeri nel 1966. Da tempo aveva ridotto le variabili, persistendo nell’ellissi e concentrandosi sul campo in cui gli elementi costruiscono e rilasciano tensioni, accennano equilibri fragili e niente si ferma se non per un istante assoluto. In entrambi, la relazione tra il tutto e le parti, e il suo opposto. Il rapporto smette di essere puntiforme e diventa confine condiviso.

La mostra di Ermanno Leinardi a Quartu Sant’Elena

Il percorso in mostra comincia a ridosso della presa di coscienza, e posizione, del ‘66, e dimostra la coerenza assoluta, anche, nel cercato accostamento tra la composizione di 12 Spazio ambiguo (degli Anni ‘80) e l’opera Senza titolo del 2004 che potrebbe esserne visione d’insieme o specchio caleidoscopico. L’allestimento sarebbe probabilmente piaciuto ad Argan che nel ‘69, scrivendo di Leinardi, ragionava sul rapporto tra elementi e campo unitario e compatto di cui le opere sono spesso una campionatura a fortissimi ingrandimenti.

Leinardi tra arte, filosofia ed esperienza

Chi volesse approfondire un momento importante dell’arte italiana del ‘900, torni al Dewey di Arte come esperienza, riferimento noto, ma di cui in tempi distratti vale la pena richiamare il valore. Spesso i risultati della ricerca, una volta estratti dalla confezione ed esposti all’aria, subiscono l’accelerazione della data di scadenza, ma non in questo caso. Per Leinardi, ripetere non è mai ripetersi e nulla si ripropone identico. L’esperienza, e l’arte come tale, ha struttura semplice e moltiplicatrice, e ogni volta che torniamo su qualcosa c’è un senso ulteriore che deriva dall’essere diversi noi e diverse le condizioni in cui quell’esperienza matura e ci trasforma. Nella transazione l’opera ci dà e noi diamo all’opera. Basta distrarsi un attimo, spostare lo sguardo altrove e, quando si torna, tutto è nuovamente in moto, pronto a innescare una nuova transazione.

Chiara Manca

Quartu Sant’Elena (CA) // fino al 9 maggio 2026
Ermanno Leinardi. La persistenza dell’ellisse
THE SOCIAL GALLERY – Via Eligio Porcu, 43
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Chiara Manca

Chiara Manca

Nata a Nuoro nel 1987, si è laureata presso l’Università degli studi di Cagliari con una tesi sull’accreditamento museale. Ha collaborato con musei e istituzioni in tutto il mondo per la realizzazione delle mostre dell’artista Maria Lai, di cui ha…

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