Il Padiglione Italia alla Biennale è il più internazionale di sempre

Per questa edizione 2026 il Padiglione Italia della Biennale di Venezia si pone perfettamente in linea con le tematiche proposte dalla mostra internazionale di Koyo Kouoh

Dopo alcuni anni di capogiri, esagerazioni, horror vacui e gigantismi autolesionisti, l’interpretazione che gli artisti prescelti danno del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia inizia a essere finalmente intonata nonostante le grandi dimensioni di questi smisurati cantieri navali trasformati in gallerie espositive per opere d’arte.

Dopo Massimo Bartolini, il Padiglione Italia di Chiara Camoni

Dopo la buona prova di Massimo Bartolini due anni faChiara Camoni (Piacenza, 1974) riesce a centrare l’obiettivo di governare lo spazio, raccontare delle storie trasversali e coinvolgere gli spettatori. La mostra intitolata Con Te Con Tutto è nettamente divisa in due. Il primo shed (siamo nelle Tese dello storico Arsenale di Venezia, che fu il più importante cantiere navale del pianeta) è scultura pura: “Per approntare questa mostra sono tornata alla statuaria in maniera frontale, sia con le mie sister che sono le mie classiche figure realizzate con collane e frammenti di terracotta, sia con delle nuove presenze che hanno rappresentato anche una sfida dal punto di vista produttivo” ci spiega Camoni “a causa delle dimensioni ingenti“. Lo spazio articola una processione di divinità che vengono presentate come ‘minori’, in realtà il loro essere “in chiave minore” (per seguire le minor keys che sono il tema ombrello di questa Biennale) è relativo: si tratta di figure antropomorfe che hanno una loro maestosità, anche perché sono impercettibilmente più grandi rispetto all’altezza media degli spettatori. Lo facciamo notare all’artista, che spiega: “In effetti questa è la mia forma di monumentalità, non volevo essere non-monumentale, semmai volevo evitare il gigantismo e soprattutto volevo entrare in sintonia con questo posto. Ma secondo te, se uno entra in una cattedrale gotica vuole per forza riempirla tutta? Si tratta di rispettare le proporzioni, i ruoli e gli incontri, ma sfido chiunque a dire che questo spazio risulta troppo vuoto”.

Biennale 2026, Padiglione Italia. Photo Irene Fanizza
Biennale 2026, Padiglione Italia. Photo Irene Fanizza

Come è allestito il Padiglione Italia del 2026

In effetti, rispetto ad altre edizioni del Padiglione Italia da quando è ospitato in questi ambienti di archeologia industriale, le superfetazioni di allestimento sono inesistenti. Non c’è nulla, solo le opere e al massimo qualche piccola panca collocata in modo strategico qua e là nella seconda tesa. “Abbiamo lavorato a scarto-zero” incalza Chiara Camoni “non c’è stata nessuna tipologia di imballaggio, tutto il lavoro è stato circolare, ogni opera è stata prodotta da me, ogni terracotta è passata per il mio forno, ogni lavoro tessile è artigianale”. 
In questo senso il Padiglione Italia (curato da Cecilia Canziani, che abbiamo intervistato qui, e sostenuto dal brand Zegna oltre che da Banca Ifis) si pone in una sana sintonia con la mostra principale della Biennale curata da Koyo Kouoh. Anzi, la processione delle statue di Camoni segue idealmente il grande carnevale rappresentato dall’Arsenale dove si snocciola la mostra internazionale. Ma al di là dell’andamento formale, c’è una comunanza di temi: la relazione con la materia e i materiali, la presenza della natura, delle piante, dei fiori, il fattore olfattivo (inevitabile con così tanta terracotta), il peso dato senza infingimenti alla perizia artigianale. E poi, soprattutto, la collaborazione orizzontale tra artista e artista.

Biennale 2026, Padiglione Italia. Photo Irene Fanizza
Biennale 2026, Padiglione Italia. Photo Irene Fanizza

La seconda parte della mostra del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia

Ecco dunque il contenuto della seconda tesa. Nell’altro spazio l’atmosfera cambia, l’illuminazione sale leggermente e la ricerca di Chiara Camoni si mette in relazionale con quella degli altri artisti. Non importa se amici, colleghi o autori storici scomparsi da decenni. Assieme a Fiammetta Griccioli e Lucia Aspesi, Camoni ha fisicamente affiancato (talvolta aggiunto, innestato) le sue opere a quelle di altri artisti con cui si sente in sintonia. È stata una strategia corretta per affrontare l’immensità del padiglione (due tese entrambe con una processione di sculture sarebbero risultate stucchevoli) e permette di portare alcuni artisti rilevanti all’attenzione del pubblico internazionale della Biennale. “Hai visto, si è parlato tanto di assenza degli italiani in Biennale e alla fine ho risolto io!”, scherza Camoni mentre ci mostra come ha collocato all’interno dei suoi lavori opere di Medardo Rosso, Felice Casorati, Alessandra Spranzi, Lucia Leuci, Alberto Martini, Luciano Fabro, Marisa Merz, Bettina Buck o Felice Casorati. E qui il visitatore più curioso può applicarsi in una caccia al tesoro per individuare quali opere si annidano dentro alle “casette” (così lei chiama i suoi lavori-contenitore, realizzati in armadiature in legno) di Camoni. Trovando magari un video, commissionato appositamente, alla regista Alice Rohrwacher.

Biennale 2026, Padiglione Italia. Photo Irene Fanizza
Biennale 2026, Padiglione Italia. Photo Irene Fanizza

Tematiche internazionali nel Padiglione Italia

Molti di questi spazi” conclude Camoni “li abbiamo pensati per essere attivati con workshop e un ricco public program”. Si tratta di una serie di appuntamenti che copriranno i prossimi mesi fino a tutto ottobre 2026, curati dalla piattaforma bolzanina Lungomare che ha coinvolto molte realtà veneziane da Bruno al… Coro dell’Arci.

Più che negli anni passati, il Padiglione Italia quest’anno si dimostra allineato con le tematiche sollecitate dalla mostra internazionale. Non solo perché il bosco di sculture di Camoni potrebbe essere una delle opere della rassegna principale, ma soprattutto per una linea rossa di temi e di sensibilità. Cecilia Canziani e Chiara Camoni si sono fatte carico di parlare di temi universali (non nazionali): incontro, condivisione, collaborazione tra artisti, artigianato, regno vegetale, sacro, monumentalità, rito e di ecologia in maniera concreta e fattiva. E ci sono anche le didascalie semplificate e accessibili, come si fa in Europa. Bene.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli

Massimiliano Tonelli

È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a…

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