Le opere di Alfredo Pirri per la primissima mostra del Polytropon Arts Center in Toscana 

È il debutto del centro multiculturale creato da Maria Papadaki Badanjak tra Pelago e Pontassieve poco lontano da Firenze. In un dialogo fortunato tra arte, architettura e musica. E la luce a far da padrona

La sfida dello spazio espositivo creato da Maria Papadaki Badanjak, architetta di origine greca fortemente radicata in Italia, prende corpo a 13 km da Firenze, all’incrocio tra Pelago e Pontassieve in un ex filatoio riconvertito a centro culturale. 

Pirri e la musica 

Qui, sulle rive del fiume Sieve, si svolge fino al 21 giugno 2025 Quello che avanza, l’esposizione inaugurale di Alfredo Pirri (Cosenza, 1957) che amplifica e ribatte il variegato programma musicale ideato dal direttore artistico Andrea Cavallari che sta accompagnando la primavera di questo luogo (i prossimi concerti si terranno il 17 maggio con Il giardino Zen e A Fluxus night, il 21 giugno per il finissage della mostra) versatile fin dal titolo, che presto si doterà di un punto ristoro e di un’area dedicata alla didattica dell’arte. E d’altra parte Pirri non è nuovo a giocare con la musica e aveva già collaborato proprio con Cavallari nel 2019 nell’ambito della rassegna Firenze Suona Contemporanea, negli spazi del Museo Novecento. 

Alfredo Pirri, Quello che avanza, Polytropon Arts Center, Firenze, Installation View, ph Massimo Pacifico
Alfredo Pirri, Quello che avanza, Polytropon Arts Center, Firenze, Installation View, ph Massimo Pacifico

La mostra di Pirri da Polytropon 

Non è un caso che in mostra figurino alcune opere della serie Arie, dove l’aria è quella che respiriamo, è un sinonimo di leggerezza, di apertura, di sospensione, rievoca paesaggi, ma ancor più una porzione di partitura. È anche vero che Quello che avanza può essere concepito come un’unica opera, un’unica installazione. Un organo pulsante che ben dialoga con la riqualificazione voluta e organizzata da Papadaki Badanjak la quale con l’esperienza e la risolutezza di chi è avvezzo ai cantieri e all’arte ha costruito un contesto ideale per le opere. 

Le opere in mostra 

Ad accogliere i visitatori sono 144 cianotipie realizzate tra il 2014 e il 2017, in un landscape meteorologico, creato sottoponendo ai raggi UV supporti sensibilizzati e piume. Il cielo di Pirri è in realtà una fitta vegetazione: l’astrazione cede il passo all’immaginazione.  
Chiunque può, soffermandosi sulle superfici, ritrovare un dettaglio, una storia, un riferimento – un mare in tempesta, una pianta, una nuvola -. Ma come sempre nell’artista, c’è poesia ma c’è anche scienza e un rimando si ritrova anche nel recupero delle prime sperimentazioni condotte in tal senso dalla botanica e fotografa inglese Anna Atkins vissuta tra il 1799 e il 1871, portando la luce, come spesso avviene per l’artista, al centro dei processi, qui dominante, anche grazie alle grandi finestre che sia affacciano sul fiume.  

La luce per Alfredo Pirri 

La stessa luce che va a rifrangersi o ad attraversare le Arie in plexiglas, cristallo, piume e colori, passando dalla bidimensione alla scultura, offrendo mutevolezza, movimento e riflessione, in tutti i sensi. È infatti l’occhio umano, la sua percezione, la posizione nello spazio che completa l’opera, rendendola viva. E forse anche un po’ la musica, che leggera come una piuma riaccende l’incontro. 

Santa Nastro 

San Francesco – Pelago (FI) // Fino al 21 giugno 2026 
Alfredo Pirri. Quello che avanza 
POLYTROPON ARTS CENTER 
Via del Molino, 21 
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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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