Per la Biennale Arte 2026 il duo RojoNegro porta nel Padiglione del Messico un rituale collettivo
Il progetto selezionato si presenta come un ambiente complesso e stratificato, in cui convergono materia organica, suono, video e performance
È uno spazio da abitare, o forse da attraversare con cautela, dove ciò che conta non è immediatamente visibile, quello del Padiglione Messico alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Actos invisibles para sostener el universo è il progetto con cui il collettivo RojoNegro – formato da María Sosa (Michoacán, Mexico, 1985) e Noé Martínez (Michoacán, México 1986) – rappresenta il Paese, sotto la curatela di Jessica Berlanga Taylor.
Il Padiglione del Messico alla Biennale Arte 2026 con il duo RojoNegro
Il progetto selezionato si presenta come un ambiente complesso e stratificato, in cui convergono materia organica, suono, video e performance: un dispositivo capace di “convocare” presenze, come entità invisibili, memorie ed energie che attraversano i corpi e i territori. Il lavoro di RojoNegro si sviluppa infatti a partire da una prospettiva decoloniale che assume le cosmogonie indigene e afrodiscendenti come veri e propri sistemi di pensiero vivi. Così, il padiglione si presenta come uno spazio di attivazione, in cui pratiche rituali e forme di conoscenza situata entrano in dialogo con il contesto globale della Biennale.
Ecco com’è il Padiglione del Messico alla Biennale Arte 2026 con il duo RojoNegro
Già nel nome del collettivo si condensa una dichiarazione poetica e politica. “Rosso” e “nero” rimandano ai punti cardinali, ma anche ai colori sacri dell’America Centrale e all’inchiostro dei codici preispanici: strumenti attraverso cui veniva custodita la conoscenza della “regola della vita”, ovvero l’equilibrio tra esseri umani e cosmo. Questa tensione verso un equilibrio ecologico e sociale attraversa l’intero progetto, che si propone di interrogare le fratture prodotte dalla colonizzazione – dall’epistemicidio delle culture preispaniche alle persistenti disuguaglianze economiche e simboliche – e al tempo stesso di riattivare possibilità alternative di esistenza.
Il duo RojoNegro alla Biennale Arte 2026
Al centro dell’installazione emerge il corpo, inteso come punto di intersezione tra culture, storie e geografie diverse. Una materia condivisa, attraversata da cicli universali come vita e morte. I materiali organici utilizzati, destinati a trasformarsi nel tempo, diventano metafore di questa condizione: instabili, vulnerabili, ma anche carichi di memoria. A loro si affiancano elementi sonori e videoperformativi che raccolgono voci e presenze non sempre visibili, ampliando il campo percettivo del visitatore.
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