L’artista Pietro Roccasalva senza tregua: genealogia di un motivo resiliente nella mostra a Milano
La personale milanese di Pietro Roccasalva alla galleria MASSIMODECARLO esplora i temi della memoria, le prime vicissitudini e l’enfasi drammatica nell’opera dell’artista
In Pietro Roccasalva (Modica, 1970) il tempo si concentra su momenti sospesi. Le scene precipitano attraverso regimi visivi eterogenei, sottraendosi a ogni linearità narrativa. Io ti saluto luce, ma con nervi offesi si sofferma, negli ambienti MASSIMODECARLO sui dettagli contro ogni lettura superficiale. Incarnazioni nuove e ombre ricorrenti convivono: paesaggi inventati, nature morte paradossali, animali metamorfici e personaggi visionari, tra cui il bambino dai capelli incolti e unghie non curate, la bambina con la bambola e la sposa con la racchetta enigmatica.
Stratificazione e presenze nella mostra di Pietro Roccasalva a Milano
Nelle opere pittoriche dell’artista le rappresentazioni si sovrappongono come vestigia: dipinti che diventano depositi di impressioni, tracce corporee e sedimentazioni culturali che trascendono il contingente. In Peter, a nervi offesi, il bambino, inteso come dispositivo e protagonista del percorso, si staglia frontalmente da un fondo scuro, mentre la sposa incide segni quotidiani e simboli arcaici. La Bambina intreccia esperienze intime e iconografia condivisa, creando un microcosmo dove coerenza e caos coesistono. Si avverte un effetto di stratificazione che combina riferimenti al passato e patrimonio collettivo, generando molteplicità ermeneutica.

Teatralità e relazione con l’osservatore nelle opere di Roccasalva
Gli spettri occupano l’ambiente con carica teatrale. Le posture e i gesti tendono a sollecitare chi scruta, destabilizzando l’interpretazione tradizionale. Lo spazio di Casa Corbellini-Wassermann diventa controcampo dell’inquadratura immaginifica, in cui l’equilibrio consueto cede.
Superficie come campo di resistenza
Luce, disposizione e cromia rallentano l’attenzione, facendo della tela un terreno di attrito e orientando verso una fruizione maggiormente riflessiva. Il dialogo con l’architettura storica amplifica la frizione tra gerarchia sociale e instabilità degli echi, mettendo in evidenza la vitalità del percorso memoriale.
Il titolo come chiave della mostra di Pietro Roccasalva a Casa Corbellini-Wassermann
Il titolo, tratto da The Poetaster di Ben Jonson, suggerisce ambiguità: salutare la luce significa esporsi a ciò che scuote. La rivelazione supera la comprensione immediata. Roccasalva sembra inceppare i meccanismi della risonanza apprensiva: le opere insistono come cicatrici permanenti, continuando ad estendersi oltre l’atto sensoriale.
Pietro Roccasalva tra persistenza e necessità
Il lavoro di Roccasalva articola una grammatica in cui nucleo, accumuli e discontinuità conducono lo sguardo in immersione organica e ordinata.Il dipinto illumina e cattura, costringendo a sentire. Eredità, diacronia e percezione sfuggono alla padronanza, e chi indaga resta sotto l’influenza del bambino che domina la scena. La critica afferma che l’intero corpus di Roccasalva mantiene una presenza intensa e duratura, opponendosi alla facile consumazione fugace e invitando lo spettatore a un coinvolgimento profondo.
Margherita Artoni
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