L’ultima amante di JFK era una pittrice. La storia di Mary Pinchot Meyer
Quello di Mary Pinchot Meyer è un talento finora messo in ombra dalla cronaca: la sua pittura fu tra le più originali nell’arte astratta americana degli Anni Sessanta, un campo dominato dagli uomini, in cui la voce di Pinchot Meyer risultava fuori dal coro
Mary Pinchot Meyer (New York, 1920 – Georgetown, 1964) è stata una pittrice americana la cui storia personale ha finito per mettere in ombra le sue opere. Spesso viene ricordata quasi esclusivamente per essere stata l’ultima amante di John F. Kennedy, morendo anche lei in circostanze misteriose un anno dopo l’assassinio del Presidente. Tuttavia, limitarsi alla cronaca rosa o nera significa ignorare una delle voci più originali dell’arte astratta degli Anni Sessanta.

La genesi del talento di Mary Pinchot Meyer
Pinchot Meyer era figlia di un importante avvocato e di una giornalista e suffragetta. La sua formazione fu d’eccellenza: studiò prima al Vassar College e poi all’Art Students League di New York. Iniziò la sua carriera come giornalista, ma la sua vera vocazione era la pittura. Si trasferì successivamente a Washington per seguire il marito, Cord Meyer, un alto funzionario della CIA da cui avrebbe divorziato anni dopo. Fu proprio a Washington che Mary trovò la sua strada artistica: invece di seguire la pittura figurativa tradizionale, cercò quella che lei definiva “the real thing” (la cosa reale). Per lei, dipingere un fiore non significava riprodurne i petali, ma catturare lo scontro visivo tra il rosso e il verde. Come lei stessa affermò con decisione: “Nei miei dipinti, il colore è la forma“.
L’ossessione di Mary Pinchot Meyer per il tondo
Uno degli aspetti più originali della produzione di Pinchot Meyer fu la sua ossessione per il tondo. In un mondo dell’arte dominato da rigidi telai rettangolari, Mary utilizzava tele circolari per liberare il colore dai confini degli angoli. Quando espose alla Jefferson Place Gallery nel 1963, la critica iniziò a notare una voce distinta e potente. Non era più solo la “moglie di” o una socialite di Georgetown, ma una pittrice che, per citare i suoi contemporanei, “stava arrivando sulla cresta dell’onda“.
Purtroppo, lo slancio fu interrotto bruscamente l’anno successivo. Nel 1964, mentre faceva jogging a Washington tra il fiume Potomac e il canale di Georgetown, un percorso frequentato quotidianamente dai cittadini, Mary venne freddata con due colpi di pistola. Dell’omicidio fu accusato un afroamericano, Ray Crump, che venne però assolto durante il processo per insufficienza di prove, lasciando il caso avvolto nel mistero.

L’eredità di Mary Pinchot Meyer
Il vero lascito di Mary Pinchot Meyer è quello di una donna che cercava di farsi spazio in un mondo di uomini, parlando e discutendo con loro da pari. Tra i tanti gossip che circolano su di lei, si dice persino che abbia contribuito alla svolta pacifista di Kennedy; forse la perfezione del suo “tondo” cercava proprio quell’armonia e quell’equilibrio che mancavano alla politica del tempo. La sua morte nel 1964 non ha solo lasciato un caso giudiziario irrisolto, ma ha privato l’arte americana di una pittrice che stava per esplodere. Riscoprire oggi le sue tele significa restituirle l’identità che le spetta: quella di un’artista coraggiosa che ha cercato di far parlare il colore in un mondo che, per troppo tempo, ha preferito farla tacere o ricordarla solo come un’ombra accanto a uomini potenti.
Marianna Santonicola
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