L’apprezzatissimo film “Hamnet” è anche un viaggio nell’arte fiamminga

La regista premio Oscar Chloé Zhao ha rappresentato la vicenda shakespeariana come un viaggio cromatico che va dalle scene dei Brueghel ai chiaroscuri di Rembrandt

Vincenzo Giustiniani nel suo Discorso sopra la pittura, tra 1500 e 1600, elogiava la pittura di paesaggio quando essa era fatta “osservando ogni minuzia di qualsivoglia cosa come hanno fatto […] i Fiamminghi”. Si può dire che, almeno da questo punto di vista, a Giustiniani sarebbe piaciuto l’ultimo film di Chloé Zhao (Pechino, 1982). In Hamnet l’ambientazione terrosa e materica dimostra l’attento studio della natura, come facevano i pittori fiamminghi. Ma le similitudini tra la regista premio Oscar e i maestri nordici non si esauriscono qui.

I paesaggi abitati di “Hamnet”

Una delle caratteristiche più riconoscibili dei paesaggi nordici sono i personaggi: piccoli, insignificanti davanti ai grandi alberi, ai fiumi schiumosi e al cielo immenso. Al contempo, i personaggi si muovono nello spazio e lo abitano, rendendolo ancor più vivo. In Hamnet, soprattutto nella prima parte, la sensazione è la stessa. William (Paul Mescal) e Agnes (Jessie Buckley) si innamorano tra i boschi, giocano coi loro figli nel cortile davanti a casa, corrono in mezzo agli alberi. I paesaggi di Chloé Zhao accolgono i suoi personaggi fino quasi a inglobarli; la natura, all’inizio del film, è matrignapiù che madre. In certi passaggi, addirittura, sembra non lasciargli scampo. L’ambiente rurale, poi, regala alle scene un senso di sporco e di vissuto materico che le fa sembrare ancora più vere, ancora più quotidiane.

Meindert Hobbema, Il mulino ad acqua, 1664. Rijksmuseum, Amsterdam, Paesi Bassi
Meindert Hobbema, Il mulino ad acqua, 1664. Rijksmuseum, Amsterdam, Paesi Bassi

Il corpo e il lutto tra film e arte sacra

Le atmosfere rurali cambiano radicalmente quando lo sguardo di Zhao si chiude sugli interni. Nelle scene domestiche, illuminate solo dalla luce flebile di una candela, la fotografia abbandona la terra e sposa un chiaroscuro caravaggesco che ricorda capolavori olandesi come il San Matteo e l’angelo (1661) di Rembrandt. Il momento fondamentale del film, quello dove tutto cambia, è la morte del piccolo Hamnet. Qui Agnes diventa la protagonista assoluta, addossandosi tutto il dolore della perdita, con William che non riesce a tornare a casa da Londra. Il dolore della madre per la morte del figlio non può non far pensare all’iconografia della deposizione e, anche qui, si rientra a piedi pari nel campo della pittura nordica.

Il premio Oscar come migliore attrice alla protagonista di “Hamnet”

Il pianto di Jessie Buckley, le sue contorsioni e le sue lacrime sono veramente espressive e teatrali. Il paragone con le deposizioni di Rogier van der Weyden viene quasi spontaneo. Il pianto di Agnes diventa universale, sfondando lo schermo ed entrando nella storia dell’arte. Una performance fisica e di messa in scena clamorosa, ampiamente riconosciuta dall’Academy con la statuetta per la Migliore Attrice Protagonista conferita a Buckley agli Oscar.

Pieter Brueghel il Giovane, Fiera con rappresentazione teatrale, 1600-1634. Museo statale dell'Ermitage, San Pietroburgo, Russia
Pieter Brueghel il Giovane, Fiera con rappresentazione teatrale, 1600-1634. Museo statale dell’Ermitage, San Pietroburgo, Russia

Il teatro nella pittura e sul grande schermo

L’ultima parte di Hamnet si svolge in un teatro, ma non in teatro qualunque: siamo nel celebre The Globe di Londra, costruito proprio da Shakespeare per la propria compagnia. Agnes scopre che il marito ha dato il nome del defunto figlio alla sua nuova tragedia, ovvero l’Amleto. Inizialmente adirata, ancora scossa dal lutto, va a vederla e si trova in una massa di persone. Rappresentare il teatro al cinema è una scelta particolare e non sempre riesce: ma Chloé Zhao, con la sua sensibilità, è riuscita a creare una scena visivamente molto potente. La calcadi persone attaccate al palco, la scenografiaridotta all’osso, l’assenza del tetto: la ricostruzione, oltre a essere molto fedele, rende benissimo l’idea di cosa voleva dire andare a teatro all’epoca e anche le sensazioni di Agnes nel vedere un personaggio ispirato al proprio figlio sul palco. Anche qui troviamo un parallelo nell’arte fiamminga: in varie rappresentazioni di fiere di paese (qui ve ne proponiamo una di Pieter Brueghel il Giovane) si vedono anche degli spettacoli teatrali; il caos del popolo e l’artificio del palco si fondono con la stessa atmosfera che si respira in Hamnet.

Vasco Calabrese

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