Torna la Biennale di Ulassai, il borgo in Sardegna che ha dato i natali alla grande artista Maria Lai

Fino al 7 giugno, questo piccolo borgo nel cuore dell’Ogliastra, in Sardegna, si trasforma in una piattaforma di ricerca artistica con 20 artisti, 3 curatori ospiti e 2 sedi espositive: la Stazione dell’Arte e il CaMuC – Casa Museo Cannas, due poli culturali centrali per la vita artistica del territorio

Ulassai, paese sardo che ha dato i natali alla grande artista Maria Lai (Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013), torna di nuovo protagonista a distanza di due anni. Dopo il successo della prima edizione nel 2024, la Biennale di Ulassai si presenta, infatti, con un nuovo capitolo intitolato Il Significato dell’Opera, un progetto che approfondisce la dimensione concettuale e collettiva del fare artistico dei tanti artisti del territorio. Fino al 7 giugno, questo piccolo borgo nel cuore dell’Ogliastra, in Sardegna, si trasforma in una piattaforma di ricerca artistica con 20 artisti, 3 curatori ospiti e 2 sedi espositive: la Stazione dell’Arte – museo d’arte contemporanea che fin dalla sua istituzione nel 2006 è dedicato alla figura di Maria Lai – e il CaMuC – Casa Museo Cannas, due poli culturali centrali per la vita artistica sarda.

La seconda Biennale di Ulassai: il concept 

La seconda Biennale di Ulassai prende le mosse da una riflessione cara a Maria Lai, come ricorda il direttore artistico della rassegna, Gianni Murtas: “Maria diceva che le opere d’arte, realizzate con qualunque tecnica, richiedono una lettura creativa, altrimenti restano mute: ‘L’opera non esisterebbe senza le interpretazioni, che possono essere infinite. L’artista avvia una fecondazione, l’interprete la nutre e la porta lontano’. La Biennale muove da queste premesse, dalla volontà di approfondire gli spunti ancora vitali dell’artista ulassese; ma anche dall’esigenza di ripensare il rapporto tra l’artista e l’opera nei magmatici orizzonti contemporanei”.  

La seconda Biennale di Ulassai: i tre curatori ospiti

Altro asse portante della rassegna è l’eterogeneità dei linguaggi: pittura, scultura, fotografia, installazione, video e pratiche relazionali si intrecciano in un percorso che riflette la complessità del contemporaneo, nel solco dell’approccio interdisciplinare di Maria Lai, mettendo in luce realtà isolane che negli ultimi anni hanno lavorato soprattutto sulla collaborazione col territorio. Per questa edizione sono stati, infatti, invitati tre curatori ospiti, chiamati a sviluppare progetti espositivi coerenti con il tema della Biennale, in linea con le loro rispettive ricerche. Ne sono nate tre sezioni per un totale di venti artisti coinvolti: Giannella Demuro, direttrice artistica del Museo di arte ambientale Organica, Ivo Serafino Fenu, per il Parco delle Arti Molineddu, ideato e diretto da Bruno Petretto, e Francesca Sassu, fondatrice e direttrice artistica della residenza nocefresca.

La seconda Biennale di Ulassai: i tre progetti espositivi

Orografie. Arte giovane al Museo Organica, a cura di Giannella Demuro, riunisce Fabiana Casu, Eleonora Desole, Giuseppe Loi e Davide Mariani. Il progetto nasce dall’incontro tra giovani artisti e natura, intesa non come semplice sfondo, ma come interlocutore attivo. Le opere si sviluppano nell’ascolto dei luoghi, nel dialogo con la materia e nei tempi lenti del paesaggio, in una riflessione sulla responsabilità ecologica e sul futuro dei territori. “Per Organica, partecipare significa ribadire una convinzione”, sottolinea Demuro: “il futuro dell’arte nei territori si costruisce offrendo spazio alla ricerca giovane, intrecciando formazione e produzione culturale, consolidando alleanze tra artisti, comunità e istituzioni”. La seconda sezione This Is, a cura di Ivo Serafino Fenu, presenta dieci artisti riuniti in cinque coppie: Giovanni Carta con Gianni Nieddu; Daniela Frongia con Stefano “Feffo” Porru; Mattia Enna con Daniela e Francesca Manca; Giusy Calia con Antonello Fresu; Sabrina Oppo con Josephine Sassu. Qui le opere nascono dall’incontro e dalla contaminazione tra autori, in un campo relazionale che richiama idealmente l’esperienza di Legarsi alla montagna del 1981 come ricorda Fenu: “L’artista ci ha insegnato che l’arte non è un oggetto, ma un “legarsi” continuo e le opere qui presentate nascono, infatti, dall’incontro tra coppie o gruppi di artisti che hanno accettato la sfida della contaminazione”. Infine, Campo Luminoso. Luci sulla campagna, a cura di Francesca Sassu per la residenza nocefresca, è un’indagine poetica e visiva sullo stato attuale della campagna sarda e delle sue piccole comunità. Attraverso fotografia, installazione, video e scultura, Chiara Cordeschi, Laure Jolissaint, Josef Kováč, Renée Lotenero e Simone Mizzotti restituiscono un ritratto caleidoscopico del vivere rurale contemporaneo, intrecciando sguardi interni e internazionali. “Le opere provengono dall’archivio della residenza nocefresca a Milis”, conclude Sassu. “Nell’incontro con il nuovo spazio espositivo, con il contesto di Ulassai e con il pubblico della Stazione dell’Arte, esse evolvono e si trasformano, acquisendo nuove forme, nuovi significati e nuove consapevolezze”.

Claudia Giraud

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Claudia Giraud

Claudia Giraud

Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate…

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