Fulminacci presenta il suo nuovo album. Con un film 

Il cantautore romano sceglie un film come trasfigurazione visiva del suo nuovo disco “Calcinacci” e il connubio tra musica e immagini, ancora non molto diffuso in Italia, si rivela un successo con il tutto esaurito nelle tre presentazioni di Roma, Napoli e Milano

Filippo Uttinacci (Roma, 1997), in arte Fulminacci, è tante care cose. Un cantautore romano con la sindrome di Peter Pan, ma con la postura di James Bond. Su una spalla porta una chitarra con cui disseziona sentimenti quotidiani, sull’altra carica la gravità delle inquietudini della sua generazione, ancora alla ricerca di cos’è la vita veramente.  
La scena musicale italiana non soffre certo di carenza di zillennial introspettivi che scrostano l’ansia a colpi di indie-pop con retrogusti Anni ’60 e ’70, eppure Fulminacci sorvola questo fenomeno dall’alto: sin dal debutto con La Vita Veramente ha costruito universi sonori che esondano dalle cuffie ed entrano nelle ossa, anche se rotte, anche se da raccogliere come calcinacci tra le macerie.  
Dopo l’esperienza alla 76ª edizione del Festival di Sanremo, dove ha presentato il brano Stupida sfortuna conquistando il Premio della Critica “Mia Martini” e il Premio Assomusica Sanremo 2026 per la “Migliore Esibizione Live di un artista rivelazione”, torna adesso con Calcinacciun disco che, per la prima volta, si espande in un film

Fulminacci, cover dell'album Calcinacci
Fulminacci, cover dell’album Calcinacci

Calcinacci, l’album di Fulminacci che si espande in un film  

Un album allegro sulla fine dell’amore, prodotto con Golden Years e“qualche amico che ogni tanto ci è venuto a trovare”, tra cui CalcuttaTutti FenomeniFranco126 e okgiorgio. Fulminacci scava tra i suoi calcinacci con una scrittura essenziale e diretta, come la lingua scandita dalle aritmie del cuore. La sua è da sempre una musica narrativa: ascoltando il disco si ha la sensazione di assistere a un unico piano sequenza che attraversa tutte le stagioni del disamore. Le immagini sono semplici, volutamente bambinesche, iperboliche e sproporzionate come “Niente di che / Olio su un pezzo di pane”.  
Il rumore della sua anima riverbera nell’aria con chitarra, archi e voce nell’intima Tutto Bene, nelle inflessioni quasi battiatesche della dissacrante Mitomani, nel groove rotondo di Maledetto me, nelle sonorità pop con cui esorcizza la fine in Caso mai, fino al reset spirituale delle riuscitissime Da qualche parte in Italia e Avventura

Fulminacci - Calcinacci al cinema, locandina
Fulminacci – Calcinacci al cinema, locandina

Calcinacci, il film di Fulminacci al cinema 

Fulminacci è un cantautore + 1. Diplomato in recitazione alla Scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volonté, per lui cinema e musica sono i punti di contatto con il mondo. Sempre attento alla cura dei videoclip, come quelli di Un fatto tuo personale e Niente di particolare, omaggio al C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, oggi sceglie un film come espansione visiva del suo disco. Un mediometraggio diretto dai Bendo e Filiberto Signorello che hanno anche contribuito alla scrittura insieme a Fulminacci Giovanni Nasta; che, con la partecipazione, tra gli altri, di attori del calibro di Pietro Sermonti Francesco Montanari, proiettato in tre appuntamenti nei cinema di Roma, Napoli e Milano, ha portato in sala tantissime persone. 

Il film come trasposizione metaforica del disco 

Il mediometraggio è una trasposizione metaforica delle intenzioni del disco, in cui Fulminacci è vittima di una serie di sfortunati eventi che, però, finiscono per ricomporre le vite dei personaggi in cui accidentalmente si imbatte. Una commedia surreale senza smartphone, con un ritmo incalzante e atmosfere da “film di paura che non fanno paura”. Speciale l‘incursione ieratica di Montanari nei panni di Arturo, il grillo parlante di Filippo — adesso un clochard, un tempo un proprietario di un negozio di dischi — che gli consegna una verità esistenziale: “una statua non è solo il marmo scolpito, ma anche quello che rimane a terra”. Il film, che sarà candidato ad alcuni Festival, non è l’unica estensione cinematografica del progetto; infatti, il brano Nulla di stupefacente sarà la colonna sonora del film Strike – Figli di un’era sbagliata, in uscita il 26 marzo.  

Fulminacci. Photo Filiberto Signorello
Fulminacci. Photo Filiberto Signorello

Il binomio musica e cinema in Italia 

A Milano, introducendo la proiezione del film, Fulminacci ha sottolineato quanto sia rara, nel panorama italiano, un’operazione simile: non un accompagnamento visivo alle canzoni, non un film-concerto, ma un’opera autonoma, scritta e interpretata dall’artista, che esiste indipendentemente dal disco. I brani diventano dispositivi narrativi, abitano la storia, portano avanti la sceneggiatura. Dove finiscono le parole, inizia la musica. 
Non è un territorio del tutto inesplorato. Il caso più recente è quello di Andrea Laszlo De Simone, che nel 2025 ha pubblicato Una lunghissima ombra come progetto audiovisivo totale: un film di 67 minuti fatto di lunghi quadri visivi e paesaggi contemplativi. Anche Liberato, nel 2019 con il progetto Capri Rendez-Vous, ha legato diversi videoclip in un’unica storia ambientata tra Napoli e Capri, trasformando le canzoni in capitoli di un racconto più ampio, omaggiando lo stile del grande cinema italiano. 
Quello che resta dopo la trance collettiva, quando il volume si abbassa e le luci si riaccendono, è il luogo in cui siamo stati. Il cinema e la musica sono le uniche forme d’arte capaci di farti vivere ciò che non ti è mai accaduto: “è stato bello, anche se è successo soltanto nella mia testa”. 
 
Noemi Palmieri 

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