Liberty: nuove prospettive e opere inedite sono in mostra a Brescia 

Il Liberty è un terreno piuttosto battuto, anche perché è assai attraente per il grande pubblico, ma non tutto è ancora stato detto. Il progetto di Brescia, infatti, mette in luce aspetti non ancora indagati e soprattutto può vantare dei prestiti da collezioni private, consentendo ai visitatori di ammirare capolavori inediti

I numeri parlano chiaro: negli ultimi quattro anni le esposizioni allestite a Palazzo Martinengo hanno attirato 233 mila visitatori, con una crescita del 76% dal 2022 a oggi. Merito di progetti dalla forte impronta scientifica e che allo stesso tempo strizzano l’occhio agli appassionati d’arte grazie a tematiche sempre apprezzate: i macchiaioli, ad esempio, protagonisti della mostra del 2024, la Belle Époque dell’anno scorso e il Liberty su cui si focalizza la rassegna da poco inaugurata. 

Felice Casorati, Persone, 1910, olio su tela, collezione privata, courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano
Felice Casorati, Persone, 1910, olio su tela, collezione privata, courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano

Liberty a Brescia. Le opere in mostra 

La selezione delle opere è stata particolarmente oculata: tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento gli artisti, infatti, infrangevano spesso i confini delle correnti allora in voga. Basti pensare a Plinio Nomellini, conosciuto soprattutto per le sue opere di ispirazione divisionista, ma che in alcuni casi non ha disdegnato lo stile floreale del Liberty; oppure a Felice Casorati, maestro difficilmente “incasellabile” e la cui tela Persone del 1910 campeggia nella seconda sala dedicata al giardino e al rapporto con l’elemento naturale. I curatori – Anna Villari, Manuel Carrera, Davide Dotti – sono stati inoltre particolarmente attenti a escludere le tematiche simboliste, anche quando gli esiti paiono Liberty, perché il loro senso è radicalmente diverso.  

Camillo Innocenti, Notturno, 1913 circa, olio su tela, collezione privata
Camillo Innocenti, Notturno, 1913 circa, olio su tela, collezione privata

L’originalità del progetto 

Tra le peculiarità che contraddistinguono le esposizioni di Palazzo Martinengo spicca senz’altro l’abbondanza di opere raramente o mai viste dal pubblico perché gelosamente conservate nelle collezioni private. È il caso, ad esempio, di Bambini in campagna di Plinio Nomellini che era dato per disperso, oppure dello straordinario Ritratto della marchesa Edith Oliver Dusmet di Vittorio Matteo Corcos che è riemerso dai depositi della Galleria nazionale d’arte antica di Palazzo Barberini di Roma. Dai caveau di due collezionisti privati sono invece stati estratti il nucleo di raffinate ceramiche di Galileo Chini e numerosi abiti d’epoca preziosi. Del tutto innovative sono inoltre le presenze in mostra di una selezione di fotografie di quegli anni e di spezzoni cinematografici: entrambe le arti, allora giovani, subirono il fascino dell’eleganza Liberty, soprattutto nella rappresentazione della donna. E se quello stile pervadeva all’epoca tutti gli ambiti della vita quotidiana (dei ceti benestanti, ovviamente), l’allestimento della mostra accosta i dipinti alle sculture, ai complementi d’arredo e soprattutto ai manifesti che già da qualche decennio avevano cominciato a tappezzare i muri delle città per promuovere marchi, prodotti, grandi magazzini, spettacoli teatrali, esposizioni universali. 

Com’è, quindi, la mostra sul Liberty a Brescia? 

La fiamma del Liberty si accese nei primissimi anni del Novecento, acquistò vigore nel corso del primo decennio e si spese di lì a poco sotto l’incalzare della crisi che portò al macello della Prima guerra mondiale. Una così breve durata ha orientato i curatori nella scelta di un criterio tematico per distribuire le opere nelle sale espositive, ed ecco allora l’incipit sul richiamo floreale e vegetale di uno stile che prese il nome dai grandi magazzini di Londra, gli stessi in cui William Morris vendeva le sue carte da parati e gli oggetti di design.  

Vittorio Matteo Corcos, Ritratto della contessa Lia Silvia Goldmann Clerici, 1911 circa, olio su tela, collezione privata, courtesy METS Percorsi d’Arte
Vittorio Matteo Corcos, Ritratto della contessa Lia Silvia Goldmann Clerici, 1911 circa, olio su tela, collezione privata, courtesy METS Percorsi d’Arte

La rappresentazione dei personaggi femminili 

Protagoniste, tra corolle variopinte, sono le donne, e spiccano in particolare i quadri di Amedeo Bocchi, di Alessandro Battaglia e di Giovanni Battista Carpanetto. Dai fiori ai giardini il passo è breve: i lavori di Casorati, di Gaetano Previati, di Armando Spadini e di tanti altri autori testimoniano le ambientazioni nel verde domestico che in alcuni casi diventa un luogo dell’anima. Le raffigurazioni di personaggi femminili intenti ad imbellettarsi e a sfoggiare abiti raffinatissimi si affianca a una serie di lettrici, evocando così un principio di emancipazione della donna, come è evidente anche dagli sguardi fieri delle effigiate nei dipinti e nelle fotografie (quasi tutte vintage e stampate con tecniche antiche come la stampa al platino o alla gomma bicromata). Sensuali, maliziose, moderne, le dive si prendono la scena dei primi lungometraggi e ne sono esempi quelli recitati Lyda Borelli.  
Se i corpi armoniosi, gli elementi floreali, la ricchezza decorativa connotano indiscutibilmente il Liberty, il progetto di Brescia ci ricorda anche il contesto in cui nacque. Nelle città ammorbate dai fumi della rivoluzione industriale, Londra in primis, le opere di questi artisti invitavano a recuperare un rapporto originario con la natura e con il suo potere rigenerativo: evidentemente l’invito non è stato sufficientemente accolto, se ancora oggi il tema è di urgente attualità. 

Marta Santacatterina 

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Marta Santacatterina

Marta Santacatterina

Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, collabora con varie testate dei settori arte e food, ricoprendo anche mansioni di caporedattrice. Scrive per “Artribune” fin dalla prima uscita della rivista, nel 2011. Lavora tanto, troppo, eppure trova sempre…

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