La mostra di Ruoxi Jin a Parigi punta a dare un nuovo senso alla memoria
A Le Plateau di Parigi, Ruoxi Jin trasforma oggetti dimenticati in nuove storie. Costruendo un viaggio tra memoria, relazioni e piccoli rituali della vita quotidiana che cambiano significato nel tempo
Nata nel 1997 a Harbin, in Cina, e diplomata nel 2024 all’École des Beaux-Arts di Parigi, Ruoxi Jin sviluppa una pratica installativa che parte spesso da incontri e relazioni reali. Il progetto MA Félicité nasce infatti dal rapporto con Félicité, sua vicina di atelier e maestra di cerimonia per matrimoni della comunità cinese nella capitale francese. Da questo incontro prende forma una ricerca che osserva i rituali sociali e i legami affettivi contemporanei attraverso l’uso di oggetti trovati e materiali quotidiani.

Un archivio di oggetti tra memoria e trasformazione
Nel suo atelier materiali e frammenti si accumulano nel tempo fino a costituire una sorta di archivio in continua trasformazione. Rotti o disarticolati, gli oggetti perdono progressivamente lo stato di prodotto per entrare in una dimensione più ambigua, come se si trovassero sospensi prima di essere riattivati dall’intervento dell’artista. Questa scelta nasce anche da una posizione critica nei confronti della produzione contemporanea. Nel corso del suo percorso Jin ha progressivamente abbandonato il lavoro con materie prime, arrivando alla convinzione che il mondo sia già saturo di oggetti. Piuttosto che produrne di nuovi, preferisce raccoglierli e metterli in relazione attraverso l’assemblaggio.

L’assemblaggio nella pratica di Ruoxi Jin
All’interno dello studio gli oggetti funzionano come un sistema di memoria: alcuni rimangono nascosti per lungo tempo per poi riemergere improvvisamente, attivando nuove connessioni. L’assemblaggio diventa così il principio operativo della sua pratica. Aprire, rompere, cucire o saldare sono azioni che intervengono sui materiali senza cancellarne completamente l’identità originaria, accompagnandoli in una trasformazione graduale. Questo modo di operare conserva qualcosa di quasi chirurgico. L’artista ricorda infatti un episodio della propria infanzia: sua madre, neurologa, utilizzava un bisturi per curare le piante sul balcone di casa. Uno strumento sottilissimo che richiedeva un gesto preciso e controllato. Quella scena domestica, sospesa tra cura e intervento tecnico, sembra riecheggiare nel modo in cui Jin interviene oggi sugli oggetti, modificandoli con gesti minimi ma decisivi.
1 / 5
2 / 5
3 / 5
4 / 5
5 / 5
La mostra di Ruoxi Jin a Parigi
In mostra questa logica emerge in opere che oscillano tra ironia e tensione emotiva. In Laisser couler due onde di fiori artificiali attraversano lo spazio espositivo creando un paesaggio quasi monocromatico dominato dalle diverse tonalità di bianco, che rimandano alle composizioni floreali utilizzate nelle cerimonie matrimoniali. In …red flag, green flag, red flag… luci rosse e verdi immerse in acqua distillata pulsano come segnali intermittenti, evocando i codici emotivi che attraversano oggi il linguaggio delle relazioni. Le sculture di Jin nascono spesso da intuizioni improvvise, momenti in cui elementi apparentemente incompatibili trovano un’armonia inattesa. L’artista paragona questo processo alla reazione di Maillard, il fenomeno chimico che trasforma un alimento durante la cottura: un passaggio da uno stato all’altro capace di generare nuove qualità. Più che raccontare una storia lineare, MA Félicité costruisce una costellazione di materiali e frammenti che invita lo spettatore a stabilire connessioni personali, trasformando l’incontro tra oggetti, spazio e pubblico in un dispositivo aperto di relazioni.
Felicienne Lauro
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati