Il grande lusso è in crisi: lo dichiarano i principali marchi del settore moda. Dopo anni di crescita sostenuta, trainata soprattutto dai mercati russo e asiatico, tra il 2024 e il 2025 si registra un evidente rallentamento nel mercato dei beni di lusso, in particolare nel segmento dell’abbigliamento. Secondo una rilevazione di Bain & Company e Altagamma, tra il 2022 e il 2025 circa 70 milioni di clienti hanno smesso di acquistare prodotti di lusso. Come riporta il Corriere della Sera, il calo è legato in larga parte alla contrazione del potere d’acquisto del ceto medio.
La crisi della moda
I profondi cambiamenti dell’economia globale hanno inciso non solo sui settori essenziali della vita quotidiana, ma anche su quelli legati al consumo “aspirazionale”. A questo si aggiungono le politiche commerciali statunitensi: i dazi introdotti durante l’amministrazione Trump hanno avuto un impatto significativo sui mercati europei del lusso, fortemente orientati verso il mercato americano. Nonostante la recente presa di posizione della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha messo in discussione tali misure, il consumatore americano appare oggi meno incline all’acquisto di prodotti provenienti dall’estero. Magari l’onda di acquisti di nuove scarpe Chanel, disegnate da Matthieu Blazy, riesce a traboccare il vaso sul mercato americano? In questo contesto, molti grandi marchi stanno introducendo linee di fascia intermedia, con prezzi compresi tra i 300 e i 1000 euro. Un esempio emblematico è rappresentato dalle t-shirt firmate Gucci, proposte intorno ai 980 euro. Il lusso, dunque, attraversa una fase complessa. Oppure le candele di Loewe a 100 euro.
La nuova generazione di stilisti
Quale può essere la soluzione? Non esiste una risposta univoca a questi cambiamenti strutturali. Da tempo si parla di una crisi creativa nella moda, spesso accusata di superficialità e mancanza di visione. Forse, la risposta risiede proprio nell’andare oltre il sistema consolidato del lusso, aprendo lo sguardo verso realtà indipendenti e giovani. L’ultima Paris Fashion Week, che come di consueto chiude il mese della moda, sembra suggerire una direzione chiara: la vitalità del settore potrebbe dipendere dalle nuove generazioni di designer, capaci di riportare al centro sogno, ricerca e autenticità.Oggi raccontiamo alcuni dei giovani designer che hanno presentato le loro collezioni a Parigi per la recente settimana della moda, dedicata all’autunno inverno 2026 2027.

Niccolò Pasqualetti
Lo stilista italiano Niccolò Pasqualetti ha debuttato a Parigi a settembre del 2024, dopo aver presentato una selezione dei suoi capi e accessori alla Fondazione Sozzani di Milano. Per la FW 2026/27, il designer – noto per il suo stile ambiguo – esplora il tema del contrasto. Materiali e palette cromatiche dialogano in una tensione continua, con l’obiettivo di avvicinare il corpo fisico a una dimensione più eterea. Colletti maxi, strati di lana lavorata, pelle e jacquard si alternano in un racconto visivo complesso. Particolarmente significativa è la presenza di corde che avvolgono il corpo femminile, delineando silhouette al tempo stesso strutturate ed effimeri, visibili ma poco accennate. Presentata al Palais de Tokyo, la collezione si configura come una riflessione coerente sul rapporto tra fisico e metafisico, mantenendo al contempo una forte componente di indossabilità.

Julie Kegels
La designer belga Julie Kegels, diplomata alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa, ha fondato il suo marchio nel 2024, debuttando nello stesso anno alla Paris Fashion Week. La sua ricerca si concentra sugli archetipi femminili, messi in dialogo con elementi di gioco e sperimentazione. Con la collezione “Face Value”, la Kegels mette in discussione le forme tradizionali del guardaroba femminile: dalle silhouette estreme, come gli abiti che ricordano camicie da notte oversize, fino a capi mini estremamente strutturati. Elemento distintivo della collezione sono le calzature: vivaci nei colori – giallo, fucsia, viola – e ispirate a una sintesi stilistica tra gli anni Venti e Quaranta. Il risultato è un immaginario femminile che combina eleganza e ironia, tradizione e rottura. Nella collezione “Face Value” la Kegelssfida le forme del guardaroba femminile: dall’estremo maxi, immaginato nell’abito a forma di camicia da notte, che appare come una delle silhouette principali della collezione. Julie Kegels presenta un fulcro di tagli molto femminili abbinati con le forme assurde e scarpe quasi a fantasia – questa è l’immaginazione della designer belga che costruisce il suo archetipo della donna moderna.

Vautrait
Fondato nel 2021 da Yonathan Carmel, di origini israelo-palestinesi, il brand Vautrait si distingue per l’attenzione alla sartorialità e al lavoro artigianale. La collezione FW 2026/27 propone un guardaroba ambiguo, in cui elementi tradizionalmente maschili vengono reinterpretati al femminile. Giacche dai toni scuri, maglieria essenziale e cappelli che richiamano sia l’estetica anni Venti – baker boy cap – sia quella più contemporanea convivono in una proposta sobria ma sofisticata. La palette cromatica – dominata da nero, blu notte, grigi e marroni – contribuisce a creare un’atmosfera intensa, quasi malinconica. Le modelle, con mani in tasca e sguardi appesantiti, sembrano riflettere le tensioni del presente.

Adelina Bernard
Il brand francese Adelina Bernard, fondato da Alice Adelina Lindvall e Menno Bernard, ha scelto il bar parigino “Serpent à Plume”, vicino a Place des Vosges nel decimo arrondissement, come cornice per la presentazione della collezione FW 2026/27. Più che una sfilata, si è trattato di una vera e propria performance: modelli in maschere ispirate agli anni Venti si muovevano come marionette, interagendo direttamente con il pubblico. L’obiettivo, come dichiarato da Menno Bernard, era quello di superare l’impersonalità delle sfilate tradizionali e creare un’esperienza condivisa: “Dopo aver frequentato i fashion show, può rimanere l’impressione che tutto ciò era impersonale: la gente viene, fa le loro foto, guarda la sfilata e se ne va. Noi, invece, volevamo creare una serata in cui i nostri spettatori potevano essere uniti”. La collezione, intitolata “Pulling Strings”, esplora il tema del controllo e dell’autorità attraverso richiami al teatro e alla cultura delle marionette. Abiti voluminosi, maniche ampie e gonne ottocentesche costruiscono un racconto visivo denso di significati simbolici. Alla fine dello show arriva il maestro delle marionette che chiude tale performance con una sola frase: “Sono tutte mie, lo show è finito”. Questa collezione di Adelina Bernard è un ripensamento dell’autoritarismo, convocato a riflettere sulla complessità della vita.

Pressiat
Fondato durante la pandemia dal designer francese Vincent Garnier Pressiat, il brand Pressiat si distingue per un’estetica genderless e provocatoria. Nel passato il designer ha collaborato con figure di rilievo come John Galliano e Martin Margiela, rimanendo attratto dalla teatralità nella moda. Con la collezione FW 2025/26 “The Edge”, Pressiat propone una narrazione incentrata sul corpo e sulla sessualità. Abiti in pelle aderenti con i lacci ai fianchi, corpetti strutturati e silhouette che esaltano la fisicità femminile compongono un immaginario che richiama l’estetica del cabaret – tale estetica è sempre più spesso riecheggiata collezioni di Pressiat. Al centro della ricerca vi è la relazione tra capo e corpo: il vestito non è solo un elemento estetico, ma diventa strumento di trasformazione e affermazione della donna che viene mostrata come una figura dotata di autostima e carattere.
Vova Motrychuk
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