Storia dell’ex fabbrica in provincia di Milano diventata spazio per l’arte contemporanea
Fin dall’apertura, SAC – Spazio Arte Contemporanea ha impostato la propria attività come una piattaforma multifunzionale. Non soltanto mostre, ma anche workshop, incontri, laboratori e progetti educativi pensati per coinvolgere pubblici diversi e avvicinare all’arte anche chi normalmente ne resta ai margini
È a Robecchetto con Induno (a circa 40 chilometri da Milano) che un ex complesso produttivo ha trovato negli ultimi anni una nuova destinazione a vocazione culturale. Si chiama SAC – Spazio Arte Contemporanea, ideato nel 2019 da Nicoletta Candiani con l’obiettivo di trasformare una struttura storicamente legata all’attività industriale della famiglia in un centro dedicato alla ricerca artistica contemporanea. L’edificio, infatti, appartenuto al bisnonno della fondatrice e utilizzato nel corso del tempo prima come stabilimento tessile e poi come conceria, è stato ripensato come luogo di incontro e restituzione al territorio. Su una superficie di circa 1.400 metri quadrati, gli ambienti oggi accolgono sale espositive, spazi per laboratori e aree dedicate alla formazione, configurandosi come un punto di riferimento culturale in un contesto periferico rispetto ai grandi circuiti dell’arte.
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L’attività di SAC – Spazio Arte Contemporanea tra premi e corsi di formazione artistica
Fin dalla sua apertura, SAC ha impostato la propria attività come una piattaforma multifunzionale. Non soltanto mostre, ma anche workshop, incontri, laboratori e progetti educativi pensati per coinvolgere pubblici diversi e avvicinare all’arte anche chi normalmente ne resta ai margini. Tra le iniziative, per esempio, figura il Premio Luigi Candiani, concorso annuale articolato in due sezioni, una dedicata ai giovani artisti tra i 18 e i 34 anni e una rivolta agli artisti affermati oltre i 35. Il premio, aperto a linguaggi che vanno dalla pittura alla fotografia, dalla performance alla videoarte fino alle pratiche digitali, rappresenta una delle principali occasioni di visibilità per nuovi autori. Per l’edizione del biennio in corso (2025-2026) si sviluppa attorno al tema “Dentro un sogno”, invitando i partecipanti a confrontarsi con dimensioni immaginative, narrative e simboliche. Ma accanto alle attività espositive e al premio, SAC promuove anche un programma di formazione artistica strutturato in corsi semestrali. Dalla grafite alla pittura ad acrilico, fino alle tecniche a olio, i percorsi sono pensati per diverse fasce d’età, dai bambini della scuola materna agli adulti, e hanno l’obiettivo di rendere l’arte un’esperienza accessibile, fondata sulla pratica e sulla sperimentazione.

La mostra di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace al SAC – Spazio Arte Contemporanea
In questo contesto si inserisce Frammenti, la mostra bipersonale di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace, visitabile fino al 18 aprile 2026 e curata da Nicoletta Candiani e Sofia De Pascali. I due artisti non sono estranei agli spazi del SAC: entrambi avevano già preso parte a precedenti esposizioni collettive e tornano ora come protagonisti di un confronto a due voci. Il titolo della mostra allude a una dimensione percettiva in cui memoria, sensazione e immagine si intrecciano. Nel testo curatoriale, De Pascali richiama il celebre episodio della madeleine narrato da Marcel Proust, in cui un gesto quotidiano diventa rivelatore di ricordi e visioni. Allo stesso modo, Frammenti indaga ciò che è parziale, discontinuo e ambiguo, interrogando lo sguardo attraverso opere che nascono da tracce e stratificazioni. La ricerca di Silvia Beltrami si muove da anni nel territorio del collage, tecnica che l’artista romana ha progressivamente arricchito con nuove sperimentazioni materiali. Nei lavori più recenti presentati al SAC, Beltrami introduce infatti lo strappo d’affresco: una pratica di derivazione conservativa che consiste nel prelevare lo strato superficiale di una parete e trasferirlo su un altro supporto. Queste presenze, spesso isolate o sospese, riflettono una condizione esistenziale fragile: identità in bilico tra controllo sociale, incomunicabilità e desiderio di trasformazione. Il riferimento teorico è il pensiero decostruzionista di Jacques Derrida, secondo cui smontare strutture e linguaggi consolidati permette di rivelarne le contraddizioni interne. Nel lavoro di Beltrami, la frattura della superficie diventa così metafora di identità in continua ridefinizione.

Diverso ma complementare l’approccio pittorico di Giuseppe Gallace, che colloca la propria ricerca in una dimensione vicina al Realismo Magico. Le sue tele presentano scene apparentemente tranquille, in cui ambienti domestici e situazioni quotidiane sono attraversati da presenze inattese. Negli ultimi lavori, l’elemento chiave è il motivo floreale. Piante e fiori irrompono negli spazi della vita familiare, insinuandosi tra oggetti e figure umane. La loro presenza, fragile e allo stesso tempo invasiva, incrina la quiete della composizione.
Il SAC – Spazio Arte Contemporanea e la fragilità come strumento di conoscenza
Il dialogo tra i due artisti restituisce così una riflessione comune sulla fragilità delle immagini e delle identità. Tra pareti strappate, figure in bilico e presenze vegetali che invadono lo spazio domestico, la mostra costruisce un percorso in cui il frammento diventa strumento di conoscenza: non un residuo incompleto, ma una soglia da cui emergono nuove possibilità di lettura.
Caterina Angelucci
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