Russia alla Biennale Arte di Venezia. Le Pussy Riot non ci stanno e promettono: “Sarà resistenza”
Il collettivo dissidente guidato da Nadya Tolokonnikova contesta la presenza del Paese e la scrollata di responsabilità della Biennale. Anticipando delle azioni performative. Ma è abbastanza prevedibile che ci saranno reazioni al ritorno della Russia di Putin in Biennale
Tremate, tremate, le Pussy Riot sono tornate. Non hanno mai smesso di far parlare di sé le attiviste, artiste e performer femministe russe guidate da Nadezhda “Nadya” Tolokonnikova: dall’autunno del 2011 hanno portato in strada, in Russia e del mondo, dei momenti di protesta artistica contro l’autocrazia putiniana, il bigottismo religioso e il patriarcato. Un’attività – salita agli onori della cronaca mondiale nel 2012 con lo spettacolo nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca – che gli ha fatto guadagnare processi, reclusione e l’iscrizione nel novero della lista russa delle organizzazioni estremiste lo scorso dicembre.
La stoccata delle Pussy Riot contro la Biennale Arte e il carico doppio del MIC
A un giorno dalla diffusione della notizia della partecipazione russa alla Biennale Arte di Venezia 2026, la leader del gruppo ha firmato una dichiarazione (pubblicata sul profilo Instagram delle Pussy Riot) promettendo un intervento. La prima stoccata della comunicazione, però, è contro la Fondazione Biennale, che non ha opposto alcuna resistenza al ritorno del Paese in Laguna: “La Biennale sostiene che la decisione non dipenda da loro, ma ecco perché non è vero… Sebbene l’edificio appartenga alla Russia, si trova nei Giardini, che sono di proprietà dello Stato italiano e della città di Venezia, e funziona solo grazie ad accordi con la Biennale. Il presidente della Biennale è nominato dal governo italiano”.”Il padiglione russo”, ricordano le attiviste, “non è un’ambasciata: non è territorio sovrano e non ha status diplomatico. Ciò significa che il governo italiano, le autorità di Venezia e la Biennale stessa possono dire ‘no’ alla Russia, se lo desiderano. Se la Russia partecipa alla Biennale, significa che si tratta di una decisione politica dell’Italia“.
Il governo, però, la pensa diversamente. In seguito alla dichiarazione del presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco sul fatto che la Biennale sia uno “spazio di tregua”, il Ministero della Cultura ci ha tenuto a precisare che “la partecipazione della Federazione Russa alla 61a Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia è stata decisa in totale autonomia dalla Fondazione Biennale, nonostante l’orientamento contrario del Governo italiano“. E la comunicazione rincara: “Come ribadito più volte dal Ministro Giuli, anche in occasione dei diversi incontri e colloqui con le autorità ucraine, l’Italia sta dedicando grande attenzione alla tutela del patrimonio artistico ucraino, colpito dai bombardamenti russi che si protraggono ormai da oltre quattro anni, a partire dall’impegno per la ricostruzione di uno degli edifici simbolo dalla storia culturale dell’Ucraina, la grande Cattedrale ortodossa della Trasfigurazione di Odessa, gravemente danneggiata dal conflitto“.
Le Pussy Riot contro la partecipazione della Russia alla Biennale Arte
“La partecipazione della Russia ufficiale alla Biennale è un duro colpo alla sicurezza dell’Europa. Dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, il soft power culturale è diventato parte della dottrina militare russa e uno strumento di guerra ibrida“, si legge ancora nella comunicazione. La nota riprende e critica le parole del delegato russo per gli scambi culturali, Mikhail Shvydkoy, che aveva fatto presente ad Artnews che gli artisti russi hanno avuto modo di esporre in diverse occasioni in Europa e nel mondo nel corso degli anni nonostante le reprimende e le sanzioni.
Il messaggio di Tolokonnikova si chiude con una promessa di azioni pubbliche a Venezia: “Le Pussy Riot stanno arrivando alla Biennale per un’azione. Vogliamo esprimere il nostro sostegno incondizionato all’Ucraina, alle vittime dei crimini di guerra russi, ai prigionieri politici russi e ai prigionieri di guerra ucraini. I migliori cittadini della Russia sono in prigione per gesti contro la guerra o sono stati uccisi, mentre l’Europa apre le porte ai funzionari e ai propagandisti di Putin“.
Le Pussy Riot in Biennale: la contestazione del 2012
La Biennale, vista la sua visibilità globale, è stato spesso teatro di proteste, azioni e manifestazioni di respiro internazinoale, dal leggendario boicottaggio del Sessantotto alla contestazione di Israele della scorsa edizione. E proprio in supporto alle Pussy Riot si tenne, alla Biennale Architettura del 2012, un blitz al padiglione russo. Una trentina di membri di collettivo Occupy Biennale, con indosso il tipico passamontagna colorato associato al gruppo, aveva tenuto una protesta contro la condanna del gruppo da parte del governo russo dopo la famosa azione in chiesa.
Giulia Giaume
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