A Madrid torna la fiera ArcoMadrid. La settimana dell’arte contemporanea si accende (ma tra le proteste)

I galleristi spagnoli tornano all’attacco per la riduzione dell’aliquota culturale dell’iva. Tra le novità, crescono i progetti d’artista

L’edizione 2026 della più grande fiera d’arte contemporanea spagnola ArcoMadrid sarà ricordata soprattutto per la protesta dei galleristi spagnoli contro il governo per la riduzione dell’Iva culturale, in linea con la maggior parte dei Paesi europei. È inevitabile che le 72 gallerie nazionali presenti (il 34% del totale) siano fortemente penalizzate dall’aliquota al 21% e subiscano la concorrenza della maggior parte degli altri stand europei, che beneficiano di un’Iva ridotta tra l’8% (Belgio) e il 5% (Italia).

La lotta dei galleristi spagnoli per la riduzione dell’Iva

È urgente e opportuno reclamare una legge sull’Iva culturale in Spagna”, ha spiegato in maniera incisiva Maribel López, direttrice di ArcoMadrid, in programma dal 4 all’8 di marzo 2026.  “Prima di tutto perché pregiudica la capacità concorrenziale delle gallerie spagnole (il 36% del totale); limita poi la visibilità degli artisti spagnoli all’estero e sminuisce il valore dell’arte contemporanea nella società”. Nonostante le proteste pubbliche del settore in dicembre, e lo sciopero nella prima settimana di febbraio, i responsabili del Governo Sánchez restano in silenzio. Si ha la sensazione, purtroppo, che agli occhi dei politici l’arte contemporanea rappresenti solo gli interessi di una classe elitaria, composta da ricchi collezionisti. Non si considera, invece, il ruolo fondamentale dei galleristi nella promozione del lavoro degli artisti e quello, altrettanto importante, di trait d’union fra la creazione contemporanea e le istituzioni espositive, con la gestione di prestiti e la commissione di opere pubbliche.
Dopo il sit-in del 20 febbraio scorso di galleristi e artisti nei dei principali musei d’arte contemporanea pubblici di Spagna – Il Reina Sofia di Madrid, il Macba di Barcellona, l’Ivam di Valencia e il Caac di Siviglia – al Consorzio Nazionale delle Gallerie non resta che proseguire con altre forme di protesta durante e dentro la fiera, per attirare l’attenzione di collezionisti, vip e operatori del settore.

ArcoMadrid: una vetrina dell’arte iberica e latino-americana

Tra continuità e rinnovamento, la fiera ArcoMadrid si conferma la vetrina privilegiata per la nuova creatività iberica e latino-americana, con una forte presenza di stand spagnoli e portoghesi, argentini, colombiani e brasiliani. Sono in tutto 211 le gallerie presenti nei padiglioni 7 e 9 di Ifema, provenienti da 30 paesi del mondo. Tra i nomi internazionali del programma generale ci sono Lelong e Chantal Crousel, Taddeus Ropac ed Esther Schipper, ai quali si aggiungono quest’anno la londinese Carlos/Ishikawa, Green Art da Dubai, la parigina Loevenbruck e la tedesca Zander. Tra le gallerie italiane, sono presenti le napoletane Lia Rumma e Studio Trisorio, Massimo e Francesca Minini, Ida Pisani con Prometeo Gallery, la bolognese P420, Monitor (con sede a Roma e a Lisbona) e le più recenti Gilda Lavia di Roma, la genovese Pinksummer e la milanese Vistamare. A queste si unisce lo stand della romana Ada, presente nella sezione Opening riservata agli spazi fino a sette anni di anzianità, selezionati da Rafa Barber e Anissa Touati.  Assente, invece, per il secondo anno consecutivo da Madrid il torinese Giorgio Persano, titolare di una galleria considerata storica per Arco e fra i fondatori della fiera nel 1982, al fianco della mitica Juana de Aizpuru.  Mancano all’appello anche la galleria madrilena di Helga de Alvear, che sta chiudendo i battenti dopo la scomparsa della titolare di origini tedesche, e Madragoa, spazio del gallerista italiano Matteo Consonni a Lisbona.

Ogni anno, la fiera di Madrid propone uno spazio espositivo centrale, di approfondimento intorno alla creatività contemporanea: quest’anno si intitola ARCO2045: il futuro, per ora ed è curato dal venezuelano José Luis Blondet e dalla messicana Magaly Arriola, alla ricerca di nuovi orizzonti e linguaggi creativi per immaginare futuri possibili. Si prospetta interessante anche la proposta culturale di Perfiles, focus intorno a undici progetti di artisti sudamericani, selezionati quest’anno da José Esparza Chong Cuy, direttore dello Storefront for Art and Architecture di New York.

Arco Madrid 2026 tra progetti d’artista e premi

Tra le novità di ArcoMadrid 2026, colpisce l’aumento dei Progetti d’Artista (38 in tutto), ossia di quegli spazi (talvolta forse un po’ nascosti nei retro degli stand) pensati per illustrare la complessità del lavoro di un artista, tra i quali figurano Antoni Miralda, Ugo Rondinone e Aurelia Muñoz. Numerosissimi e in aumento anche i premi che le imprese patrocinano per arricchire le collezioni corporative o come per mecenatismo. Tra le novità, il Premio Catapulta – associazione di filantropi catalani – è destinato all’acquisizione di un’opera di artista spagnolo destinata in deposito alla National Gallery del Canada. Nella sezione Opening, invece, oltre al tradizionale premio al migliore stand (che consiste nella restituzione del prezzo pagato per la fiera), ci sarà un riconoscimento al miglior talento under 40. Anche la sezione Perfiles sarà dotata per la prima volta di un premio, per sottolineare l’appoggio costante della fiera alla creatività d’Oltreoceano. Non ci sarà, invece, quest’anno a Madrid il Premio Illy Sustain Art, così come lo stand del caffè gratuito in fiera. Il progetto vincitore per la Sala Vip, infine, si intitola 350.000 HA ed è firmato dall’architetto Manuel Bouzas con lo studio salazarsequeramedina: riproduce un enorme camino realizzato con il legno recuperato dai monti della Galizia, dopo gli incendi dell’estate scorsa.

Le altre fiere in città per la settimana dell’arte contemporanea

Come sempre, ArcoMadrid oltrepassa i confini della fiera e si converte nel motore indiretto di una sempre più ricca settimana dell’arte contemporanea, proiettandosi sulla città con una serie di eventi e di iniziative tra musei, centri culturali, gallerie e fiere satellite, pensati per tutti i gusti e tutte le tasche. Le fiere in città si aprono, perlopiù tra giovedì 5 e venerdì 6 marzo, per poi estendersi durante tutto il weekend successivo. Le più consolidate e centrali sono sempre ArtMadrid (Palacio de Cristal de Cibeles) e JustMad (Palacio de Neptuno, di fronte al Prado). La fiera dell’arte urbana, ex Urvanity, cresce ancora e cambia nome in CAN Madrid, dedicando uno nuovo spazio sotto la tensostruttura di Matadero al genere collectible design, a cura di Marisa Santamaria. Il dialogo con la nuova fiera FORMA – la novità assoluta del Madrid Design Festival 2026, in programma nella Central de Diseño dello stesso Matadero – è intelligente anche dal punto di vista della visibilità commerciale, perché avvicina fisicamente due settori (l’arte contemporanea e il design) che, da tempo, si intrecciano e influenzano a vicenda. Le altre fiere sparse per la città sono Hybrid (arte emergente a piccoli prezzi, nelle stanze del Petit Palace Santa Barbara); SAM (pezzi classici nel salone dell’arte moderna e contemporanea, al Circulo de Bellas Artes); e, infine, Artist 360 MD, vetrina dell’arte indipendente (spesso di artisti che vendono senza intermediazione), giunta alla nona edizione e ospitata nel Palacio di Santa Barbara.

Federica Lonati

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Federica Lonati

Federica Lonati

Federica Lonati (Milano, 1967), giornalista professionista italiana, dal 2005 vive a Madrid. Diploma al Liceo Classico di Varese e laurea in Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Milano, si è formata professionalmente alla Prealpina, quotidiano di Varese, scrivendo di cronaca,…

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