In Francia c’è un parco divertimenti che spacca l’opinione pubblica: “fa l’occhiolino all’estrema destra”
Il Puy de Fou, parco a tema storico, sembra proporre una lettura della storia francese ed europea politicamente schierata. Molti lo contestano, altrettanti lo visitano. Tra questi ci sono Emmanuel Macron e Marine Le Pen
Un parco divertimenti a tema è di destra o di sinistra? Può sembrare strano, ma la domanda continua – con momenti polemici che si ripropongono ciclicamente – ad alimentare il dibattito politico francese. L’ultimo episodio è di poche settimane fa, quando il deputato François Ruffin, candidato alle elezioni Presidenziali del 2027 per una coalizione di sinistra, ha proposto di creare un Puy du Fou “de gauche”. Il tema del contendere è infatti, fin dalla sua fondazione nel 1977, il Puy du Fou, parco a tema storico creato da Philippe de Villiers, in Vandea, 380 chilometri a sud-ovest di Parigi. E da allora criticato dai suoi detrattori con l’accusa di proporre una visione reazionaria, filomonarchica e revisionista della storia francese.
I numeri del Puy du Fou sono in crescita
Accuse puntualmente rispedite ai mittenti dal fondatore e che non hanno impedito, nei quasi cinquant’anni di vita del parco, una crescita costante nel gradimento dei visitatori. Nel 2025, per la prima volta, Puy du Fou ha superato i 3 milioni di ingressi posizionandosi al secondo posto per popolarità fra i parchi a tema francesi. In testa c’è Disneyland Paris, situato strategicamente fra l’aeroporto Charles De Gaulle e la capitale. Il podio è completato dal Parco Asterix, anch’esso favorito dall’ubicazione nella popolosa regione dell’Île de France, che nel 2025 si è fermato a 2,9 milioni di visitatori.

La storia del parco a tema Puy du Fou
Per capire il Puy du Fou e contestualizzare le critiche che gli vengono mosse bisogna partire dall’inizio.Il parco è, in buona misura, il sogno realizzato di Philippe de Villiers, fervente cattolico, discendente di una nobile famiglia vandeana – qualcuno lo chiama le vicomte – che, appena ventisettenne, alla fine degli Anni Settanta, acquisisce con l’appoggio delle autorità politiche locali un castello in rovina. Un luogo, allora isolato, che porta il nome del futuro parco. Un rêve d’enfance recita il titolo del libro che de Villiers ha dedicato alla fondazione del parco o, altra definizione, “un atto d’amore”; in particolare alla Vandea, regione passata alla storia per le stragi perpetuate dagli eserciti rivoluzionari nei confronti dei contadini fedeli alla Monarchia.
Chi è Philippe de Villiers?
Fin dal debutto, de Villiers non si dimostra uno sprovveduto sognatore di provincia che si sostiene con l’aiuto di migliaia di comparse volontarie (oggi sono oltre 4 mila). Si è formato all’ENA, la prestigiosa scuola da dove escono gli alti funzionari francesi, e dal 1987 al 2014 ha visibilità sulla scena politica francese come deputato all’Assemblea Nazionale e come eurodeputato. Nello stesso periodo si è anche candidato per due volte, nel 1995 e nel 2007, alle elezioni presidenziali. Le sue posizioni sono quelle dell’estrema destra francese. Tuttavia, al Puy du Fou sono concordi nel sostenere che le idee politiche di Philippe de Villiers non si riflettono su quanto vedono gli spettatori. Dall’unico spettacolo degli inizi, una creazione son et lumière in cui si racconta l’epopea di una famiglia vandeana dal Medioevo ai giorni nostri, si è passati alla ventina di spettacoli messi in scena oggi. Nel parco si incontrano gladiatori, vichinghi, moschettieri sullo sfondo di scenari che ricostruiscono la Roma antica ma anche i bistrot fin-de-siècle. E i 20 ettari di superficie iniziale sono diventati centinaia, mentre il fatturato ormai gira attorno ai 200 milioni di euro.
Le critiche mosse al parco a tema
Fra le critiche che vengono mosse puntualmente al Puy du Fou, oltre al revisionismo storico, c’è anche quella di aver lucrato sulla disponibilità di migliaia di volontari. È stata la trasmissione Complément d’enquête che fa giornalismo d’inchiesta sul canale televisivo France 2 a formulare questi sospetti già un paio d’anni fa. È toccato a Nicolas de Villiers, uno dei sette figli del créateur, che ha ormai preso i comandi del parco a tema, rispondere: “A Le Puy du Fou mettiamo in scena una Francia gloriosa, una Francia di cui essere orgogliosi”. L’approccio vandeano alla storia francese ha trovato nel 2023 anche un nuovo canale di comunicazione. “Vaincre ou mourir” (Vincere o morire) uscito nelle sale francesi nel gennaio di tre anni fa è stato il primo lungometraggio prodotto direttamente da Puy du Fou. Il film storico, regia di Paul Mignot e Vincent Mottez, racconta la storia delle guerre di Vandea con protagonista il generale chouan François Athanase Charette de La Contrie. Accolto poco positivamente da gran parte della critica, il film ha incassato solo 300 mila euro nelle prime nove settimane di programmazione, a fronte di un costo produttivo di quasi 5 milioni di euro. Nelle scene d’azione si sono distinti i cascatori già protagonisti degli spettacoli dal vivo nel parco. Le Monde ha osservato che un soggetto del genere nelle mani di un regista come Philippe di Broca, specialista dei film di cappa e spada, avrebbe avuto esito migliore.
Il Puy du Fou oltre i confini francesi
Se il debutto nella cinematografia non è stato pari alle attese, non si può negare che sotto la guida di Nicolas de Villiers, il Puy de Fou stia diventando un marchio di successo internazionale. Dopo aver aperto a Toledo il primo parco all’estero e aver prodotto spettacoli negli Stati Uniti, in Olanda e in altri paesi, Puy du Fou si appresta a sbarcare oltre Manica. Apertura prevista nel 2029 a Bicester nell’Oxfordshire con un investimento di circa 700 milioni di sterline.
Ci saranno parchi a tema storico anche in Italia?
Nel 2021 e nel 2023 sono circolate voci su una possibile localizzazione in Toscana e nel Pavese, ma si è rimasti nel campo delle ipotesi. Ma l’interesse per i parchi a tema storici continua ad alimentare le fantasie di qualcuno. Come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, poche settimane fa un consigliere regionale della Basilicata ha proposto – sull’esempio del Puy du Fou – di realizzare nella Valle del Basento “un grande parco tematico e identitario che possa trasformare la Basilicata nel cuore del divertimento e del turismo del Sud Italia”. È la parola “identitario” che crea curiosità. Potremo avere presto fra le colline lucane un parco di ispirazione neoborbonica, con il brigante Carmine Crocco dalla parte dei buoni e l’esercito sabaudo fra i cattivi? Dovrebbe, però, palesarsi un nostrano de Villiers a capo dell’iniziativa. Ma sono solo congetture di fantasia, per ritornare al quesito iniziale: un parco divertimenti è di destra o di sinistra? Fosse ancora vivo Giorgio Gaber forse si domanderebbe se Puy du Fou è di destra come il culatello e la cioccolata svizzera e Disneyland di sinistra come la mortadella e la nutella.
Dario Bragaglia
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