Lo Strillone: la skyline del pianeta secondo Norman Foster su La Repubblica. E poi Leonardo, Nuova Oggettività, un Esibizionista all’Expo

“Prenda gli aeroporti, sono luoghi dall’impatto ambientale devastante. A meno che non si trovi il modo di ottimizzarne le risorse. Beh, io l’ho trovato“. Non pare essere la modestia la prima dote di Norman Foster, che racconta a La Repubblica la sua architettura: “oggi, che sta rifacendo la skyline del pianeta”. Come ebbe inizio tutto? […]

Quotidiani
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Prenda gli aeroporti, sono luoghi dall’impatto ambientale devastante. A meno che non si trovi il modo di ottimizzarne le risorse. Beh, io l’ho trovato“. Non pare essere la modestia la prima dote di Norman Foster, che racconta a La Repubblica la sua architettura: “oggi, che sta rifacendo la skyline del pianeta”. Come ebbe inizio tutto? “Scoprì la passione della sua vita quando, da ragazzino, lasciava il quartiere operaio di Manchester in cui era nato e si avventurava pedalando tra ville bellissime, case eleganti e parchi pieni di luce: ‘Capii così che l’architettura poteva migliorare la vita della gente’“. La sua parola d’ordine? “Il risparmio energetico, sia che si tratti di scegliere quali materiali utilizzare per uno dei suoi progetti, sia che si tratti delle passioni che riempiono la sua vita privata. Per lui fare di più con meno non è uno slogan ma uno stile di vita teorizzato e praticato. Del resto se così non fosse non potrebbe (per di più a ottant’anni quasi compiuti) dirigere uno studio di milleduecento persone, né lavorare a progetti titanici come l’aeroporto di Mexico City, il campus di Apple a Cupertino, o Masdar, la città ecosostenibile in pieno deserto ad Abu Dhabi”.

Leonardo secondo Cesare De Seta. Ancora su La Repubblica recensione di lusso per la mostra a Palazzo Reale di Milano (fino al 19 luglio, catalogo Skira, pagg 614): “Leonardo spregiava la scultura, poneva in cima all’Olimpo la poesia e la pittura: la mostra mette in evidenza le due versioni del Monumento Sforza e del Monumento Trivulzio, ed anche in questo sta la milanesità della mostra”. Quell’Oggettività molto inquietante: la domenica de Il Sole 24 Ore è invece a Venezia, per parlare della rassegna a Palazzo Correr sul “movimento artistico sorto in Germania tra il 1919 e il 1933 che espresse magistralmente crisi, paure e contraddizioni del proprio tempo”. Un Esibizionista all’Expo: Libero racconta delle polemiche attorno a una scultura dell’artista veneto Athos Ongaro, esposta nei giardini di Eataly, ospitata nella mostra “Tesoro d’Italia”, che porta la firma di Vittorio Sgarbi. “Alta 1 metro e 84, dai colori sgargianti, la statua che mostra un uomo con le braghe calate e gli attributi in bella vista è già stata censurata. Voltata di spalle, per non urtare il pubblico e la sensibilità dei più giovani”.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.