Palmira è nelle mani dell’Isis. Il mondo trattiene il fiato per le sorti del sito archeologico e si chiede se e come l’Unesco agirà

Sgomento. E tristezza. Ecco cosa si prova stamattina di fronte alla notizia che Palmira è infine caduta nelle mani dell’Isis. Gli scorsi giorni, la notizia della sconfitta sul campo dell’esercito del Califfato, aveva tranquillizzato le preoccupazioni sulle sorti del sito archeologico nel deserto siriano, che sfoggia la spilla di patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Ma l’Unesco dov’è? […]

L'Arco di Trionfo di Palmira
L'Arco di Trionfo di Palmira

Sgomento. E tristezza. Ecco cosa si prova stamattina di fronte alla notizia che Palmira è infine caduta nelle mani dell’Isis. Gli scorsi giorni, la notizia della sconfitta sul campo dell’esercito del Califfato, aveva tranquillizzato le preoccupazioni sulle sorti del sito archeologico nel deserto siriano, che sfoggia la spilla di patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Ma l’Unesco dov’è? A parte continuare a esprimere la sua sentita apprensione, cosa sta facendo nel concreto il direttore generale, Irina Bokova, ora che i sanguinari militi del nuovo Stato Islamico hanno occupato la città? Ormai conosciamo bene che fine fanno i monumenti storici dove passano questi folli “attila” della storia. E sembra che a questo punto ci si possa affidare soltanto ad un improbabile slancio di clemenza dei jihadisti islamici nei confronti delle rovine di Palmira. Maamoun Abdulkarim, direttore delle antichità e dei musei siriani, fa sapere che molte statue sono state portate via e messe al sicuro. Si teme però per il museo cittadino e per i templi che svettano ancora dopo secoli di storia.
Fonti locali rendono noto che la popolazione sta lasciando la città, dopo che l’Isis è riuscita a impadronirsi prima dell’impianto energetico a nord di Palmira e poi delle infrastrutture idriche, lasciando gli abitanti senza acqua e senza corrente elettrica. Con la conquista di Palmira, l’Isis controlla più della metà del territorio siriano. E Damasco, che dista appena 200 chilometri, ha sempre più i giorni contati…

Marta Pettinau

 

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Marta Pettinau
Marta Pettinau nasce ad Alghero nel 1984, dove al momento vive e lavora. Ma con la valigia in mano. Laureata a Sassari in Scienze dei Beni Culturali, ha conseguito nel 2011 la laurea specialistica in Progettazione e Produzione delle Arti Visive presso lo IUAV di Venezia, con una tesi dal titolo “La Biennale Internazionale di Istanbul. Storia, luoghi, esiti di una biennale post-periferica”. Co-curatrice del progetto RI-CREAZIONE per 1:1projects, a Roma, nel 2009; nello stesso ha curato la collettiva Verso Itaca presso Metricubi, a Venezia. Ha collaborato con l’ufficio stampa del Festival dell’Arte Contemporanea di Faenza. Ora è curatrice indipendente e giornalista freelance.