Apre la nuova Fondazione Prada, ecco le immagini da Milano. Germano Celant ci racconta in video le mostre inaugurali e i progetti futuri

Qualcuno pensa che inaugurare qualcosa a Milano in pienissimo clima Expo significhi rassegnarsi a un inevitabile flop? Di certo non i tanti che stamattina si sono riversati dalle parti di Largo Isarco per la preview della nuovissima Fondazione Prada, l’ultima creatura di sua maestà Rem Koolhaas in ordine di tempo. Koolhaas, peraltro, che a pochi […]

Qualcuno pensa che inaugurare qualcosa a Milano in pienissimo clima Expo significhi rassegnarsi a un inevitabile flop? Di certo non i tanti che stamattina si sono riversati dalle parti di Largo Isarco per la preview della nuovissima Fondazione Prada, l’ultima creatura di sua maestà Rem Koolhaas in ordine di tempo. Koolhaas, peraltro, che a pochi minuti dalla conferenza stampa era ancora possibile vedere – alla stessa stragua della padrona di casa, Miuccia Prada – indaffarato assieme agli operai aggiustare gli ultimi dettagli di rifiniture e allestimenti.
C’era infatti il pubblico delle grandi occasioni, magari non fluviale numericamente ma decisamente selezionato, popolato da artisti come Robert Gober e Thomas Demand, coinvolti in progetti nei nuovi spazi, o da critici come Linda Jablonski e Alessandra Mammì, giusto per citare qualcuno. Che dire dei nuovi spazi? Ci torneremo con calma e dettagli: per ora ci limitiamo ad osservare la monumentalità delle sale, che hanno pochi rivali in Italia quando a luminosità, versatilità e soluzioni espositive. Straordinaria la mostra di scultura classica ordinata da Salvatore Settis, qualitativamente eccellente – anche se ancora sofferente per spazi ristretti, in attesa che si completino gli ultimi lavori – la selezione della collezione permanente.

Altre osservazioni di prima mano? I lavori, a dispetto di qualche apprensione, sono quasi tutti ultimati, ad eccezione della grande torre che accoglierà sale espositive e i depositi, entro il 2016. Elegantissimi e molto ricercati i servisi accessori, da bagni e guardaroba al vitalissimo bar vintage griffato Wes Anderson. Le riflessioni di carattere generale le lasciamo al curatore Germano Celant, nell’intervista video che trovate in pagina: altre impression invece dalla fotogallery…

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Sicuramente una grande progetto che porta la qualità dell’offerta espositiva meneghina a livelli internazionali, chissà se i vari colleghi milanesi seguiranno l’esempio.

    • damienkoons

      La moda milanese per decenni ha vissuto sfruttando la cultura italiana è venuta l’ora che restituiscano qualcosa anche alla cultura