Sarà Vincenzo Trione il curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2015. “Il mio approccio? Valorizzare l’identità italiana, riscoprire il Codice Italia”

La gestazione, ormai era cosa evidente a tutti, è stata alquanto complessa e strutturata: il Ministero per i Beni Culturali – a quanto Artribune ha potuto ricostruire – ha prima chiesto a dieci critici di presentare un progetto. Di questi due hanno declinato da subito l’invito, poi una prima selezione ha ridotto la shortlist a […]

Vincenzo Trione
Vincenzo Trione

La gestazione, ormai era cosa evidente a tutti, è stata alquanto complessa e strutturata: il Ministero per i Beni Culturali – a quanto Artribune ha potuto ricostruire – ha prima chiesto a dieci critici di presentare un progetto. Di questi due hanno declinato da subito l’invito, poi una prima selezione ha ridotto la shortlist a cinque nomi, fra i quali quelli di Gianfranco Maraniello, Andrea Viliani, Cristiana Collu e Vincenzo Trione. Al rush finale la competizione si è ristretta a questi ultimi due, ma il progetto della direttrice del Mart pare sia risultato troppo impegnativo a livello economico, per un budget che subirà una drastica riduzione, fino a sotto i 500mila euro. Alla fine, insomma, la decisione: sarà Vincenzo Trione il curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2015.
Il ministro mi ha chiamato pochi minuti fa”, risponde ad Artribune che immediatamente lo raggiunge per sentire qualche anticipazione. “Come sarà la mia mostra? Un tentativo di ragionare sull’identità italiana, di riscoprire quello che definirei il Codice Italia. Gli artisti invitati saranno fra i 10 e i 12, di diversissime generazioni: ci saranno maestri ormai storicizzati degli anni Settanta, e ci saranno artisti oggi ventenni. Tematicamente, l’approccio si muoverà nell’area fra memoria e attualità: ma la ricerca sarà quella di individuare un punto di vista puntuale ed identitario, uno stile dell’arte italiana, senza cedere a descrizioni fenomenologiche, come è accaduto in altre edizioni della Biennale”.
Nato a Napoli nel 1972, Trione, è docente di Arte e nuovi media e di Storia dell’arte contemporanea all’Università Iulm di Milano, dove è Vicepreside della Facoltà di Arti, turismo e mercati e Coordinatore della Laurea triennale in Arti, design e spettacolo e della Laurea magistrale in Arti, patrimoni e mercati. È stato Commissario della Quadriennale di Roma del 2003, e ha curato mostre in musei italiani e stranieri come l’IVAM di Valencia (El siglo de Giorgio de Chirico), Salvador Dalí nel 2010 e Alberto Savinio nel 2011, entrambe a Palazzo Reale di Milano, e Post-classici al Foro romano e al Palatino di Roma, nel 2013. Firma di riferimento del Corriere della Sera in ambito artistico, ha pubblicato saggi su protagonisti come Apollinaire, Soffici, de Chirico. Quale direzione prenderà il suo concept? Ovviamente, è ancora presto per poter chiedere dettagli operativi. Certo qualche indicazione potrà arrivare dalla lettura del suo ultimo libro, Effetto città, appena pubblicato da Bompiani….

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Se davvero, come scrive Mattioli, la decisione fosse stata condizionata da una drastica riduzione del budget, ci sarebbe da riflettere. Già due anni fa Pietromarchi, finanziato con 600.000 euro, si è ritrovato a dover arrotondare con il crowdfunding, riuscendo tra l’altro a regalarci un buon padiglione, a mio parere. Un budget sotto i 500.000 euro non potrebbe essere giustificato semplicemente con le ristrettezze e i sacrifici imposti dalla crisi. L’Italia è ultima in Europa per investimenti in cultura e sembra voler conservare questo primato. Buon lavoro a Trione, speriamo riesca a far bene con poco.

    • Il budget mi pare sufficiente.
      Le soluzioni in futuro per ampliarlo sono semplici:

      1) Riaprire l’ufficio vendite della Biennale di Venezia
      2) Campagna di crowfunding strutturata bene.
      3) Sponsor internazionali di peso.

  • POGGIALIBERLINGHIERI

    Vincenzo Trione, mi sembra un ottima scelta, anche con pochi soldi farà senz’altro un ottimo lavoro.

  • frapolis

    Visto l`elenco delle candidature avrei preferito di gran lunga la direttrice del Mart Cristiana Collu, ha dimostrato di saper vedere l`arte contemporanea senza le lenti colorate di un certo marketing. Trovo il titolo “codice italia” molto brutto. L´arte contemporanea non è mai solo nazionale. Se poi a farlo è un prof dell`università delude ancor di più. Vedremo.

  • Un professionista preparato, ma serve un padiglione con uno o due artisti (l’ultimo lo fece la Giannelli), non un confronto a dieci. La Biennale non è certo il luogo per fare una riflessione storica (che potrebbe essere ospitata al Maxxi), ma uno spazio per proporre un’artista che spacca e che incide sulla nostra contemporaneità!

    • Ruote Telluriche

      Vedremo cosa fará .
      Mi vengono in mente alcune riflessioni di metodo:
      1) Tra i candidati Trione era l’unico a sua stessa ammissione
      ad avere scarse esperienze nei musei e nelle mostre
      Internazionali, e quindi nell’imbarazzo della scelta si
      É preferito optare per un outsider.
      2) La scelta di un outsider o di un professore universitario
      non é necessariamente negativa e potrebbe invece
      Premiare l’indipendenza.
      3) infatti il problema dei critici e curatori nostrani
      sono sempre stati le loro frequentazioni troppo
      personali con artisti e spesso con alcune gallerie
      O comunque con gallerie di un certo tipo.
      Critici e curatori italiani al momento buono son
      Troppo vincolati dalle loro corti , dai loro debiti
      E talvolta dalle loro stesse sudditanze

      • Ruote Telluriche

        4) un problema del sistema artistico italiano é
        Infatti l’eccessivo unfluenza di critici e curatori
        Che tendono a costruirsi un piccolo sistema di potere
        E di relazioni con il risultato di livellare la nostra arte
        Verso il basso, spesso obbligandola ad un’eccessiva
        E provinciale Deferenza verso certi standard di pretesa internazionalitá, spegnendo dissensi e autori originali.
        5) non condivido l’idea giá sentita di Capra sul padiglione
        Con due soli autori : il padiglione dovrebbe dimostrare
        La varietá della produzione italiana, non abbiamo piú
        Bisogno di pochi esempi condizionanti ma dobbiamo
        Favorire il pluralismo.
        L’esempio del padiglione della Giannelli é pessimo:
        La signora ha dominato per anni incontrastata il
        Castello di Rivoli favorendo soli gli interessi dell’Arte
        Povera e censurando tutto quello che gli potesse dare
        Fastidio. Al padiglione italia ha consacrato Penone
        L’ultimo rappresentante del gruppo a dover essere

        • Ruote Telluriche

          a dover essere sistemato dato che di questo
          Gruppo era uno dei rappresentanti meno interessanti,
          Con questo ecologismo vegetale melliflluo e un pó democristiano.
          L’altro artista scelto, Vezzoli, fu un notorio cicisbeo autore
          di un’innoqua arte di corte adatta alla sottocultura
          alla Vogue, con temi ininfluenti e quando influenti affrontati con atteggiamenti infantili e in definitiva democristiani anch’essi.
          6) non so se Franceschini o Trione siano peró le persone
          Più adatte al loro compito. Franceschini vorrebbe coprire il
          Colosseo e fa parte di un governo che in ampie parti del
          Suo Sblocca Italia riafferma una visione distruttiva dell’ edilizia
          E con alcuni provvedimenti di incerto effetto nella gestione
          E protezione dei beni culturali e ambientali.
          Trione é interessato A De chirico ma si spera che legga i giornali
          E sappia che il mondo oggi non é piú quello degli
          Anni 20 .

          • Giampaolo Abbondio

            D’accordissimo, inoltre l’attuale Padiglione Italia è molto più grande degli altri padiglioni nazionali e permette di portare degnamente più autori, basta evitare l’effetto “fiera” di Beatrice con quegli stand…e sperando comunque che non cada nel didascalico e accademico come fece quattro anni fa la curatrice svizzera portando Tintoretto.

    • Laura

      preparato a cosa se non ha mai curato una mostra in vita sua??

  • angelov

    Habemus Papam.
    Umiliati & offesi
    perché fino ad ora
    era solo fumata nera,
    ora gioiscano illesi
    nella loro patria vanità
    d’intellettuali scontrosi.

  • Luca Rossi

    La politica sguazza in un sistema dell’arte dove NESSUNO è stato capace o ha voluto , in questi ultimi 20 anni, fare le differenze tra le opere; e quindi di appassionare e interessare un pubblico minimamente vasto: senza pubblico, senza scale critiche e valoriali, la politica fa quello che vuole. E quindi la nomina di Trione è perfetta. Esprime perfettamente la scena italiana.

    Che fare? In questi sei anni, in mezzo a difficoltà e ostracismo, il blog whitehouse ha lavorato su tre punti, spesso fusi e sovrapposti:

    -divulgazione/education per colmare il gap tra arte contemporanea e pubblico

    – stimolare la critica d’arte per tentare di argomentare le differenze tra le opere. E quindi capire quale valore oggi per l’opera d’arte, oltre il teatrino stanco del mercato.

    – lavorare sul linguaggio. E quindi sviluppare un atteggiamento che Nicolas Bourriaud ha definito altermoderno.

    Così facendo, e non è detto che sia io il migliore nel farlo, fra qualche anno, forse, avremo scelte giuste, artisti interessanti, pubblico (e quindi una politica attenta) e anche più mercato.

  • And

    Laura, il problema è che di mostre ne ha curate….e non indimenticabili. A Palazzo Reale a Milano ne ha fatta una su Salvador Dalí la cui unica novità erano i cartoni animati fatti per la Disney, e una su Alberto Savinio con pochi quadri, niente in confronto a quella storica curata da Pia Vivarelli . Di quella fatta ai Mercati di Traiano non so dirti, ma quando scrivi sul Corriere della Sera e fai esporre amici e colleghi beh, non mi sembra che ci voglia molto. E cmq resta uno studioso di Surrealismo, De Chirico e Apollinaire, non proprio un contemporaneista. Anche io avrei preferito la Cossu. Speriamo bene….

  • Aldo

    Capra la solita Capra. Ma preparato su cosa? Qualiu sono le sue esperienze curatoriali sulla cui base lo si e´ scelto? Io credo che la sua vicinanza a Franceschini abbia svolto un ruolo dterminante. Trione e´una figura legata all´apparato accademico, nulla piu´. Non conosce l´arte contemporanea e per lo piu´le cose anche storiche di qualita´ riconosciuta a lui non piacciono perche´ non le capisce….
    Vi assicuro che tutto cio´ che ho scritto e´verita´. Incluso che Capra e´ una capra…

  • Aldo

    e Viliani no????