Scindere tutela e valorizzazione del patrimonio culturale. Lo ribadisce il ministro Franceschini a Venezia: dove una giornata di studio mette a confronto modelli italiani e internazionali

Appuntamento con tanti protagonisti della scena culturale nostrana e oltre confine, quello di lunedì 13 ottobre, presso la Sala dello Scrutinio del Palazzo Ducale di Venezia. Attenzione puntata non soltanto sui nodi, ancora parzialmente da sciogliere, del decreto legge Franceschini, ma anche sulle modalità di promozione e valorizzazione del patrimonio italiano ed estero. Tanti i […]

Appuntamento con tanti protagonisti della scena culturale nostrana e oltre confine, quello di lunedì 13 ottobre, presso la Sala dello Scrutinio del Palazzo Ducale di Venezia. Attenzione puntata non soltanto sui nodi, ancora parzialmente da sciogliere, del decreto legge Franceschini, ma anche sulle modalità di promozione e valorizzazione del patrimonio italiano ed estero. Tanti i soggetti coinvolti, impegnati nello sforzo comune di mappare l’operato delle principali realtà istituzionali in risposta alle spinose questioni sollevate dalla neonata legge italiana e al clima di pericolosa contrazione riguardante l’intera geografia mondiale.
Dalla padrona di casa Gabriella Belli, direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, a Pierpaolo Forte, presidente del Museo d’arte contemporanea Donnaregina – Madre di Napoli, da Christian Greco, direttore della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, a Michele Lanzinger, direttore del MUSE – Museo delle Scienze di Trento. Quello che emerge è un’urgenza condivisa anche dalla legge Franceschini: rilanciare la percezione del Museo come patrimonio collettivo e luogo di socializzazione, che riattivi il dialogo con il territorio e la comunità ospitanti. Queste, forse, le soluzioni per attraversare indenni il vespaio suscitato dal piano elaborato dal Ministro il quale, durante il convegno, ha ribadito la necessità, non banale, di scindere tutela e valorizzazione in un Paese “Museo diffuso” che, per sua stessa essenza, rende difficile tale separazione di competenze.
Concordi le istituzioni italiane presenti, più caute le soprintendenze, specie Cristina Acidini, incaricata speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Firenze, che auspica un approccio equilibrato nel riassetto delle responsabilità gestite dalle (ex) soprintendenze. L’apporto degli interlocutori stranieri, Michail Piotrovskij, direttore del Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, Martin Roth, a capo del Victoria & Albert Museum di Londra e Gabriele Finaldi, direttore aggiunto del Museo del Prado di Madrid, è, ancora una volta, determinante nell’evidenziare la distanza che separa l’Italia dallo standard internazionale. C’è da sperare che la “ricerca culturale” invocata da Paolo Baratta, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, si trasformi in un reale strumento di crescita e non resti una semplice formula per addetti ai lavori.

– Arianna Testino