Perché le grandi gallerie italiane disertano le fiere nazionali? Artefiera si prepara al via forte dell’impegno dei nuovi direttori: ma defezioni e squilibri “campanilistici” influenzano le liste degli espositori

Prendiamo – giusto a titolo di esempio – le nove gallerie italiane che, come abbiamo appena annunciato, parteciperanno in maggio alla seconda edizione di Frieze New York. Raffaella Cortese, Massimo De Carlo, kaufmann repetto, Alfonso Artiaco, T293, Continua, Massimo Minini, Franco Noero, Lorcan O’Neill. Di queste, soltanto una – la Continua – sarà presente ad […]

Giorgio Verzotti e Claudio-Spadoni

Prendiamo – giusto a titolo di esempio – le nove gallerie italiane che, come abbiamo appena annunciato, parteciperanno in maggio alla seconda edizione di Frieze New York. Raffaella Cortese, Massimo De Carlo, kaufmann repetto, Alfonso Artiaco, T293, Continua, Massimo Minini, Franco Noero, Lorcan O’Neill. Di queste, soltanto una – la Continua – sarà presente ad Artefiera Bologna. Perché? Perché le gallerie italiane disertano le fiere sul suolo patrio?
Riflessione che viene a mente, andando a vedere – come facciamo sempre per le fiere all’estero – la composizione della pitlane della fiera che si inaugura il prossimo giovedì. Un’edizione, come ormai tutti sanno, che è la prima dopo un roboante cambio di direzione: e che per certi versi va quindi considerata un po’ un’edizione 2.0, con la coppia Spadoni-Verzotti che si trova ad ereditare una fiera ancora al vertice a livello nazionale, ma con una certa crisi strisciante già da qualche anno. Non va dimenticato l’”Aventino” sul quale salirono lo scorso anno le gallerie milanesi, che portò alla diserzione di molti espositori top dal capoluogo lombardo. Diserzione dei milanesi che poi si è estesa anche – in molti casi – ad Artissima: quindi qui non è questione di quale fiera, o quale direttore; pare esserci un atteggiamento determinato, forse finalizzato a sostenere Miart. Non può in ogni caso mancare un rimprovero proprio alla classe dei galleristi: come possono lamentarsi di un “sistema” che in Italia non cresce e non si struttura, se poi sono loro i primi a sottrarsi nei momenti importanti? D’accordo che, come noi di Artribune sosteniamo da tempo, in Italia c’è una proliferazione abnorme di fiere: ma perché questo deve condurre ad ignorare anche le più grandi?
E veniamo a questa edizione 2013. A questa situazione di impasse, non si poteva chiedere di trovare soluzione ai nuovi direttori, in pochi mesi di lavoro. Certo, gli sforzi fatti si percepiscono, e fra le 135 gallerie al via a Bologna non mancano nomi trainanti – da Lia Rumma a Galleria dello Scudo, per fare qualche nome -, in grado di dare qualità e spunti di interesse al percorso. Ma il fatto che manchino moltissime delle prime gallerie a livello nazionale, di quelle sempre presenti agli appuntamenti internazionali – da De Carlo a Noero, anche qui per fare solo qualche nome – deve far riflettere sulla necessità di una sterzata. Molte di loro mancavano anche nelle ultime edizioni dell’”era Evangelisti”, quindi anche qui non c’è uno specifico addebito ai nuovi direttori. Per tornare – come era – una delle maggiori fiere europee, Artefiera deve per prima cosa riconquistare la fiducia delle grandi gallerie nazionali: come fare? Se avete idee, il commentario è a vostra disposizione…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Laila

    Primo fra tutti abbassare drasticamente i costi di partecipazione. Non è possibile che una galleria paghi più per la fiera di Bologna che per partecipare ad Art Basel: anche solo la qualità dell’allestimento e i servizi offerti non giustificano la disparità. Per non parlare poi della situazione di stallo del mercato in Italia. Nessuno, credo, inizierà questa Fiera persando di fare affari. Ci saranno moltissimi curiosi, amanti dell’arte e operatori del settore ma dei collezionisti quelli veri, come da anni accade, nemmeno l’ombra. Dovrebbero in primis rendere allettante la fiera ai galleristi evitando di organizzare innumerevoli e inutili ai fini commerciali eventi collaterali, ottimi a livello culturale ma di scarsissimo richiamo. De Carlo e Noero hanno ragione a non partecipare a queste condizioni. In fondo sono aziende (della cultura) non associazioni di beneficenza.

    • Frullo

      Artbasel costa più di artefiera non dire castronerie…

  • uuuu

    Vorrei rispondere con una domanda: “Ma siete sicuri che qualcuno all’ente fiera si sia mai posto queste domande?” Secondo me è un falso problema, altrimenti avrebbero fatto scelte diverse per il direttore. Artefiera punta a consolidare il suo dominio sul secondary market, ‘900 leggero. Non penso ambisca ad esser internazionale. Detto questo, è da anni che gli affari, per le giovani gallerie soprattutto , vanno male all’ombra delle due torri. Tanto vale andar altrove, a Miart si va solo per una forma di sostegno a Debellis. Per ora non c’è alcun dato sensibile che possa far spendere soldi alle gallerie italiane in italia. Quando i musei torneranno a sostenere gli artisti italiani, consolidando una generazione nuova, allora forse si potranno incominciare a raccogliere le macerie. Ma cosi come le aziende, ora come ora, l’unica cosa che funziona è l’export.

  • Alessandro

    E’ lo specchio della situazione italiana, cmq io vado anche per comprare. 900 leggero? Forse. Ma per l’arte di moda bisogna essere troppo ricchi. Il problema e’ la scarsa qualità del contemporaneo. Sia gallerie che artisti….

  • babayaga2

    Complimenti: questi 3 commenti rispondono lucidamente ai quesiti posti dall’articolo e spiegano il perché non solo delle tante defezioni delle gallerie italiane ma sul percome della caduta delle Fiere italiane e del Sistema dell’Arte interno.

  • ssf

    condivido anch’io, e vorrei sottolineare che – evidentemente – nessuna galleria di contemporaneo (intesa come giovane, perchè i morti non sono contemporanei per definizione) sarebbe interessata ad andar li, spendere un sacco e soprattutto non vendere nulla. quindi modificate il vostro punto di vista se pensate che sia colpa delle gallerie. è colpa storica di a) ex riviste importanti di arte contemporanea edite in italia che si spacciano ancora “la rivista più importante d’europa” – avrebbe dovuto tenere molto alto e dare molto spazio agli italiani – anche sulla versione international – se cosi fosse si sarebbe costruita uno zoccolo duro che la sostenesse, ora è inutile bombardare gl iscritti alla nl con le lacrime di coccodrillo. b) i collezionisti che preferiscono comprare uno sconsciuto austriaco, americano o inglese piuttosto che un artista connazionale che potrebbero seguire passo passo e saper come meglio veicolare in futuro. invece no, comprano un giovane straniero, magari cinese, e dopo 5 anni si sono ritrovati con un pugno di mosche. magari con chi lo ha venduto che manco ci lavora piu e ti devi arrangiare a tenertelo. se no puoi anche andare ad ho-chi min city e vedere se li qualcuno lo conosce. sempre se parli vietnamita. Al di la dell’ironia è ciò ch’è successo in questi anni. mettici dentro che i direttori sono assai “slow”, e la frittata è fatta. ma tanto, voi giornali, non ho mai capito perchè date ancora spazio ad una manifestazione che fa meno ingressi della fiera del cioccolato a perugia. per ricordo? Anche sul 900 c’è ben da ridire: faccio un esempio. Ok, molti ci trovano due sironi, quattro de pisis, un fontana e sono estasiati. Ma domando: chi si azzarderebbe a comprare un picasso, un hodkings o magari , qualcosa di raffinato come lo savio ad artefiera. manco col lumicino li trovi. ed allora – anche se li trovassi – ora come ora è meglio che aspetti art basel o fiac. ma qui niente, ci mettiamo qualche curatore amico del popolo e sto. poi se ci va pure il corniciaio di grugliasco ad esporre, amen. Ma cosa pretendete?

  • -Non ci sono più le mezze stagioni
    -Nella sfortuna è stato fortunato
    -Mi casa es tu casa
    -Ci sentiamo domani
    -Non ci sono più veri uomini
    -Se non lo facevo io lo faceva un altro
    -Bisogna rispettare la loro cultura
    -Totò fa ridere
    -Se davvero hai voglia di lavorare, trovi
    -Quest’anno l’influenza che c’è in giro non da’ febbre
    -Un po’ di vino fa bene
    -Credo nella giustizia
    -Non ti ho mai tradito
    -Neanche io….
    -Non guardo la televisione
    -Un mio amico vive da 8 anni in Brasile
    -Non mi interessa il giudizio degli altri
    -Leggo molto
    -Le italiane sono le più belle del mondo
    -Si mangia bene e si spende poco
    -Accetto qualunque critica purchè costruttiva
    -Ieri sera ci siamo divertiti

    -La vita è una cosa meravigliosa

    • caso

      -Si stava meglio quando si stava peggio

      -Io alla tua età saltavo i fossi per il lungo

      -Questo sapevo farlo anch’io

      • GRAZIE, ed ancora:

        -Io amo l’Arte, non lo faccio per soldi
        -I miei quadri verranno capiti dopo la mia morte
        -I critici sono pagati
        -Devi fare quello che ti senti
        -Conosco un collezionista
        -Adesso devi produrre meno ma meglio
        -L’Arte deve essere libera
        -I concorsi sono truccati
        -Devi farti vedere in giro alle mostre
        -Se non vendi significa che non hanno capito
        -L’Accademia serve
        -Il mondo dell’Arte è guidato da poche persone che decidono tutto
        -All’inizio non puoi pretendere di fare soldi
        -Vedi quella? Hai capito come ha fatto, vero…?
        -Ho fondato una nuova corrente artistica

  • POI:

    -Ad ArteFiera non c’è niente di nuovo
    -I Galleristi non ti considerano neppure
    -Bisogna andare all’estero
    -In America avresti un enorme successo
    -Sono quotato migliaia di Euro
    -Be’…sì….ho un’altra attività
    -Un mio amico conosce uno del giro giusto
    -Lasciali dire
    -Ho esposto alla Biennale di Ronciglione (davvero esistita)
    -Questo quadro è stato pubblicato

  • angelo

    E’ una fiera VECCHIA in tipico stile italianotto. Basta guardare le facce e le cravatte dei nuovi direttori.

  • marco
  • Questa fiera costa troppo rispetto quello che da. Le gallerie grosse non ci vanno semplicemente perche’ non ci vengono collezionisti stranieri ed il mercato italiano ormai e’ all’osso…

    • meno male che sia all’osso, vista la qualità prodotta…ma il vero problema è la motivazione critica della vendita…e per questo i galleristi possono arrivare non molto in là…servirebbero dei critici…ma abbiamo solo curatori che giocano a fare i registi-artisti seguendo il mainstream internazionale. Sto lavorando ad un progetto in questo senso. Chi sarebbe interessato? ….vediamo

      • Parmalat

        Quanto sei ingenuo, le motivazioni per le quali il 99,99% dei collezionisti acquistano opere d’arte non hanno nulla a che fare con la critica , che infatti é andata perdendo potere proprio con la nascita del grande mercato miliardario. Chi é interessato all’esperienza estetica non ha bisogno di acquistare nulla, chi compra e investe denari lo fa per guadagnare. Questa é una regola ferrea che permette ben poche eccezioni.

        • Lorenzo Marras

          D’accordissimo.
          Chi investe il proprio denaro in merce “arte” è consapevole di farlo in un mercato efficente, in cui è pressoche’ impossibile perdere.
          In questa prospettiva la stessa Critica perde il suo ruolo che si declina inevitabilmente in Funzionariato. Un Funzionariato peraltro ben retribuito.

          • savino marseglia

            Caro Lorenzo,

            In effetti la figura del critico=funzionario= burocrate=veterinario acritico è tra i protagonisti dell’attuale art-system. Il critico acritico semplicemente si limita – dietro lauto compenso – a ratificare la bontà dei prodotti di autocompiacimento generati dalla società borghese. Praticamente una sorta di funzionario dei macelli pubblici che visitar visitate le vacche e accertatene la buona salute (ovvero sia la conformità del feticcio
            agli standard importi dal mercato finanziario dell’arte) imprime il marchio
            art-system sulle terga della vacca. A quel punto il prodotto vacca è pronto per
            la fiera di bestiame… I compratori alla fiera sono sempre amici degli allevatori che sono
            sicuri della bontà del prodotto acquistato (garantisce il critico-veterinario)….

        • sbagliato, perchè la critica può ridefinire il linguaggio e quindi anche i termini di “mercato”, “guadagno” e “investimento”…

          consiglio questa lettura e il discorso di Mujica: http://whlr.blogspot.it/2012/12/10-settembre-2011.html

          • Lorenzo Marras

            Grazie tante , hai scoperto l’acqua calda . LA CRITICA . Pero’, non fare finta di niente quando poni il ruolo in se senza contestualizzarlo , perché la CRITICA sara’ tale solo se porta con se i contenuti della CRITICA , che esclude Subalternita’.
            Nella prassi dobbiamo constatare che è avvenuto il contrario e oggi chi esercita quel ruolo lo fa con la consapevolezza della esistenza della posta in gioco che non è proprio esemplare perché ne condiziona il suo libero esercizio.

          • Lorenzo Marras

            Ma non è vero niente . La Critica non ridefinisce proprio un bel niente. Perché il suo ruolo si esplica dopo che i linguaggi sono stati ri-definiti ad opera degli artisti. E’ ovvio che scrivere di Critica implica soprattutto considerarne i suoi contenuti , tali da escludere ogni SUBALTERNITA’ a progetti che le sono estranei.

            Non confondere i piani Rossi.

          • Piccole Pesti Crescono (e mordono)

            Questa ridefinizione del linguaggio che tenterebbe la critica non è altro che un depistaggio da parte di quella società borghese che lo si voglia dire o no controlla e continuerà a controllare l’intero sistema dell’arte. Quindi ogni operazione di manipolazione linguistica da parte della critica è al massimo velleitaria e risponde ad una precisa strategia di mercato. Mujica sa bene quanti danni quella stessa società borghese di cui parliamo ha prodotto danni (vedi ad. esempio Cile, Argentina, Paraguay e via dicendo) e dittature. Quindi non mascheriamo la verità con le mistificazioni del linguaggio…

          • Piccole Pesti Crescono (e mordono)

            Sempre sul linguiaggio la parola non deve essere solo suono, ma deve rivelarsi efficace nell’azione e produttrice di significato. In altre parole il linguaggio che si vuole auspicare critica non si risolve altro che in inefficacia, banalità e impotenza.

          • Piccole Pesti Crescono (e mordono)

            Al discorso di Mujica vogliamo anteporre questo splendido discorso del 1973 del presidente Leone, vera opera di arte contemporanea…

            https://www.youtube.com/watch?v=ZyP2e0a_eUk

    • savino marseglia

      Non sarebbe meglio fare una fiera di vacche grasse per l’esistenza del mercato dell’arte, piuttosto che una fiera di feticci indigesti…, pericolosi per lo sviluppo umano?

      • Piccole Pesti Crescono (e mordono)

        Le Piccole Pesti hanno fatto un giro in campagna e si sono imbattute in un allevamento di artisti addomesticati. Come le giovani marmotte hanno sentito il bisogno di documentare punto per punto che cosa succedeva nell’allevamento. Subito dopo si sono accorti di essere finite in una residenza d’artista. Dopo un momento iniziale di stupore misto a spavento, hanno deciso di filmare tutto ciò che vedevano:

        http://www.youtube.com/watch?v=O7g2AFqYnro&feature=youtu.be

        Buona visione e soprattutto una buona eupepsia di feticci…

      • Piccole Pesti Crescono (e mordono)

        Direttamente dal Circo dell’Art-System ecco a voi la fiera delle vacche grasse:

        http://www.youtube.com/watch?v=O7g2AFqYnro&feature=share

  • Angelov

    Se gli affari della Cultura e quelli della Finanza, corrono su binari paralleli, allora ogni volta che si incontrano, si assiste ad un deragliamento.
    Chissà che non torni di moda lo stile di vita Bohemienne: una soffitta gelata, abiti sdruciti e la vecchia Porsche nel box.

    • savino marseglia

      In effetti l’attuale art-system è già deragliato da un pezzo. Ma ora l’art system non si occupa più di ferrovie, ma preferisce riciclarsi nel mercato di bestiame… In questo senso il critico ha un ruoilo essenziale: quello del funzionario dei macelli pubblici. Questo esperto di fisica quantistica conosce bene i paraodossi della sua materia, ovvero aspetti che la realtà e la vita non riesce ancora a spiegare. Questo veterinario-fisico ha l’importante compito (è ben retribuito questo compito) di marchiare le terga delle vacche (ovvero sia questi totem di autocompiacimento sessuale) con il marchio (è un marchio che vorrebbero tutte le vacche) “art-system”. Ecco spiegato a cosa servono le fiere dell’arte: questo bestiame deve essere venduto ad amici degli allevatori… La regina dell’Arte spiega aspetti essenziali di questo meccanismo ben oleato:

      http://www.youtube.com/watch?v=n3rN0m6Qneo

      Auguriamo ai lettori di Art-Tribune una buona visita ai macelli pubblici…

  • Parmalat

    Non esistono binari, men che meno paralleli. L’arte e la finanza si muovono in molteplici direzioni ma sempre amandosi.

    • savino marseglia

      In effetti questo amore si consuma in una rete di affari non dissimili a quelli della parmalat. La fine potrebbe essere anche la medesima. Questi derivati del prodotto vacca, ovvero sia i soliti dannosi e maleodoranti feticci (sappiamo bene che pecunia non olet) sono però digeribili solo agli amici degli allevatori che sono appunto i consumatori ultimi che accumulano nei loro congelatori bistecche, quarti di bue, filetti (da gustarsi con lo champagne nel salotto radical-chic magari in compagna di una gradevole cocotte), litri di latte, non immaginando quanto siano indigesti e poco naturali questi prodotti tanto millantati dai funzionari (curanderos-veterinari) nei macelli pubblici (musei e gallerie). Il prodotto finale, un prodotto figlio di questi tempi decadenti e di una società decadente, viene venduto a pezzi nelle fiere sempre frequentati come dicevamo dagli amici degli allevatori e dei veterinari….

  • pietro c.

    guardiamo in faccia alla realtà, è solo la prima a cadere ma non sarà l’unica.
    sicuramente artefiera chiuderà (d’accordo riguardo l’infelice scelta dei direttori) ma ne seguiranno delle altre. i collezionisti stranieri vengono sempre più di rado a comprare in Italia e il 2013 si prospetta (a detta di amici economisti) molto più nero del 2012.
    la scarsa qualità (tranne pochissime) delle gallerie che partecipano è esattamente una fotografia pregressa della situazione nazionale. e non credo che miart, nonostante il sicuro appoggio delle influenti amiche gallerie, sbloccherà la situazione.

    • Piccole Pesti Crescono (e mordono)

      In realtà a noi può parere infelice questa scelta, ma è il frutto di un oculato pensiero. La creazione di un direttore-funzionario-curandero-veterinario assolve in realtà ad un compito specifico e risponde ad un sistema ben oleato sintetizzabile in questo schema:

      Allevatori –> Vacche e derivati del latte (feticci, totem, tabù, femminismo-maschilismo) –> spostamento ai macelli pubblici –> visita del curandero-veterinario (accerta lo stato di salute della vacca artistica) –> impressione sulle terga della vacche del marchio “art system” –> promozione pubblicitaria –> carico sul treno merci destinazione: gallerie, fiere, biennali –> arrivano i compratori delle vacche (sono amici degli allevatori e dei curanderos) –> possibilità di imbalsamazione del quarto di bue –> musei -obitori – mausolei – luoghi di ibernazione . Altri derivati finiscono per essere battute nelle aste…

      Quindi una domanda il pensiero produce l’arte o è il mercato che produce l’arte ? Se scegliamo la prima ipotesi allora non si spiega la ragione dei macelli, dei curanderos, degli allevatori e in generale di tutti gli attori di questa filiera. Il pensiero purtroppo ha un grave problema non è mercificabile…. Il feticcio è altamente mercificabile….

      La Regina dell’Arte esemplifica i processi legati alla produzione dell’opera d’arte dall’allevamento alla commerciallizzazione e infine alla mummificazione…

      https://www.youtube.com/watch?v=n3rN0m6Qneo

      Pensateci bene ogni qual volta andate in una fiera di bestiame…

      • Piccole Pesti Crescono (e mordono)

        Per esemplificare meglio quanto finora detto vi presentiamo questo video filmato durante una gita in campagna delle piccole pesti che si sono imbattute in qualcosa che inizialmente sembrava un allevamento di bovini, ma che era in realtà (pensate la meraviglia e lo spavento) niente po’ di meno che una residenza d’artista…

        Il filmato è stato addirittura mandato al Tg1, Tg2, Tg3 e alle reti mediaset:

        http://www.youtube.com/watch?v=O7g2AFqYnro&feature=youtu.be

        Il video non è consigliabile a chi soffre di art-systemite acuta….

        • Elvio

          @piccole pesti .Lo avrei detto con altre parole ,ma in gran parte ,concordo.

  • una critica d’arte militante che sappia argomentare le luci e le ombre di un’opera sarebbe fondamentale, perchè la critica può ridefinire il linguaggio e quindi anche i termini di “mercato”, “guadagno” e “investimento”…

    consiglio questa lettura e il discorso di Mujica: http://whlr.blogspot.it/2012/12/10-settembre-2011.html

  • I collezionisti comprano

    se gli piace,

    o se conviene,

    sia per “immagine” che in un’ottica di rivendita,

    il resto è contorno che serve solo a far colore

    La critica oggi non esiste più perché le ideologie sono oramai dimenticate…

  • Personalmente non ci vado semplicemente perché costa troppo.
    La sezione per le giovani gallerie costa molto di più delle equivalenti sezioni in gradi appuntamenti europei.

    • nino frattocchie

      ai grandi appuntamenti europei? ahahahhaha
      ma smettila.. sei ridicolo

      • La sezione giovani gallerie Art Paris costa 3000 euro, Artissima 4000, quella di Arte Fiera 7000. Queste sono le cifre.

  • Annibale

    De Francesco ma secondo te le fiere di Vilnius e di Cracovia sono i grandi appuntamenti europei ? Ma altro che ridicolo, sei patetico.

    Alla fiera di bologna le gallerie serie (..) non ci vanno perchè la fiera è tremenda !!
    Costa cara, offre zero servizi, la struttura che la ospita è fatiscente, l’allestimento degli stand è da terzo mondo, i due direttori non hanno uno straccio di contatto con collezionisti e musei, oltre al ‘900 leggero ci sono pure i giovani che si sentono tutti picasso (eugenio santoro hai perfettamente centrato l’umore generale) il magnifico rettore montezemolo gira con il suo compagno di merende della valle a dare bolle papali e baciamano; e alla fine si mettono tutti d’accordo a mangiare tortellini al diana o alla cantina bentivoglio.

    • Sono trentino, perciò il cognome è Defrancesco.

      Annibale ci sei mai stato Vilnius e Cracovia? oppure parli come tanti per sentito dire?

      Bologna è una fiera importante come altre in Europa.

      Personalmente per il pubblico preferisco Torino.
      Veda lei, di mestiere sono un gallerista lei Annibale di cosa si occupa?
      Passa il il tempo a scrivere oppure come molti in Italia produce qualcosa per il nostro paese?

      Dalla seconda riga del suo intervento si parla addosso, come gallerista e imprenditore il mio desiderio è portare una visione alta di cultura nel mondo.

      Con persone come lei e dal suo nome penso ci possa fermare a Ventimiglia.

  • barhes

    Alla fiera di Bologna, i galleristi non ci vanno perché in Italia è finita l’epoca delle “vacche grasse”…
    È preferibile partecipare ad una fiera all’estero dove possono continuare i traffici ed evadere il fisco…

  • morimura

    Quanto qualunquismo barhes…il problema di Bologna è strettamente economico, costa troppo in proporzione ai servizi e alle opportunità che offre. Quelli che chiami “traffici” facendo contemporaneo o ancor di più ricerca sono praticamente impossibili per la quantità di spese che bisogna poter affrontare con denaro ufficiale. Infatti se ci fai caso la grande moria ad Artefiera è avvenuta proprio tra gallerie di questo tipo.