Carlos Ferrater, Fuksas, Iotti+Pavarani, e anche ARUP. La Puglia gioca un nuovo asso sulla scena archi-urbanistica: ecco i finalisti del concorso per la riorganizzazione delle ex aree ferroviarie di Bari

Offronsi 78 ettari nel cuore di una grande città italiana, si valutano proposte. Astenersi perditempo. La Puglia torna a far parlare di sé per un grosso progetto urbanistico-architettonico, dopo che il chipperfieldiano BAC pare un po’ stagnare fra attendismo politico e gestionale. E lo fa con il concorso Bari Centrale, che prevede la riorganizzazione delle […]

L'area ferroviaria oggetto del concorso

Offronsi 78 ettari nel cuore di una grande città italiana, si valutano proposte. Astenersi perditempo. La Puglia torna a far parlare di sé per un grosso progetto urbanistico-architettonico, dopo che il chipperfieldiano BAC pare un po’ stagnare fra attendismo politico e gestionale. E lo fa con il concorso Bari Centrale, che prevede la riorganizzazione delle aree ferroviarie in dismissione nel capoluogo pugliese. Ora il procedimento è giunto alla seconda fase, che ha selezionato dieci gruppi fra gli oltre cento team che hanno partecipato, italiani e stranieri.
E spuntano fuori nomi importanti, che lasciano prevedere una competizione serrata e sui massimi livelli: a cominciare da Carlos Ferrater, spagnolo, progettista della stazione intermodale di Saragoza e del Museo di Granada, per passare a Massimiliano e Doriana Fuksas – che non hanno bisogno di presentazioni -, e poi ad Allies and Morrison, studio londinese autore del masterplan dell’area olimpica di Stratford a Londra 2012, associato nientemeno che agli ingegneri di Arup – il top a livello globale – e allo studio italiano Alvisikirimoto.
Nella fase finale anche un gruppo di giovani guidati dallo studio Scape di Roma, con studi come l’italo-francese LAN e il franco-belga UAPS, il danese studio COBE in team con gli emiliani Iotti+Pavarani, l’architetto e docente romano Francesco Cellini, con Insula Architettura.

  • Chissà che come auspicava Oscar Niemeyer conil suo modo di intendere l’architettura si possa cambiare la politica di questa città.