Elettronica che infiamma: Carsten Nicolai alza un muro sonoro per la performance che accompagna il suo Unidisplay; assaggio video e fotogallery da un Hangar Bicocca mai così gremito

Che scelga di presentarsi con il proprio nome o con quello del suo alterego musicale, ovvero Alva Noto, resta un fatto incontrovertibile: Carsten Nicolai sa costruire performance impressionanti, autentici helter skelter sensoriali, che inducono a resettare la propria memoria percettiva per immergersi in mondi altrimenti inimmaginabili. Un muro sonoro per abbracciare quello, visuale, da settimane […]

Carsten Nicolai con Alessio Bertallot

Che scelga di presentarsi con il proprio nome o con quello del suo alterego musicale, ovvero Alva Noto, resta un fatto incontrovertibile: Carsten Nicolai sa costruire performance impressionanti, autentici helter skelter sensoriali, che inducono a resettare la propria memoria percettiva per immergersi in mondi altrimenti inimmaginabili. Un muro sonoro per abbracciare quello, visuale, da settimane accolto all’Hangar Bicocca: appuntamento in una serata di inizio inverno, con i primi timidi sbuffi di freddo, per uno show intenso e serrato, balletto tra musica e immagini, esaltazione ultima di Unidisplay.

Cinquanta metri di videowall amplificati da ruffiane superfici specchianti, impulsi sonori tradotti in segni digitali: questa l’opera, installata – in proroga – fino al prossimo 6 gennaio. Un vero e proprio strumento, musicale e visuale: suonato live da Nicolai nel corso di un’oretta buona di set serrato. Algido e impassibile, asciutto come uno stilita – o come i Kraftwerk, se preferite – Nicolai scaglia su un pubblico accorso in massa un’onda sonora stile tsunami; spara input visuali come fosse un M16: disorienta, stordisce, affascina e conquista.
Con una puntata vincente nell’arte sociale: scorrono come la pallina in una roulette marchi e loghi commerciali che anni da costellano la nostra vita, tra banche e network televisivi. Un dizionario incalzante, dalla a di ABN Ambro in poi: immagini sempre più grandi, sempre più ossessive, sempre più obnubilanti. Quasi un 1984 in salsa techno.

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.