Il senso di Armin Linke per la neve. Il suo “Alpi” ottiene la menzione speciale a Detour, neonato Festival del Cinema di Viaggio di Padova

Dimenticate l’acqua limpida dei ruscelli, le marmotte e i prati con le stelle alpine. Dimenticate i silenzi sconfinati e i bricchi ammantati di neve. Dimenticate tutto quanto possa fare, anche solo lontanamente, National Geographic. Perché di montagna si parla. Ma in un senso decisamente diverso. In concorso al 59esimo Trento Film Festival, già proiettato al […]

Armin Linke in azione

Dimenticate l’acqua limpida dei ruscelli, le marmotte e i prati con le stelle alpine. Dimenticate i silenzi sconfinati e i bricchi ammantati di neve. Dimenticate tutto quanto possa fare, anche solo lontanamente, National Geographic. Perché di montagna si parla. Ma in un senso decisamente diverso. In concorso al 59esimo Trento Film Festival, già proiettato al Milano Film Festival e in altri contesti off, Alpi di Armin Linke ottiene la menzione speciale a Detour, prima edizione del Festival di Cinema di Viaggio che ha animato Padova dal 18 al 22 ottobre. Un appuntamento nuovo, ben curato, che promette di crescere bene; una giuria scrupolosa, che va da Andrea Occhipinti ad Enzo Monteleone, sceneggiatore del Mediterraneo di Salvadores e oggi regista per fiction e serie di successo.
Un carnet di riflessioni visive maturato in sette anni di spostamenti e appostamenti lungo tutto l’arco alpino, ma anche oltre: l’indagine condotta dal fotografo tedesco, per lungo tempo di stanza a Milano, è tutta volta alla lenta trasformazione dell’immaginario collettivo, che guarda a quell’area nel cuore dell’Europa in maniera mutevole. Dal Forum Economico di Davos fino all’idealizzazione degli sceicchi arabi, con la folle utopia realizzata di sciare nel deserto: il viaggio proposto da Linke è mentale e culturale molto più che fisico. E conferma la sua attrazione per il contesto alpino: nell’edizione 2004 della Biennale di Architettura, significativamente a tema Metamorph, la sua riflessione sull’area montana condotta insieme a Pietro Zanini guadagnò il premio speciale per l’opera più riuscita all’interno della sezione Episodes. Un progetto che si è evoluto negli anni, sempre a braccetto con Zanini, fino alla produzione del documentario che ha incantato la giuria di Detour.

– Francesco Sala

Armin Linke, courtesy Miguel Bueno

 

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.