Altro distretto finanziario, altra torre, stesso architetto. È Vancouver a scegliere lo stile Norman Foster per la nuova mixed use tower

Una nuovissima torre high tech come solo sir Norman Foster sarebbe capace di fare. E come ha fatto, nella City di Londra, giusto per citare solo l’esempio più celebre. Stavolta invece siamo nel cuore di Vancouver, una posizione strategica in connessione con il distretto finanziario e direttamente rivolta verso la baia: la Jamenson House svetta, […]

Una nuovissima torre high tech come solo sir Norman Foster sarebbe capace di fare. E come ha fatto, nella City di Londra, giusto per citare solo l’esempio più celebre. Stavolta invece siamo nel cuore di Vancouver, una posizione strategica in connessione con il distretto finanziario e direttamente rivolta verso la baia: la Jamenson House svetta, coi suoi 35 piani – 23 residenziali e 11 commerciali – come punta di diamante del nuovo skyline urbano. Un edificio quadrilobato, in courtain wall, con scheletro in acciaio rivestito di vetro. Interessante poiché combina vecchio e nuovo, disegnandosi attraverso facciate differenti tra loro ma allineate con gli edifici neoclassici adiacenti costruiti negli anni ’20, quasi a voler dimostrare il loro non voler essere incombenti sulle preesistenze, nonostante i 117 metri di altezza. Anzi, il raccordo tra le parti contribuisce a rendere l’intervento di Foster maggiormente inserito nel contesto, smorzando la sensazione di grattacielo futurista nel cuore della città.
Innestato su una piastra a base regolare, concede agli appartamenti superiori linee più fluide, balconate curvilinee, tutte con vista mozzafiato e studiate con un’inclinata planimetria tale da lasciare egual luce a tutti i piani. Il progetto – concorso vinto da Foster nel 2004, finito di realizzare nel 2011 e già quasi sold out – è stato attentamente studiato da ingegneri ambientali in relazione ai rigidi climatici della città, garantendo ottime prestazioni nel controllo dei valori di stabilità termo igrometrica e di ventilazione delle 138 abitazioni.
Un intervento misto, residenziale ad alta densità, ma di lusso. Gli interni, stile open space, sono di un design dalle linee pulite, marcatamente minimalista, nel senso migliore del suo termine: funzionale ed elegante, senza orpelli decorativi. La qualità risiede piuttosto nella scelta dei materiali pregiati e nell’atmosfera generale degli ambienti, declinati nei toni del legno, dell’antracite e del bianco lucido.

– Giulia Mura

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Giulia Mura
Liceo classico E.Q.Visconti, laurea triennale in Arredamento e Architettura di Interni presso l’Università la Sapienza – Valle Giulia con tesi sperimentale in museografia (prof.ssa Daniela Fonti e Rossella Caruso), e master in “European Museology” presso la Iulm di Milano (prof. Massimo Negri) . Da qualche anno collabora con il prof. Luigi Prestinenza Puglisi , con cui collabora presso il laboratorio PresS/T factory nel ruolo di organizzatrice di Mostre ed Allestimenti presso la Casa dell’architettura- Acquario Romano, nonché come giurata nei concorsi e assistente all’Università Ludovico Quaroni, facoltà di disegno industriale. Scrive per www.presS/Tmagazine.it, per la rivista araba Compasses (www.compasses.ae) e per Artribune (www.artribune.com). Attualmente impegnata come junior curator per la seconda edizione di Worldwide Architecture, edizioni Utet e consulente museologia al museo Mafos ( Museo e Archivio di Fotografia storica), Roma.