Per auto di classe, una casa di gran classe. E pure ecologica. Il miracolo di Foster + Partners si chiama McLaren Production Centre

Si sa, la McLaren produce “High performance sport cars” . Per questo ha bisogno di edifici dalle altrettanto elevate prestazioni tecnologiche, ma per ossequiare l’aura glam che avvolge il suo marchio questi devono essere anche griffati. La casa automobilistica sceglie cosi, per la seconda volta, Norman Foster + Partners, per realizzare a Woking, nel Surrey, […]

Il McLaren Production Centre, di Norman Foster + Partners (foto McLaren)

Si sa, la McLaren produce “High performance sport cars” . Per questo ha bisogno di edifici dalle altrettanto elevate prestazioni tecnologiche, ma per ossequiare l’aura glam che avvolge il suo marchio questi devono essere anche griffati. La casa automobilistica sceglie cosi, per la seconda volta, Norman Foster + Partners, per realizzare a Woking, nel Surrey, il suo nuovo gioiello per la produzione di auto.
Un parallelepipedo regolare da 34.500 mq, nelle campagne vicino Londra, da affiancare al più noto Technology Centre, ultimato nel 2004, e ad esso collegato tramite un camminamento sotterraneo. Un edificio imponente nelle dimensioni (200mx100m) ma piuttosto discreto nell’inserimento ambientale: il McLaren Production Centre sborda infatti dal terreno per un altezza di soli 6,6 metri, scegliendo di seguire l’inclinazione naturale del terreno. La struttura, dotata di impianto fotovoltaico integrato, è sostenibile per ciò che riguarda i consumi energetici e la ventilazione, ed è circondata da 820 alberi appositamente ri-piantati per sollecitare una ulteriore autonoma termoregolazione.
Inaugurato in grande stile il 17 novembre alla presenza del Primo Ministro David Cameron,  l’MPC rappresenta un perfetto esempio di architettura industriale “arricchita”: non solo nelle finiture, nei materiali e nei dettagli, ma anche perché prova a proporsi al territorio come Working Campus , luogo sia di ricerca che di rispetto per l’ambiente. Più simile ad un laboratorio che ad una vera e propria factory, l’MPC  altro non è che un enorme hangar ricoperto da una tettoia sorretta da esili pilastri in acciaio posti su una griglia regolare che si ripete. Ogni cosa si svolge lungo una simmetrica linea di produzione a cui si sommano magazzini di stoccaggio e mezzanino di controllo: i materiali sono consegnati, i pezzi assemblati, le componenti verniciate e poi accuratamente lavate prima di lasciare l’edificio finite. Un 34% di emissioni di CO2 risparmiate all’anno, e automobili di gran classe. Binomio perfetto…

– Giulia Mura

CONDIVIDI
Giulia Mura
Liceo classico E.Q.Visconti, laurea triennale in Arredamento e Architettura di Interni presso l’Università la Sapienza – Valle Giulia con tesi sperimentale in museografia (prof.ssa Daniela Fonti e Rossella Caruso), e master in “European Museology” presso la Iulm di Milano (prof. Massimo Negri) . Da qualche anno collabora con il prof. Luigi Prestinenza Puglisi , con cui collabora presso il laboratorio PresS/T factory nel ruolo di organizzatrice di Mostre ed Allestimenti presso la Casa dell’architettura- Acquario Romano, nonché come giurata nei concorsi e assistente all’Università Ludovico Quaroni, facoltà di disegno industriale. Scrive per www.presS/Tmagazine.it, per la rivista araba Compasses (www.compasses.ae) e per Artribune (www.artribune.com). Attualmente impegnata come junior curator per la seconda edizione di Worldwide Architecture, edizioni Utet e consulente museologia al museo Mafos ( Museo e Archivio di Fotografia storica), Roma.