Zaha bis! Non ce n’è per nessuno, la regina è lei: per il secondo anno di fila la Hadid trionfa allo Stirling Prize

Un edificio scolastico, anzi quattro differenti edifici dotati di diversa identità, ma uniti insieme ed assemblati per aree funzionali. Un blocco muscoloso, come sempre sono le sue architetture, in corsa, poiché la sua morfologia inclinata insegue le piste da running che circondano l’intero plesso scolastico. Per il secondo anno consecutivo, Zaha Hadid vince lo Stirling […]

Zaha Hadid - Evelyn Grace Academy, Brixton (foto Luke Hayes)

Un edificio scolastico, anzi quattro differenti edifici dotati di diversa identità, ma uniti insieme ed assemblati per aree funzionali. Un blocco muscoloso, come sempre sono le sue architetture, in corsa, poiché la sua morfologia inclinata insegue le piste da running che circondano l’intero plesso scolastico. Per il secondo anno consecutivo, Zaha Hadid vince lo Stirling Prize, il più importante riconoscimento per l’architettura in Gran Bretagna, assegnato dal Royal Institute of British Architects. Dopo la consacrazione delloo scorso anno per il Maxxi di Roma, quest’anno si aggiudica il premio di 20mila sterline grazie all’Evelyn Grace Academy di Brixton, South London.
Ultimato nel 2010, il sito occupa una superficie totale di circa 10.745 mq, e si presenta come un’addizione trasparente al processo di rigenerazione urbana che sta investendo l’intera area e l’intera comunità. Gli apparati sportivi in dotazione del complesso sono molteplici ma, soprattutto, in comune tra le diverse strutture, il che implica un concetto di aggregazione sociale piuttosto forte, nonché di condivisione e di attività partecipata. Gesto progettuale considerevole, poiché sottolinea l’importanza della fruizione for all, in un quartiere storicamente importante di Londra, ma in cui il melting pot ancora fa sentire vivo il tema dell’integrazione. Collocato tra due arterie stradali, deve la sua forma curvilinea proprio a questo, all’essersi cioè inserito all’interno di uno spazio circondato da flussi fisicamente dotati di movimento autonomo. Esteticamente – come è anche il MAXXI – l’Evelyn Grace Academy appare come un ben riuscito connubio tra high tech e brutalismo: parti vetrate si alternano a blocchi materici lasciati a nudo concrete. Un’altra opera iconica forse, ma che sembra apportare un fondamentale plusvalore all’area dove sorge.
Nel rush finale, il progetto dell’anglo-irachena ha avuto la meglio sul Folkwang Museum di Essen (Germania), dell’eterno “rivale” David Chipperfield, l’An Gaelaras di Derry, di O’Donnell and Tuomey, l’Angel Building di Londra, di Allford Hall Monaghan Morris, l’Olympic Velodrome di Londra 2012 di Hopkins, ed il Royal Shakespeare Theatre di Stratford, di Bennetts Associates.

– Giulia Mura

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Giulia Mura
Liceo classico E.Q.Visconti, laurea triennale in Arredamento e Architettura di Interni presso l’Università la Sapienza – Valle Giulia con tesi sperimentale in museografia (prof.ssa Daniela Fonti e Rossella Caruso), e master in “European Museology” presso la Iulm di Milano (prof. Massimo Negri) . Da qualche anno collabora con il prof. Luigi Prestinenza Puglisi , con cui collabora presso il laboratorio PresS/T factory nel ruolo di organizzatrice di Mostre ed Allestimenti presso la Casa dell’architettura- Acquario Romano, nonché come giurata nei concorsi e assistente all’Università Ludovico Quaroni, facoltà di disegno industriale. Scrive per www.presS/Tmagazine.it, per la rivista araba Compasses (www.compasses.ae) e per Artribune (www.artribune.com). Attualmente impegnata come junior curator per la seconda edizione di Worldwide Architecture, edizioni Utet e consulente museologia al museo Mafos ( Museo e Archivio di Fotografia storica), Roma.