E adesso rispondo io. Tiziano Scarpa uno contro tutti in replica alle facili critiche contro Padiglione Italia. Ovviamente, sul prossimo Artribune Magazine

“Non li ha sfiorati il dubbio che ci potessero essere molti intellettuali e artisti, lì dentro, ai quali è parso meno peggio, per una volta, persino stare dalla parte di Sgarbi, piuttosto che sorbirsi un altro Padiglione Curitalia, l’ennesimo show curatoriale, in cui più che le opere si mette in mostra il potere mondano e […]

Tiziano Scarpa
Tiziano Scarpa

Non li ha sfiorati il dubbio che ci potessero essere molti intellettuali e artisti, lì dentro, ai quali è parso meno peggio, per una volta, persino stare dalla parte di Sgarbi, piuttosto che sorbirsi un altro Padiglione Curitalia, l’ennesimo show curatoriale, in cui più che le opere si mette in mostra il potere mondano e le idee sull’arte del curatore, con tutti i suoi spossanti italianissimi equilibrismi nella selezione degli artisti”.
L’altra metà del mondo rialza la testa, dopo aver subito mesi di contumelie per essersi resa responsabile di collaborazionismo sgarbiano. Sono gli intellettuali che hanno detto “sì” alla richiesta di segnalare un artista per la mostra del Padiglione Italia all’Arsenale di Venezia. E dove trovano accoglienza le loro ragioni? Su Artribune Magazine, ovviamente, che come ha dichiarato fin dall’inizio vuole distinguersi come una piazza aperta al dibattito, senza prese di posizione univoche e limitanti.
Peraltro, a farsi portavoce del gruppo – con un contro-editoriale nel prossimo numero della rivista – è una firma prestigiosa come quella di Tiziano Scarpa, autore di un piccolo pamphlet che suggerisce una valutazione delle scelte veneziane nuova e assai meno superficiale di quella corrente. “Credono che non lo sapessimo – domanda paradossalmente a tutta la categoria dei curatori e critici indignati -, che dicendo sì avremmo fatto una brutta figura politica, e avremmo fatto indignare tutta l’intellettualità artistica italiana (curatori e critici)?”. La risposta? La dovrete cercare su Artribune Magazine, ormai manca poco all’uscita…

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  • Davide W. Pairone

    in attesa di leggere cotanto pamphlet sottolineo solo come lo sgarbo non sia tanto nei confronti dell’establishment (che anzi ne esce rafforzato) bensì del pubblico che, come alternativa, si ritrova una puntata di telemarket sotto acido

    • augusta

      ecco sono proprio d’accordo. comunque attendo di leggere il resto e comunque ancora: ormai noi all’estero siamo timbrati come buffoni e questo padiglione se ne va nel calderone.

  • lucarossi

    Il padiglione di sgarbi è difendibilissimo, molto di più di quello di beatrice del 2009. Pone la crisi dell’artista come pollo da batteria; crisi e dinamiche che, con modalità più sofisticate, vediamo anche nel sistema “buono” nazionale e internazionale.

    Concentra una sovraproduzione di opere abnorme, per la quale rimane solo un grande vuoto di contenuti; non è la stessa sovraproduzione che più ordinatamente vediamo in biennali ogni cinque minuti per il mondo?

    Gli artisti spariscono in favore del curatore/artista/showman….insomma il padiglione di sgarbi è un ottimo negativo. Volgare, dozzinale e maleducato. La sfida sarebbe proporre ottimi positivi, quanto meno buoni.

    • Davide W. Pairone

      ci può stare l’interpretazione del padiglione come “ottimo negativo” ma non credo fosse nelle intenzioni di Scarpa e Sgarbi mostrare come NON si fa una biennale…

      • Elena Manzoni di Chiosca

        Una biennale si fa anche denunciando le mafie dell’arte, essendo politicamente scorretti, a meno che non si voglia accettare che l’arte debba essere solo un prodotto per il mercato, e che quindi non sia lecito spezzare i complessi equilibri delle varie mafie e mafiuzze, che sia giusto che l’artista sia conosciuto solo se è entrato nel giro giusto. Chi si è adeguato a questo concetto, e si è scandalizzato del fatto che Sgarbi non abbia voluto inchinarsi alle regole stabilite dal giro mercantile, dando una possibilità al maggior numero di artisti possibile, senza pretendere di darsi l’aria di sapere tutto, per compiacere questo o quel giro, dimostra di essere un artigiano, e non un artista. L’artista ha coraggio, ed apprezza l’indipendenza, anzi, per l’artista l’indipendenza è essenziale.
        Quanto agli stranieri, forse due o tre padiglioni esteri possono “prendere la sufficenza”… il resto è un noiosissimo “déjà vu”… tacciano. Solo quando riusciranno ad accettare l’idea dell’arte come sfida ed apertura, e non solo come mercato, potranno criticarci. Mio fratello Piero avrebbe apprezzato questa Biennale, lui che ha combattuto per la libertà dell’artista ( e pure mia figlia Pippa Bacca, simbolo di coraggio in tutto il mondo).

  • carlo scarpa

    … uno che plagia i libri altrui e ci vince pure lo Strega è piuttosto indicato per dare lezioni su come vanno le cose nel sistema culturale italiano… magari ci spiegherà qualcosa che non sappiamo…

  • Ulla’

    Puttanate: è un grande. punto…e non vedo l’ora di leggerlo

  • nicola di caprio

    “Credono che non lo sapessimo – domanda paradossalmente a tutta la categoria dei curatori e critici indignati -, che dicendo sì avremmo fatto una brutta figura politica, e avremmo fatto indignare tutta l’intellettualità artistica italiana (curatori e critici)?” … Io credo di no. Attendo con ansia l’arringa difensiva.

  • pino

    ma che dice???? “..in cui più che le opere si mette in mostra il potere mondano e le idee sull’arte del curatore, con tutti i suoi spossanti italianissimi equilibrismi nella selezione degli artisti…”
    questa biennale non ha minimamente preso in considerazione l’arte e gli artisti. non diciamo cavolate. è stata la biennale (tra l’altro se biennale si può chiamare) dove ad emergere è stato solo questo inutile curatore (poichè curatore non è) di nome Sgarbi. e con lui tutti quelli che l’hanno appoggiato. ma non è mafia presentare come artista un cugino, un fratello, l’amico del cuore o chi altri????? dignita per favore!!!!

    • Elena Manzoni di Chiosca

      Ma in un’Italia dove si va, normalmente, avanti perchè si ha sposato una nipote di …., o perchè il ministro tale, od il giornalista talaltro daranno qualcosa in cambio – ma si pretende di passare come grandi artisti (ed il curatore, complice del mercante, si presta al gioco), non è più serio -più artistico – lasciare che il gioco avvenga a carte scoperte?
      Perchè solo una ristretta èlite spocchiosa ed interessata dovrebbe decidere che cosa è arte, e cosa non lo è?

  • Lorenzo

    Io credo che il problema della scelta di Sgarbi sia questo: non è detto che un intellettuale, mettiamo uno scrittore, abbia una competenza adeguata a scegliere un artista alla Biennale. Per questo non vedo il motivo della strategia usata dal Curatore del Padiglione Italia. L’unica cosa che emerge, in effetti, è la logica del clientelarismo.
    In secondo luogo, una scelta di questo tipo può essere giustificata se si considera quella dell’intellettuale come una posizione privilegiata, pensando che questi possa occuparsi di tutto. Così dovrebbe essere, l’intellettuale dovrebbe essere uno che sa interpretare tutti i diversi fenomeni della realtà, ma non mi pare che oggi ci siano intellettuali di tal fatta, a parte rare eccezioni. Lo stesso Sgarbi, poi, nel suo modo di comportarsi in TV, incarna la figura di un intellettuale che tende ad accontentarsi, per opportunismo economico, di rivestire il ruolo di mero fenomeno di costume, intrattenimento buffonesco, ben lungi dalle ampie competenze culturali che vorrebbe millantare. Sono lontani i tempi di Contini, Longhi, Pasolini…

    • hm

      ovvio oggi sono reputati intellettuali gente come alain elkann, che non per niente è il migliore amico di sgarbi . infatti mesi fa avevo scritto che il miglior candidato curatore per la prossima biennale è lapo elkann .

      • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

        Caro hm, è significativo che questi “intellettuali” che si muovono nelle stanze ovattate del potere politico siano oggi rivendicati… Il punto è: qual’è il contributo che questi incarichi di curatela possono dare per uscire da questo stagno in cui si è impaludata l’arte contemporanea?

  • Vernissage del 13 giugno 2011 del Padiglione Italia a cura Vittorio Sgarbi, all’Arsenale per la 54° Biennale di Venezia.

    Cronistoria:
    Ahooo!…. c’ero anch’io
    Cosa esiste di più bello che esserci a tutti costi per poi sparire in mezzo a tutte le altre centinaia di opere sparpagliate in ogni dove; sopra e sotto a destra e sinistra di qua e di la dentro e fuori e ovunque fosse possibile infilare qualcosa, ebbene io per il mio pubblico non mi tiro mai indietro e quindi anche questa volta ero lì. L’occasione l’inaugurazione del padiglione Italia alla Biennale di Venezia (del 13 giugno 2011) che nonostante le critiche aveva fatto il pienone e non poteva essere altrimenti visto il prestigio di cotanta mostra come quella di Venezia e visto i circa 300 artisti che esponevano. Il successo di pubblico era l’unica cosa assicurata del resto tutti noi abbiamo almeno un marito o una moglie dei genitori dei figli uno o più fratelli, cugini ed almeno un paio di amici stretti, e i conti son presto fatti. Del resto come si poteva far mancare la propria presenza in un giorno così importante a tanti artisti che la biennale se la sognavano anche di notte proprio come me, ma porca pupazza loro ci sono riusciti io no. Anzi si! Io c’ero nonostante tutto e tutti. Vittorio Sgarbi mi aveva pure telefonato ma dopo una breve chiacchierata mi ha detto che non lo avevo convinto, ma forse è un buon segno. Io nel partecipare non avrei di certo avuto nulla da perdere, che volete che me ne importi a me di attaccare la mia opera appiccicata ad altre mille, quando io come un parassita le attacco addirittura sopra le opere degli altri. Cosa volete che me ne importi a me di dover competere per accaparrarmi un po’ di attenzione del pubblico dell’arte tra centinaia e centinai di opere, quando da diciotto anni attacco nelle strade delle città i miei adesivi con la mia faccia alla merce distratta dei passanti cittadini e competendo tutti i giorni con la massiccia invasione pubblicitaria con la quale le città sono aggredite e violentate. Lì si che rischio di perdere la mia battaglia, e ogni giorno mi prendo la mia rivincita. Al padiglione di Sgarbi avrebbero dovuto partecipare solo artisti che fanno un certo tipo di lavoro che esce fuori anche nel caos più totale e che anzi del caos si nutrono. Pertanto approfittando dell’ulteriore confusione venutasi a creare per la presenza di Elio delle storie tese che si era travestito da frate per l’opera di un artista, ho srotolato il mio manifesto in PVC “I want Pino Boresta to the Venice Biennial” e l’ho appeso rimanendo lì in bella vista esposto abusivamente per tutto il giorno dell’inaugurazione. In molti lo hanno visto e possono confermare non ultima un’entusiasta Laura Palmieri.

    • hm

      allora sei tu il vero parassita, luca rossi ti fa un baffo . dovresti scrivere il nuovo manifesto della PIATTOLA ART, io lo avevo definito per lucarossi ma tu lo batti . sei tu il vero padre del piattolismo, luca rossi farà il vice presidente .

  • info

    Qui Scarpa ha descritto, alcune settimane prima dell’inaugurazione, le modalità della sua partecipazione:

    http://www.ilprimoamore.com/testo_2317.html

  • Grazie info! Mi era sfuggito a suo tempo. È un gran nell’articolo che dovrebbero leggere tutti quelli che hanno intenzione di esprimere giudizi e commentare il Padiglione Italia, qui invito Cristiana, Luca, Lorenzo, Davide, hm, e tutti gli altri a leggerlo, se non lo avessero giá fatto.

  • Tiziano Scarpa parla come uno che ha “imparato”.
    Ma molto meglio se ora l’arte invece di metterla, la lascia proprio da parte.
    L’inqualificabile Padiglione Italia di quest’anno andava bene averlo pensato per le innumerevoli Sagre Paesane con Pesca di Beneficenza che grazie al volontariato continuano ad esserci in ogni Regione.

    In quanto agli intellettuali invitanti dopo aver visto i loro gusti in arte ,forse meglio
    rivedere attentamente il loro lavoro.
    gp.

  • hm

    io sono abbastanza d’accordo con l’articolo di scarpa, soprattutto nell’ultima parte . ah dimenticavo se fossero stati invitati vezzosi lady caca e la pimpa (aka paola pivi) sarebbe stata una sagra paesana con pesca di beneficenza perfetta, a base di prada sport taroccate e lampade flos riciclate (un vero vezzo vintage) .